Privacy Policy politicamentecorretto.com - On Franco Laratta, dirigente Pd, già parlamentare : “Sullo sfascio della sanità in Calabria avevamo detto e denunciato tutto da quattro anni a questa parte. Ma Regione, Ministero, Organi di Controllo e di inchiesta hanno sottovalutato la gravità di q

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On Franco Laratta, dirigente Pd, già parlamentare : “Sullo sfascio della sanità in Calabria avevamo detto e denunciato tutto da quattro anni a questa parte. Ma Regione, Ministero, Organi di Controllo e di inchiesta hanno sottovalutato la gravità di q

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L'attività ispettiva, propria dei parlamentari e dei consiglieri regionali, è stata intensa e costante negli ultimi anni. Il gruppo regionale del Pd, i parlamentari nazionali, hanno prodotto diversi documenti e interpellanze. Solo a livello nazionale sono state presentate ai ministeri competenti oltre 30 documenti formali negli ultimi 3 anni. Anche a livello regionale sono decine le interrogazioni e le mozioni presentate.

Con il consigliere regionale Carlo Guccione, al termine di un 'giro in circa 20 strutture ospedaliere', abbiamo perfino prodotto due Esposti-Denunce alle procure di Castrovillari e Rossano nel corso del 2012. Questo perchè a nostro avviso si configurava la sussistenza di un contesto suscettibile dell’attenzione dell’autorità giudiziaria per violazione del diritto costituzionale alla salute sia sotto il profilo penale dell’abuso che dell’omissione di atti di ufficio. Oltre a pesanti violazioni di norme a tutela della salute e della dignità dei pazienti.

Ma da quel momento non abbiamo notizia di alcun riscontro da parte dell'Autorità inquirente.

 

Quanto emerso nel corso dell'ultima puntata della trasmissione Tv 'Servizio pubblico', ha suscitato la giusta indignazione dell'opinione pubblica. Ma è il caso di dire che se ci fosse stato un seguito a quanto denunciato con gli strumenti ispettivi alla Regione e al Governo e quanto contenuto negli esposti-denunce alle Procure della Republica, probabilmente la situazione non avrebbe toccato un punto di non ritorno come oggi invece è accaduto.

 

Sulla situazione della sanità in Calabria, c'è infine da chiedersi come e quando saranno profondamente colpiti ed estirpati gli intrecci affaristico-mafiosi che stanno da almeno 15 anni condizionando pesantemente le strutture sanitarie pubbliche e private della Calabria, con la complicità diretta e indiretta di esponenti politici di primo piano a livello regionale e nazionale!

E quando i partiti coinvolti troveranno il coraggio di fare pulizia al loro interno.

 

 

Gli esposti-denunce presentati nel corso del 2012/2013

 all'Autorità giudiziare competente.

 

SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI

ROSSANO

Esposto- Denuncia ex art. 333 c.p.p.I sottoscritti GUCCIONE CARLO, nato a Rende il 13.3.1960 e residente in COSENZA, LARATTA FRANCESCO nato a San Giovanni in Fiore il 26.12.1959 e residente in San Giovanni in Fiore.

portano conoscenza dell’autorità intestata i gravi fatti che di seguito si espongono, affinchè siano individuate, ravvisate e perseguite violazione di legge, lesioni dal diritto costituzionale alla tutela della salute che possono configurare anche fattispecie di penale responsabilità.

*

La Regione Calabria è da più tempo interessata ad un cosiddetto piano di rientro sanitario, a seguito di una grave congiuntura economica negativa, imposto dagli organi centrali dell’amministrazione nazionale.

In questo quadro, con provvedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri il presidente della Regione on. Giuseppe Scopelliti è stato nominato commissario per la realizzazione del cd piano di rientro e dotato di tutti i poteri e le facoltà connesse. Subcommissari il gen.Luciano Pezzi ed il dr. Luigi D’Elia.

Si è reso necessario, in particolare, riorganizzare la rete ospedaliera al fine del raggiungimento degli obiettivi di risanamento della medesima da disservizi e sprechi, nel più ampio obiettivo del contenimento della spesa pubblica.

