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Opere di Nicola Andreace nel volume “La voce dei colori” dello scomparso giornalista, poeta e scrittore Michele Campione

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 Sempre molto apprezzare le opere di Nicola Andreace, il noto artista internazionale che abita in Puglia, a Massafra. Nei giorni scorsi a Bari, presso la Libreria Feltrinelli,  è stato presentato il libro “La voce dei colori” di Michele Campione (Ed. Gelsorosso). Al numeroso pubblico, a cui è stato segnalato  l’evento attraverso giornali riviste cartacee e mediatiche, si è voluto far conoscere un ulteriore aspetto della personalità eclettica di Michele Campione (1929-2003) il quale, oltre che giornalista, poeta e scrittore, fu anche protagonista nel secolo scorso della storia della critica d’arte di Puglia. Nella  parte introduttiva di “ La voce dei colori”, Alessandra Campione ricorda in modo struggente il padre e sottolinea  che il volume  intende raccontare ad un più vasto pubblico una selezione  delle critiche del padre su alcuni pittori  e scultori che   nel secolo scorso  furono protagonisti della storia d’arte della Puglia. Segue un ricco saggio di Raffaele Nigro,  che, dopo aver parlato del periodo in cui l’arte a Bari era viva  per il buon numero di  gallerie d’arte dove si organizzavano personali  e collettive,  parla della vicenda personale e professionale di Michele Campione, il quale, «si spese, mettendo a frutto le sue conoscenze, in ambito di futurismo, espressionismo, metafisica, citazionismo, postmoderno e per tutto ciò che concerneva le avanguardie storiche e le produzioni posteriori [...] con un occhio diviso tra certezze della figurazione classica e incertezze della sperimentazione moderna e postmoderna». Seguono un ricordo del fraterno amico Michele Damiani e la selezione delle critiche d’arte di Campione su pittori e scultori supportate dalla raffigurazione di un’opera dell’artista  per consentirne ai lettori una opportuna interpretazione. Tra gli artisti selezionati , accanto a Filippo Alto, a Luigi Guerricchio, ai fratelli Spizzico, a Francesco Speranza, a Remo Brindisi ed altri, c’è Nicola Andreace, di cui parla anche Raffaele Nigro nel suo saggio introduttivo. Campione, a conclusione del suo giudizio così  scrive ”… Le opere (di  Andreace) , con un linguaggio iconico di forte tensione espressionista ed un impianto grafico robusto, presentano storie che attingono ai valori del passato, ma parlano anche del presente, quando ci inducono a correlare i costumi di un tempo con quelli di oggi e a riflettere sugli straordinari strategici percorsi del progresso scientifico , tecnologico e culturale. Il forte valore simbolico della storia è sottolineato dall’intensità espressiva dei personaggi pieni di dignità  e di orgoglio del proprio essere e della propria operosità fattiva; è completata dagli umili oggetti ludici o di basilare fruizione e dagli scorci del territorio, che, quasi fa da collante tra la tradizione di ieri e l’innovazione di oggi. Le composizioni hanno una considerevole pregnanza concettuale. Sono un documento storico del valore dell’amicizia, dell’antica solidarietà, intesa non come episodio eccezionale da reclamizzare, ma come normale modo comportamentale. Parlano non di rassegnazione, ma di voglia, da parte dei nostri padri, di trascorrere la propria vita con onestà e coerenza , per sentirsi in pace con se stessi e stimati dal prossimo. Analizzano il valore della nostra civiltà mediterranea, in cui rilevante è il confronto e l’iterazione fra culture, ideologie e fedi diverse. Puntualizzano la centralità dell’UOMO, che non può né deve essere sopraffatto dalla logica del profitto e dai parametri delle proprie capacità di produrre ricchezza. Sono un invito a non rigettare le conquiste del presente, ma a saperle sfruttare in modo costruttivo. Contengono la speranza dell’azzeramento della superficialità, del recupero della concretezza dei buoni sentimenti, quali la tolleranza e la disponibilità solidale e disinteressata verso gli altri”. Nella foto le opere di Nicola Andreace inserite nel volume. “La campana”, “La spilla”, “Il bevitore”.Ricordiamo che una delle più recenti opere dell’artista (creata nel 2012) si trova sulla parete destra dell’androne maestoso della nuova sede dell'IISS “Domenico De Ruggieri”, una magnifica opera, dal titolo “Tracce antropologiche” (tecnica mista su tela cm. 200 x 100, 2012) con il colore, lo spazio e la forma entro una visione sinestetica e una dimensione spirituale degli elementi che compongono il nostro territorio (l’uva, l’olivo, il fico d’India, il mare, il muro a secco, le bianche case realizzate con l’umile sapienza della civiltà contadina), costruisce una parabola figurativa. La composizione in un processo critico progressivo, capace di cogliere equivalenze formali tra passato e presente, perpetua la memoria e il ruolo della scuola e manda ai giovani un messaggio di speranza.Nella foto le opere inserite nel volume “La voce dei colori” di Michele Campione.

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