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BOLDRIN, PANNELLA, BERGOGLIO: CHE TRIO!

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Va riconosciuto ai Radicali (e, in particolar modo, al loro leader storico Marco Pannella, ma anche a numerosi altri, tra cui la valentissima ex parlamentare Rita Bernardini) un merito indiscutibile. Mentre la politica italiana va a caccia di emergenze presunte, che a volte hanno la faccia dei rom e alle altre le peggiori dispense della manualistica di diritto costituzionale, questa pattuglia di liberal-democratici insiste per l’indulto, l’amnistia e la risoluzione dell’emergenza carceraria (sovraffollamento assoluto).
Di emergenza concreta si tratta, perché oltre ai moniti della Corte di Strasburgo in scadenza e a quelli già scaduti, oltre al costo immane di un proibizionismo giuridico ormai tarato sulla protezione di beni giuridici più presunti che reali, proporre una riforma sistematica della giustizia -in testa, la stessa giustizia civile, come quella amministrativa e tributaria: non solo il lazzaretto del rito penale- significa avere idee chiare e una prospettiva effettivamente di buongoverno.
Perciò, bene Pannella su questi temi, dove non disdegna di cercare -e trovare- l’interlocuzione di eminenti figure ecclesiastiche. In principio fu Giovanni Paolo II, per un provvedimento di indulto, in modo atecnico mai integrato dall’amnistia e presto sconfessato da tutti; poi persino Benedetto XVI, la cui interpretazione del diritto naturale non sembrava la stessa del movimento libertario, ma che non disdegnava di scendere a colloquio con gli strumenti della democrazia liberale (poco incline al riconoscimento assolutamente paritetico della diversità religiosa, ma attento almeno al diritto di libertà religiosa, pure nella sua conformazione giuridica); ora Papa Francesco. Che si ricorda degli ultimi e dei ghetti, almeno negli intendimenti professati: quelli murati vivi nelle favelas, ma anche quelli seppelliti da carcerazioni incompatibili addirittura con l’idea dei diritti umani, per come veicolati dal più alto Magistero.
Un successo? No, successo sarà se si arriva alle depenalizzazioni strutturali, a un principio di certezza del diritto non declinato in modo coercitivo solo contro i reati bagatellari, a una riforma profonda del nostro sistema penitenziario e, più strettamente, detentivo. Ma è già una breccia e di questi tempi le brecce si carezzano, non certo si sputano.
È passata sotto traccia, giorni addietro, una dichiarazione dell’economista di Fare per Fermare il Declino, Boldrin, leader carismatico del movimento che ora si è ricollocato con Scelta Civica e Centro Democratico di Tabacci, per entrare nell’ALDE: ha detto che immaginava come un passaggio importante una lista franca, di rottura, aperta ai liberi, che si sono stancati dell’inadeguatezza dei vecchi squali sempre in sella, ai liberali (per quanto poco possa servire il liberalismo old style, declinato in questi anni di crisi) e, con espressa menzione ai radicali, ai libertari.
Boldrin-Pannella-Bergoglio. Triangolazione strana, nevvero? La partenza, comunque sia, non è detto che dispiaccia.
 
Domenico Bilotti

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