E’ stato istituito, così, un tavolo di confronto Stato/Regione, con l’obiettivo di portare a termine un piano strategico per la realizzazione degli obiettivi sopradetti; il Presidente della giunta regionale è stato nominato commissario per l’emergenza sanitaria, con l’incarico di portare a termine il progetto. Ciò con l’ausilio di sub commissari, della struttura dell’Assessorato per la Tutela della salute pubblica, nonchè dei commissari delle singole ASP in cui è suddiviso il territorio.

Si è trattato di individuare, innanzitutto, presupposti, condizioni e limiti per riorganizzare la rete ospedaliera partendo dal fabbisogno di assistenza della popolazione, tenendo conto dall’appropriatezza clinica, organizzativa ed efficienza del processo produttivo alla luce di un c.d. patto della salute, dall’analisi epidemiologica del contesto territoriale, della condizione di sicurezza degli ospedali, delle condizioni orografiche legate ai tempi di percorrenza tra singole parti del territorio e strutture ospedaliere.

Da un lato, dunque, si è giunti ad individuare l’entità dei posti letto esistenti per soggetti erogatori, pubblici e privati, articolati per area geografica, dall’altro l’entità dei posti letto derivanti dal fabbisogno. Con il DPRG n. 1810, quindi, la rete ospedaliera è stata riorganizzata, almeno sulla carta, nei termini che seguono:

N. 3 ospedali con funzioni HUB, uno per il nord, uno per il centro ed uno per il sud, con previsione di centri di eccellenza e di alta specialità e punto di riferimento dell’area geografica prescelta;

N. 8 ospedali con funzione di spoke, ovvero collegamento tra territori diversi della stessa area, con specialità sanitarie di media complessità nel trattamento delle patologie e con  DEA (dipartimento di emergenza accettazione);

N. 4 ospedali con funzione di base, cd ospedali generali, con funzioni di medicina interna, ortopedia, chirurgia generale, anestesia e pronto soccorso H24;

N. 4 ospedali di zona montana per le zone disagiate,

N. 13 centri di assistenza primaria territoriale (CAPT), al fine di assicurare la continuità assistenziale derivante dalla riconversione di 17 ospedali.

*

Nella successiva riorganizzazione della rete ospedaliera, avvenuta con DPGR  106/2011, l’ospedale di Rossano veniva confermato come struttura con funzioni “spoke” ed in particolare, nella sua articolazione Rossano/Corigliano, gli venivano assegnati, almeno sulla carta, 251 posti letto.

Successivamente, con DPGR 104/2012 veniva ancora “riordinata” la dotazione dei posti letto per acuti con l’assegnazione, al comparto Rossano/Corigliano, di 255 posti letto complessivi, secondo le tabelle allegate al suddetto provvedimento amministrativo.

Va detto che tale disposizione – contesta ed impugnata nelle competenti sedi – non corrisponde alle necessità espresse dal fabbisogno della popolazione residente ed assistita, individuabile in quella dell’area ex ASL n° 3 di Rossano, e che – secondo i parametri di legge – dovrebbe contare su uno standard di 3,2 posti letto ogni mille abitanti, in Calabria ridotto dal decreto 18/2012 al 2,5% e perciò su una dotazione effettiva di 445 posti letto. Dunque 194 posti letto in meno di quelli previsti dal DPGR 18/2010 e 190 in meno di quelli previsti dal DPGR 104/2012.

In realtà – e con particolare riguardo all’oggetto della presente denuncia -  nonostante il riordino dovesse avvenire senza soluzione di continuità tra riduzione dei precedenti posti letto (disposta con il decreto 18/2010)  e riordino, (di cui ai decreti 106/2011 e 104/2012) al fine di evitare gravissime lacune assistenziali, il medesimo comparto veniva lasciato (ed attualmente opera) con 211 posti letto effettivi, del tutto incoerenti rispetto sia al fabbisogno che alla configurazione disposta con gli atti citati senza previsione sui tempi del riordino e del ripristino della ulteriore dotazione.

Ciò in aperta violazione del disposto del decreto 106/2011 laddove è prevista “l’adozione, in fasi progressive dei provvedimenti attuativi della rete dell’emergenza urgenza e della rete territoriale, di cui il DPGR n. 18/2010 già ha fissato principi e parametri”.

