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CARUSO (PI) – SEDI DIPLOMATICHE ED ISTITUTI CULTURA ESTERO VITTIME DI POLITICHE MIOPI

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“Penalizzare gli italiani all’estero recidendo il cordone che li lega al nostro Paese: potrebbe essere questa la ratio con cui è stato deciso lo smantellamento della nostra rete diplomatica all ’estero e degli istituti di cultura, la cui chiusura altrimenti sembrerebbe priva di alcun senso logico”. Lo dichiara in una nota Mario Caruso, deputato eletto all’Estero e membro dell’esecutivo del gruppo Per L’Italia alla Camera.

“Ancora una volta – spiega - ci troviamo a subire le conseguenze di un piano deciso frettolosamente e senza alcun confronto con noi eletti all’estero. A dimostrazione della totale assenza di pertinenza del progetto presentato del Mae vi è l���inspiegabile chiusura dell’Istituto di Cultura di Stoccarda e degli sportelli consolari di Norimberga e Saarbrücken, proprio ora che con grande difficoltà stavano provando a superare i disagi legati ai tagli subiti già in passato. Come in altre occasioni torno a ripetere che, credo sia giusto, in tempi di crisi e di spending review, una razionalizzazione delle risorse, ma che debba essere fatta necessariamente in modo intelligente. Tagliare sulla cultura, penalizzare le seconde generazioni, scegliere di non investire dove la presenza dei nostri connazionali è maggiore e in quei paesi in cui anche la nuova emigrazione �� più attratta sono tutte strade che non portano da nessuna parte e che una volta intraprese sarà difficile invertire la rotta”.

“Spero che alla fine prevalga il buon senso, così come mi auguro che quanto riportato dalla stampa in merito alle opinioni del Ministro Bonino sul voto all���estero siano il frutto di qualche malinteso.  Pensare che gli italiani nel mondo non debbano aver diritto di votare– conclude Caruso -  adducendo la motivazione delle tasse significa sostenere una tesi falsa e senza alcuna memoria storica. Mi preme precisare, infatti, che i connazionali all’estero pagano tasse come Imu e Tares ed è nostro dovere ricordare che gli italiani emigrati in terra straniera negli anni ’60 con le rimesse furo il primo motore della nostra economia. Non dimentichiamo, poi, che, il tanto decantato made in Italy è stato portato e tenuto vivo all’estero proprio dai nostri connazionali, quegli stessi cui adesso, inspiegabilmente, si vuol negare un diritto sancito dalla Costituzione”.

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