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SINISTRA DEL GRECO O SINISTRA DI LOTTA?

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Sta circolando, diffondendosi rapidamente, l’appello di un pugno di intellettuali italiani (tra essi: la giornalista Barbara Spinelli, il sociologo Gallino e il collega Revelli, il polemista Flores e lo scrittore Camilleri) a favore di una lista “tricolore” di sostegno al leader della Sinistra unitaria greca, Alexis Tsipras, in vista delle prossime elezioni europee.
Come si intuisce, la composizione dei promotori tradirebbe al proprio interno già una diversità di vedute e di percorsi, configurandosi essenzialmente come una versione “radical” del blocco dei vecchi “girotondi”, che animavano l’ala sinistra di Repubblica e MicroMega (la sintesi è spesso brutale, ma in questo caso non ci sembra inadeguata e, invero, nient’affatto polemica).
La proposta sta avendo un buon successo, si parla già di alcune migliaia di firmatari. C’è, ovviamente, il rischio tutto grillino (quando i “pentastellati” proclamavano di avere scelto il loro candidato alla Presidenza della Repubblica, esibendo un numero modestissimo di voti raccolti e perdipiù senza il minimo dibattito fisico, pubblico, solo attraverso consultazioni online) di un successo sostanzialmente virtuale, ma non ancora legato a vere realtà di lotta e a precisi schieramenti nel conflitto sociale presente oggi in Italia. Anche perché chi avesse voluto leggere i contenuti dell’appello, avrebbe agevolmente riscontrato la prevalenza monotematica di un solo aspetto, di cui peraltro si sottolineano più i profili esclusivamente formali, che non quelli drammaticamente materiali: la lotta al fiscal compact in salsa europea, che rasoia i bilanci pubblici nazionali e che tende ad impostare politiche di contenimento del debito, con buona pace della minima considerazione verso quell’altro tema cruciale, l’indebitamento accollato dai privati.
Chi è Alexis Tsipras? Alle ultime elezioni in Grecia, diciamocelo francamente, ha avuto un successo complessivo indiscutibile, ma nelle ultime due settimane di campagna ha sciupato un’evidente match point. A fronte di alcuni sondaggi, greci e non, che gli assegnavano persino un pugno di seggi di vantaggio, poi finì al mesto e scomodissimo ruolo di “terza forza”, tra il blocco socialista riformista e quello conservatore: i due responsabili dello sfascio ellenico, variamente riassemblati (effetto blob davvero molto italiano), avevano recuperato posizioni e messo all’angolo la Sinistra greca -tra l’altro, divisa, tra il peso massimo di Tsipras, una casella ancora larga dell’ortodossia comunista (per anni non ostile a maggioranze socialiste) e vari satelliti dell’antagonismo alla crisi, che poco avevano creduto, a torto o a ragione, nella “velvet revolution” del giovane Tsipras.
Progetti come quello di Syriza hanno ovviamente dei lati particolarmente positivi. Quando in Francia esplose il Nuovo Partito Anticapitalista, sorto dalle ceneri di un vecchio gruppo trotzkista e ampliatosi sino a percentuali a doppia cifra, in Italia ci si spellava le mani ad applaudire. Sfaldatosi il gruppo dei “promotori esterni”, l’NPA usciva sconfitto alle Europee e alle ultime Presidenziali veniva sostituito, nell’immaginario collettivo, dall’ancora meno radicale Front de Gauche. Il parziale (in)successo del Front, tra l’altro, recava con sé uno strascico gravissimo, che ancora pesa sulla vita pubblica francese: la rimonta di Marine le Pen, che toglieva ai gauchisti la piazza d’onore e rimetteva in gioco, ad altissimi livelli, i nazionalisti francesi, fino a due mesi prima pronti ad essere dichiarati estinti.
In altre parole, senza un vero nocciolo rivendicativo e conflittuale, anche i progetti più seri, più inclusivi e più aperti alle diverse realtà sociali, rischiano di trovarsi spuntati e di cedere spazi alle sirene demagogiche, populiste e xenofobe.
Aggiungiamo qualche rilievo su cosa significherebbe, se pedissequamente accettata così come ci viene presentata dai suoi sostenitori, una lista Tsipras in Italia. Ne abbiamo avuto qualche esperienza alle elezioni politiche del 2008. Sinistra Critica (una vitale scissione di Rifondazione Comunista, che aveva ritenuto insostenibile il patchwork della Sinistra Arcobaleno) si presentava con appelli a favore della propria candidata da parte di intellettuali e premi Nobel, italiani e non: segno di un vero malcontento verso quella sinistra che aveva fatto sia maggioranza e governo, che propaganda di opposizione sociale. Usando spesso la seconda come veste e la prima come programma e contenuto. Non ci restano grandi testimonianze e nemmeno riflessi nell’oggi di quella pur generosa mobilitazione. Semmai, restando a quegli anni, la lista Tsipras avrebbe qualcosa in comune col vecchio mito della riunificazione socialista, quando si invocava l’appartenenza al Partito Socialista Europeo, per marcare (almeno o solo esteriormente) le distanze dall’Europa dei conservatori, delle destre securitarie e delle banche. Sappiamo com’è andato a finire anche questo inefficace internazionalismo “riformista”: surclassato da istanze di partito ancor meno accattivanti. 
I promotori dell’appello, inoltre, pur dichiarandosi aperti ad accogliere tutte le realtà interessate a coagularsi intorno al progetto, si riservano di istituire una sorta di “collegio di garanzia” (per vigilare sul pluralismo delle candidature? Per controllare il tentativo delle forze politiche di appropriarsi della mobilitazione? E già questi scopi malissimo non sarebbero, anzi…), grazie al quale mantenere una certa linea ispiratrice.
Insomma, non è una di quelle iniziative che meritino di essere guardate pregiudizialmente con scetticismo o diffidenza. Anche se dalle proposizioni dell’appello all’individuare un qualche contenuto sembrano esservi moltissimi punti che starà allo svolgimento delle cose chiarire per bene. Continuare a vedere che tipo di mobilitazione portare avanti sarà, comunque sia, operazione istruttiva. Risparmiamoci, però, le operazioni da ceto politico, l’idea che gli appelli camminino solo sulle gambe dei propri aderenti e dei propri firmatari e in nome di ciò possano proseguire sentendosi investiti anche della rappresentanza di chi non li ha condivisi o di chi li avrebbe voluti profondamente diversi.
Restando a nostre malizie, che si nutrono dello scetticismo verso chi ha spesso gestito queste iniziative di “unità”, di “alternativa”, di “cittadinanza attiva” (in cui si sono non occasionalmente dispersi entusiasmi, energie e rivendicazioni reali), capiremo la lista Tsipras quando avrà finalmente dato forma e sostanza, fisionomia e militanza sui temi sociali, a se stessa. E, scusandoci del pessimismo, non è nemmeno detto che a quel punto mai ci si arrivi.
 
Domenico Bilotti

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