L’iniziativa della presente denuncia è stata decisa dagli odierni esponenti a causa della totale indifferenza mostrata dagli organi istituzionali, - che hanno il diritto/dovere di assicurare ai cittadini la possibilità del concreto esercizio dei loro diritti connessi ai LEA (livelli essenziali di assistenza) - di fronte alle ripetute e circostanziate sollecitazioni dagli stessi esponenti rivolte al Presidente della Regione ed alla Giunta sia nelle sedi istituzionali preposte che attraverso gli organi di informazione. Non solo ma l’inerzia colpevole diventa – ad avviso degli esponenti – omissione ed abuso rispetto alle formali censure rivolte ai preposti al SSR dal cosiddetto “Tavolo Massicci” cioè l’organismo istituito presso il Ministero dell’Interno al fine di vigilare sulla corretta osservanza delle prescrizioni rivolte alle Regioni per la esecuzione del cd “piano di rientro” e presieduto dal dr. Francesco Massicci.

In particolare nella seduta del 23 luglio 2012 il cosiddetto “Tavolo”, nonché il connesso “Comitato per la verifica dei LEA” evidenziavano, tra le tante criticità emerse in Regione Calabria che “alcune strutture hanno un numero di posti letto eccessivamente esiguo” nonché “la non corrispondenza tra posti letto individuati nel fabbisogno e quelli assegnati” (con particolare riferimento proprio al comparto Rossano/Corigliano così come “riordinato” con DPGR 104/2012).

Non solo, ma Tavolo e Comitato rilevano pure che, “ad un primo esame, alcuni DPGR presentano criticità o carenze di informazioni di seguito evidenziate:

-         non coerenza con i precedenti decreti di riorganizzazione ospedaliera;

-         non coerenza con il numero di posti letto previsto per la realizzazione delle nuove strutture;

-         si chiedono chiarimenti sull’individuazione dei posti tecnici nelle discipline non previste nel DPGR 106/2011 (che identifica invece quali posti tecnici “quello di dialisi, poltrone odontoiatriche, emergenza ed i PACU post operatori”);

-         necessità di elementi di maggior dettaglio su aspetti rilevanti quali: numero e tipologia delle strutture semplici e complesse; individuazione dei posti letto compresi nel multidisciplinare diurno e distinzione tra ordinari e dh; individuazione del modello organizzativo degli spoke pluripresidio” osservando poi che “sulla riorganizzazione della rete assistenziale Tavolo e Comitato, in virtù dei numerosi e parcellizzati provvedimenti adottati, ritengono necessario che la Regione trasmetta una relazione che, oltre a raffrontare dettagliatamente la situazione pre e post riorganizzazione anche con riferimento alle strutture semplici e complesse, descriva la situazione complessiva risultante dalla riorganizzazione, dia evidenza del fatto che a regime l’offerta della Regione sarà adeguato per garantire i LEA e risponda in maniera appropriata ai bisogni della popolazione calabra uniformemente sul territorio. Ribadiscono la necessità che la Regione trasmetta un report riepilogativo che illustri l’attuazione della riorganizzazione della rete ospedaliera, coerentemente con quanto previsto nel Decreto 18/2012, e riporti il dettaglio dei posti letto, suddivisi in: pubblici e privati, per ASP, per singola struttura e per tipologia e disciplina.

-         Richiedendo, inoltre, alla Regione di recepire le modifiche e le integrazioni dei provvedimenti richieste con i pareri ministeriali, con particolare attenzione anche alla tematica dell’accreditamento delle strutture private”

ed infine “ritengono necessario che la stessa adotti tutte le necessarie iniziative per non compromettere l’erogazione dei LEA, soprattutto a seguito delle riconversioni in CAPT e Case della salute; in materia di emergenza-urgenza evidenziano ritardo nella realizzazione degli interventi di cui chiedono un crono-programma specifico”.

Nessuno degli adempimenti richiesti è stato realizzato sino ad oggi e la popolazione assistita è certamente esposta a pericoli derivanti da tali omissioni gravissime.

Ad oggi, il Pronto Soccorso, nonostante la straordinaria volontà del personale sanitario, non è più in grado di garantire la sicurezza delle prestazioni alla cittadinanza a tutto il territorio della costa ionica e dell’entroterra montano.

Al contrario di ciò che è avvenuto, la normativa citata prevedeva la attivazione, presso lo “spoke” di Rossano, di un DEA (dipartimento emergenza ed accettazione) di 1° livello. In realtà a Rossano questa funzione è stata addirittura depotenziata, e la accettazione viene, in taluni casi, effettuata da personale non a ciò preposto che   impropriamente sopperisce alla carenza di personale idoneo ed adeguato.

