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GIUSTIZIA? RIFORMARLA SOPRATTUTTO PER GLI ULTIMI

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Rubrica "EUROPA E NUOVO STATO SOCIALE"

 

Nel marasma in cui versa la giustizia sono gli ultimi, i cittadini di serie Z, a pagare il conto più salato. Per l’avvocatessa Teresa Sandulli, da molti anni impegnata su questo fronte, “chi vive in strada in breve tempo può accumulare varie problematiche legali che possono rappresentare un ostacolo insormontabile per chi è privo di risorse economiche e non può pagare un avvocato.
Nonostante non possiedano nulla, i senzatetto nella maggior parte dei casi non hanno diritto neanche al gratuito patrocinio”.

Eppure sono anni che si parla di riformare la giustizia. Ormai viviamo in uno Stato privo di ogni certezza giuridica, dove i tempi decisionali sono biblici, gli errori giudiziari eccessivi, l’affollamento nelle carceri paurosi, l’impunità dei potenti vergognosi, alcune scarcerazioni a dir poco discutibili. Paradossalmente, ad avere interesse ad avviare una causa in tribunale non è tanto la vittima quanto l’autore di un danno che, in genere, dà questa spiegazione: “Hai ragione ma non ti pago. Fammi causa e ne riparliamo fra dieci anni in tribunale”.

Del resto, come ricorda l’avvocato Riccardo Cappello, autore del volume Il Cappio, “I costi di accesso ai tribunali, i tempi per ottenere una decisione e quelli necessari per eseguirla inducono i cittadini a chiedere favori (invece di rivendicare diritti) alimentando la catena dello scambio, della dipendenza e della mafiosità”. L’unica certezza, a questo punto, è che senza una giustizia efficiente parlare di nuovo Stato Sociale diventa molto problematico.

Rainero Schembri
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