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Vomero: continua l’ecatombe delle botteghe storiche

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         Al Vomero non si è ancora spenta l’eco per la chiusura del cinema Arcobaleno, per la riapertura del quale è stata anche promossa una petizione online che sta riscuotendo notevoli consensi, pure per la salvaguardia dei posti di lavoro, che si è di nuovo alle prese con un’impennata della crisi che attanaglia da tempo il terziario commerciale, aggravata sia dai magri introiti nel recente periodo natalizio sia dal flop registrato in questo primo mese dedicato alla stagione dei saldi invernali.

         “ Possibile che dobbiamo assistere inermi a questa ecatombe del terziario commerciale al Vomero senza che venga mosso un dito da parte delle istituzioni competenti? Che si debbano perdere non solo la storia commerciale di una città ma anche tanti posti di lavoro, pure per il notevole indotto che generano, a ragione della chiusura di aziende anche antiche, che si erano tramandate per generazioni di padre in figlio e che hanno costituito per oltre un secolo il vanto del quartiere collinare nel commercio, alcune conosciute ed apprezzate anche fuori dai confini nazionali? . Sono  queste  le domande che ancora una volta pone Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, il quale con rabbia mista a delusione ogni giorno è costretto a registrare nuove chiusure di esercizi che, dalla sera alla mattina, decidono di abbassare per sempre le saracinesche. Oramai al Vomero non c’è strada che ne sia esente. Almeno una decina i negozi chiusi nel solo tratto di via Scarlatti tra via Morghen e via Kerbaker, pressoché deserta la Galleria Vanvitelli e non va meglio altrove.

            “ Stamani nel corso della passeggiata abituale, nella centralissima isola pedonale di via Scarlatti, con mia profonda delusione e meraviglia, mi sono imbattuto in un’altra saracinesca chiusa – prosegue Capodanno –. Una vicenda ancor più grave questa volta. Infatti si tratta del negozio “il bagaglino” posto quasi nei pressi di piazza Vanvitelli. Un marchio storico del quartiere, una ditta che vanta oltre 80 anni di attività nel settore del tessile. Tante le persone che si sono fermate per tutta la mattinata dinanzi alle vetrine vuote, colpite da questa dolorosa quanto improvvisa chiusura che va ad allungare ulteriormente la lista degli esercizi storici che negli ultimi tempi hanno subito la stessa sorte “.          

            Capodanno ancora una volta attacca la Regione Campania, “rea” di non aver ancora approvato una legge per la tutela dei locali storici, così come hanno già fatto da tempo  altre Regioni come il Lazio e la Lombardia, ed il Comune di Napoli che, a differenza di quanto hanno già fatto i Comuni di Milano e di Roma, non ha ancora realizzato l’albo delle “botteghe storiche”.

“ La Regione Campania ed il Comune di Napoli marcano, anche rispetto a questo problema, forti ed ingiustificati ritardi – sottolinea Capodanno -, contribuendo così alla perdita di pezzi importanti della storia partenopea, come hanno dimostrato anche recenti vicende alla ribalta delle cronache “.

“ Sulla questione - conclude Capodanno – colpisce anche l’inerzia dei rappresentanti di alcune associazioni di categoria che, invece di limitarsi a lanciare solo allarmi dovrebbero mobilitarsi affinché gli Enti preposti adottino in tempi brevi i provvedimenti di rispettiva competenza, prima che a Napoli ed in Campania scompaiano del tutto gli esercizi commerciali, potenziali destinatari di una tale forma di tutela “.

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