La stagione estiva, quasi alla fine, ha visto triplicare gli accessi alle postazioni d’emergenza del nosocomio cittadino ed al Pronto Soccorso anche a causa dell’eccessivo aumento termico.

Nonostante gli impegni di cambiamento, con chiusura di ospedali per potenziare i centri spoke, da mesi sono stati segnalati – anche da parte degli odierni esponenti -  i problemi più urgenti e i modi attraverso i quali potrebbero essere potenziate le strutture e recuperate le risorse umane tra il personale di reparti chiusi a Trebisacce e Cariati, affinché tutto sia coerente  con ed adeguata ad un centro spoke di 1° livello quale l’Ospedale di Rossano è per  decreto regionale. La dotazione di personale è al limite del sopportabile, con turni di lavoro di ventuno ore consecutive e con lo stesso operatore talvolta impegnato per  tre notti in quattro giorni. Il PPI (punto di primo intervento) di Cariati ha un organico di 17 infermieri,  ma Rossano, centro spoke, dove le utenze confluiscono dai PPI, l’organico, è di 18 infermieri, tra cui molti con limitazioni ed esenzione da servizio notturno e pronta disponibilità.

Mentre i vertici della Regione fanno opera di auto celebrazione sugli obiettivi raggiunti, al Pronto Soccorso di Rossano ci sono cinque posti letto, occupati da dodici pazienti più i parenti, attuali locali senza ricambio d’aria con  servizi igienici impraticabili e sistema di ventilazione inadeguato.

 

La piena emergenza sanitaria presso l’Ospedale civile “Nicola Giannattasio” di Rossano è, a questo punto, conclamata.

In questo ultimo periodo, dopo dismissione dei due nosocomi di Trebisacce e Cariati, (da trasformare in CAPT) è aumentato ulteriormente il numero degli utenti provenienti sia dall’alto e sia dal basso jonio cosentino. Ogni giorno, infatti, un numero enorme di persone chiede assistenza alla struttura ospedaliera rossanese. In sintesi: caos al pronto soccorso e allo sportello ticket, reparti sovraffollati e personale medico ed infermieristico costretto a turni massacranti per esaudire le richieste dei tantissimi pazienti ricoverati. Una situazione, dunque, difficile che, ha messo in ginocchio l’intero sistema sanitario locale e che ha indotto gli abitanti dell’intero territorio, ormai esausti per i numerosi disagi, a chiedere un immediato intervento ai massimi vertici aziendali per riuscire a trovare una rapida soluzione all’ingravescente fenomeno.

Molti, infatti, gli appelli lanciati al commissario straordinario dell’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Cosenza, Scarpelli, per la attivazione di iniziative finalizzate a superare l’emergenza di questi giorni, ma senza alcuna risposta.

Il personale è allo stremo: con ferie ridotte a 5 giorni in estate, un medico e un infermiere per turno al pronto soccorso. C'è chi, nei giorni scorsi, ha atteso fino a tre giorni in una barella del Pronto soccorso prima di essere ricoverato.

I pazienti vengono trasferiti, come merce, fino a San Giovanni in Fiore (dove però trovano solo un "parcheggio", essendo anche tale ospedale in fortissimo ridimensionamento, senza più reparto di chirurgia, né primari nei reparti rimasti attivi) e addirittura in Puglia. Tutti alla disperata ricerca di un posto, di un medico, di una visita, trasferiti in ambulanze (vecchie, con 400mila-500 mila km) senza talvolta un medico a bordo.

L'assurdo sarebbe accaduto quando, nei giorni scorsi, per mancanza di posti si è dovuto far accomodare un anziano paziente nel bagno. Il water è stato adattato a poltrona, visto che nelle stanze del reparto non c'erano più nemmeno posti in piedi.

Situazione altamente a rischio che qualche giorno fa ha indotto il medico di turno presso il pronto soccorso del “Giannattasio” a chiamare il locale commissariato di polizia ed a sporgere denuncia presso la Procura delle Repubblica.

*

Dunque considerata da un parte la drammatica situazione oggettiva, sinteticamente descritta ma nota a chiunque, e diffusamente raccontata dagli organi di informazione, e dall’altra l’inerzia insopportabile e gravemente colpevole della Regione Calabria nei suoi massimi organi istituzionali, può senz’altro configurarsi la sussistenza di un contesto suscettibile dell’attenzione dell’autorità giudiziaria per violazione del diritto costituzionale alla salute sia sotto il profilo penale dell’abuso che dell’omissione di atti di ufficio.

Ad avviso degli esponenti la situazione drammatica testè sinteticamente prospettata, merita senz’altro un approfondimento di indagini da parte della magistratura, al fine di verificare le responsabilità dei vertici istituzionali, omissioni colpevoli, inerzia irresponsabile.

Volendo essere più netti  è certamente in gioco la salute e la sicurezza dei cittadini di un ampio territorio, che si vedono negati i più elementari e fondamentali presidi di tutela, e la garanzia costituzionale della tutela del diritto alla salute, con la realizzazione dei LEA in situazione di minima continuità assistenziale, così come precisamente evidenziato anche dal Tavolo Massicci.

*

Tutto ciò premesso, i sottoscritti sollecitano un intervento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rossano affinchè siano verificate le condizioni in cui opera il nosocomio della città di Rossano con l’individuazione e la punizione dei responsabili dei reati posti eventualmente in essere.

 

 

SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI

CASTROVILLARI

Esposto- Denuncia ex art. 333 c.p.p.

I sottoscritti Laratta Francesco, nato a San Giovanni in Fiore (CS) il 26.12.1959 ed ivi residente, Guccione Carlo, nato a Rende (CS) il 13.3.1960 e residente in Cosenza, Lo Polito Domenico, nato a Castrovillari (CS) il 19.5.1966 ed ivi residente, rispettivamente Parlamentare della Repubblica Italiana, Consigliere della Regione Calabria, Sindaco del Comune di Castrovillari, espongono alla S.V. quanto segue.

La Legge Finanziaria per l'anno 2005 ha previsto in capo alle regioni in squilibrio economico la necessità di procedere ad una ricognizione delle cause che lo determinano ed alla elaborazione di un programma di riorganizzazione e riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale.

E così, versando la Regione Calabria in uno stato di squilibrio economico, con il decreto legge n°78/09, convertito con la Legge n°102/09, attesa la necessità e l'urgenza di tutelare l'erogazione delle prestazioni sanitarie comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza, si è stabilito che la Regione predisponga un Piano di Rientro contenente misure di riorganizzazione e riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale, da sottoscriversi con l'Accordo di cui all'art. 1, comma 180, L. n°311/04 e s.m.i.

Il Piano di Rientro in questione è stato predisposto con delibera della Giunta Regionale n°845 del 16.12.09 ed approvato con successiva delibera della Giunta Regionale n°908/09.

Gli interventi previsti dal Piano di rientro hanno carattere vincolante per la Regione che è obbligata a rimuovere i provvedimenti, anche legislativi, ed a non adottarne di nuovi che siano di ostacolo alla piena attuazione del Piano medesimo (Cfr. art. 2, comma 95, Legge Finanziaria 2010).

Peraltro, con deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella seduta del 30.7.10, il Presidente pro tempore della Regione Calabria; dott. Giuseppe Scopelliti, è stato nominato Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di Rientro dai disavanzi del Settore Sanitario.

In particolare il Commissario è stato incaricato di dare attuazione al piano di rientro e di provvedere alla realizzazione di specifici interventi, affiancato in tale compito da due sub commissari, identificati nel dott. Luciano Pezzi e nel dott. Luigi D'Elia, quest'ultimo in sostituzione del dimissionario dott. Navarria.

In particolare, i compiti ed i poteri attribuiti al Commissario ad acta attengono all'adozione di tutte le misure indicate nel piano di rientro, nonché agli ulteriori atti e provvedimenti normativi, amministrativi e gestionali implicati dal PdR, in quanto presupposti o comunque correlati e necessari alla completa attuazione del Piano; alla verifica della piena ed esatta attuazione del piano a tutti i livelli di governo del sistema sanitario regionale; alla trasmissione al Consiglio Regionale dei provvedimenti legislativi regionali rivelatisi di ostacolo all'attuazione del piano di rientro e dei programmi operativi adottati.

In considerazione di ciò, si è avuta la necessità di individuare presupposti, condizioni e limiti per riorganizzare la rete ospedaliera avendo riguardo al fabbisogno di assistenza della popolazione, all'appropriatezza clinica ed organizzativa del processo produttivo nonché al contesto territoriale.

E così, da un lato si è giunti ad individuare l'entità dei posti letto esistenti per soggetti erogatori, pubblici e privati, articolati per area geografica, dall'altro l'entità dei posti letto derivanti dal fabbisogno.

Con il DPRG n°18/10 la rete ospedaliera è stata riorganizzata in

1) n°3 ospedali con funzioni HUB, uno per il nord, uno per il centro ed uno per il sud, con previsione di centri di eccellenza e di alta specialità e punto di riferimento dell'area geografica prescelta;

2) n°8 ospedali con funzioni di spoke, ovvero collegamento tra territori diversi della stessa area, con specialità sanitarie di media complessità nel trattamento delle patologie e con DEA (dipartimento di emergenza e accettazione);

3) n°4 ospedali con funzione di base, ed ospedali generali con funzione di medicina interna, ortopedia, chirurgia generale, anestesia e pronto soccorso H24;

4) n°4 ospedali di zona montana per le zone disagiate;

5) n°13 centri di assistenza primaria territoriale, al fine di assicurare la continuità assistenziale derivante dalla riconversione di 17 ospedali.

Nella successiva riorganizzazione della rete ospedaliera, avvenuta con DPGR 106/11, l'ospedale di Castrovillari veniva riconfermato con funzioni di spoke e gli venivano assegnati 223 posti letto.

Il contenuto di tale provvedimento veniva recepito dal direttore Generale dell'ASP di Cosenza con atto deliberativo n°1782/12 con il quale veniva dichiarato l'avvio del processo di riordino in osservanza ai DDPGR 18/10 e 106/11.

Acquisiti i necessari pareri è stato da ultimo emanato il decreto del Presidente della Giunta Regionale n° 103/12 con cui si è dato avvio al riordino ai sensi dei provvedimenti sopra citati.

Ebbene, benché fossero stati individuati 223 posti letto, ad oggi l'ospedale di Castrovillari conta solo 114 posti letto, quindi ben 109 posti letto in meno rispetto a quanto stabilito dal decreto 103/12 e dai successivi provvedimenti attuativi.

E' indubbio che alcune scelte politiche ed amministrative siano dettate dalla necessità di razionalizzare la spesa pubblica in materia sanitaria epperò, laddove alcuni impegni vengano assunti attraverso provvedimenti aventi carattere vincolante, nel senso che ci si assume la responsabilità di assicurare piena attuazione a quanto in essi contenuto a garanzia di diritti inviolabili costituzionalmente garantiti e di situazioni giuridiche qualificate, occorre adottare senza ritardo tali atti.

Nel caso descritto non si è in presenza di generica negligenza o di scarsa sensibilità istituzionale ma del consapevole mancato compimento di atti a cui i soggetti pubblici funzionalmente preposti non hanno ottemperato.

L'attuale condizione dell'ospedale di Castrovillari è frutto dell'inadempimento di disposizioni che si aveva il compito politico, ma prima ancora giuridico, di eseguire.

Sussisteva una doverosità dell'esecuzione del decreto 103/12 da parte degli organi istituzionali a ciò deputati in assenza della quale è ipotizzabile la fattispecie di reato di cui all'art. 328 c.p.

Non si tratta di mera inerzia o di un semplice non facere, né di una omissione o di un ritardo in relazione al quale vi sia una giustificazione di assoluta impossibilità, si è in presenza, al contrario, di condotte reiterate indebite in violazione dei doveri imposti dalla legge.

Il disposto di cui all'art. 328 c.p è di assoluta chiarezza atteso che impone al pubblico ufficiale di agire senza ritardo per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o di ordine pubblico o di igiene e sanità e sanziona il medesimo pubblico ufficiale laddove rifiuti di compiere atti del suo ufficio.

Alla luce di quanto esposto, i sottoscritti Laratta Francesco, Guccione Carlo e Lo Polito Domenico, sollecitano un tempestivo intervento della Procura della Repubblica al fine di verificare le condizioni in cui opera il nosocomio di Castrovillari e di individuare eventuali ipotesi di reato con la punizione dei soggetti responsabili.

Si allega:

DPGR n°18/10;

DPGR n°106/11;

DPGR n°103/12;

organigramma ospedale di Castrovillari aggiornato al 7.12.12.


Castrovillari, li 21/01/2013

 

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