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Successo a Massafra del Convegno “Emotività e Sessualità nella persona diversamente abile. Risultati di una ricerca scientifica” organizzato dall’Assessorato alla Cultura

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Si è svolto ieri sera, 13 giugno, presso la Corte del Castello Medioevale l’atteso Convegno dal tema “Emotività e Sessualità nella persona diversamente abile – Risultati di una ricerca scientifica”.

Organizzato da Antonio Cerbino, Assessore Assessore alla Cultura del Comune di Massafra, col placet del sindaco Martino Tamburrano, su proposta della dott. Antonella Palmitesta psicosessuologa , esperta in psicodiagnosi e psicologia giuridica, psicoterapeuta Gestalt analitica in training, e dalla dr.ssa Rossella Convertino, assistente sociale, mediatrice famigliare dottoranda presso l’Università di Lecce.

Coordinatore d’eccezione il prof. Ciro De Angelis, laureato in Filosofia e in Scienze della Formazione, Criminologo esperto in Psicologia giuridica Docente e Direttore della Cooperativa Sociale “BLUE”. Sono intervenuti l’avv. Nino Leone, Presidente dell’Associazione Italiana Persone Down, Sezione Taranto; il dr. Mariano Di Mario, pedagogista/formatore, socio ANPE-Regione Puglia, Presidente “Onlus Res – Una Presenza Accanto”; Pasquale Alagni, Presidente Associazione Noverato 2000 (testimonianza diretta come operatore con persone diversamente abili).

Argomento di grande attualità, in vista della proposta di legge n. 1442 - Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità, che vede come primo firmatario il senatore PD Sergio Lo Giudice, al fine di riconoscere, anche nel nostro paese, la figura dell'assistente sessuale per i disabili, professione inquadrata e regolamentata in svariati paesi europei, in quanto “i diritti sessuali sono oggi riconosciuti a pieno titolo diritti umani e l'espressione della sessualità è parte integrante dello sviluppo della persona”. Ogni individuo, quindi, indipendentemente dalla condizione di disabilità, ha il diritto di disporre di opportunità e mezzi adeguati a compiere scelte informate e responsabili in merito alla propria salute sessuale. Fine ultimo del ddl è quello di istituire la figura dell'assistente sessuale, professionale che abbia seguito di un percorso formativo psicologico, sessuologico e medico, per svolgere contemporaneamente un'azione di educazione alla sessualità e all'affettività.

Argomento di massima delicatezza che richiede diligenza e, soprattutto, rispetto nei confronti della persona diversamente abile.

Elemento “persona” che, in sintesi e per quanto è emerso dal convegno massafrese, pare sia stato piuttosto trascurato nella proposta di Legge 1442. Infatti, in virtù di un’accurata ricerca condotta dalla dott.ssa Antonella Palmitesta e dalla dr.ssa Rossella Convertino, è emerso l’aspetto ‘sentimentale’ rivendicato dagli stessi diversabili.

Occorre distinguere le diverse diversabilità: vi sono persone con deficit più o meno gravi che riportano la difficoltà di “capire” il loro corpo nelle sue diverse manifestazioni. Alcuni rivolgono la loro attenzione, le loro richieste di affettività verso i loro compagni, diventano “fidanzati”, altri vivono situazioni di autoerotismo, di omosessualità, che spesso nascondono profonda solitudine e sofferenza.

Per certo, non si può più negare lo sviluppo e la pratica di una sessualità sana da parte delle persone con disabilità, evocando una concezione deteriorata, moralistica, infantilizzante, deviante e mostruosa della “sessualità disabile”.

Durante l’indagine esplorativa, sui modelli operativi adottati nella professione dalla dott.ssa Palmitesta e dalla collega dott.ssa Convertino, a loro volta ispirati dalla dott.ssa Francesca Fulceri, psicoterapeuta Gestalt analitica e presidente AIGA, le professioniste hanno ottenuto una visione clinica e critica di una multidisciplinare attenta e profonda.

Modello operativo impostato su tre modi di concepire la sessualità.

Il primo definisce la sessualità come espressione di un programma biologico orientato alla riproduzione, oltre che come strategia di riproduzione, non trascurando come la sessualità può anche essere pensata come un programma biologico che regola i rapporti interpersonali per favorire la costruzione ed il mantenimento del legame di coppia. L’aspetto relazionale del sesso ha una funzione evolutiva, pensare ad esso come un modo per poter stare insieme apre nuove prospettive anche per le persone con handicap.

Il secondo affronta la sessualità come una forma di conoscenza.

Il terzo modo è quello di storicizzare i vissuti: una carezza ha bisogno di una prospettiva di tempo per poter costruire un progetto, una sequenza organizzata di immagini, di gesti, di sensazioni.                                                                     

“L’identità sessuale” della persona disabile invece non poggia né su pilastri biologici né su pilastri sociali. L’handicap è spesso accompagnato da un corpo che non rientra nei canoni della bellezza, il disabile non potrà mai avere un ruolo sociale di prestigio e una dialettica in grado di affascinare. Perciò quando i bisogni psicologici primari non vengono soddisfatti, quando una persona disabile non ha la possibilità di avere rapporti affettivi, non può raggiungere né una propria identità sessuale certa né una totale autonomia.  Di conseguenza vengono a mancare l’autostima e l’autorealizzazione e l’immagine sociale del disabile rischia di restare quella dell’eterno bambino a cui non si può far credito di autonomia nella sfera della sessualità e dei sentimenti. Condizionamenti che strutturano comportamenti difensivi come l’aggressività e l’esibizionismo.                                              

A conclusione dei lavori, con condivisione di intenti dei relatori intervenuti, dott. Palmitesta ha evidenziato un netto distinguo sul percorso giuridico legislativo in corso: “bene  l’interesse sull’argomento e la conseguente sua divulgazione che consente di creare un clima adatto per affrontarlo con più serenità, trovare maggiori e migliori soluzioni, preparare meglio le famiglie e i servizi socio-educativi, assistenziali e riabilitativi, farlo conoscere ed accettare anche alla società nel suo insieme” ha detto e poi osservato “Ma se l’OMS afferma che ‘la sessualità si basa sull’intreccio delle relazioni con gli altri’ ,  non posso non chiedermi che tipo di rapporto intercorrerà con l’assistente sessuale come presentato,al momento, nel ddl 1442:si può definire ‘illazione’?Come vien giusto contribuire alle necessità del diversamente abile? Soddisfacendo solo il suo istinto,o relazionarlo attraverso un’efficace azione di confronto?!”.

“Noi siamo professionisti, non agenzie pubblicitarie” ha sottolineato infine la Palmitesta “. Con l’attuale disegno di legge si ricoprono i tre orientamenti in natura: omosessuale, eterosessuale e bisessuale. A seconda dell’orientamento, il genitore contatta l’agenzia e richiede l’assistenza sessuale. Ecco, su questo procedimento penso si debba essere cauti e riflessivi. Perché rileggendo le interviste che abbiamo affrontato in proposito nella nostra ricerca scientifica, quanto nella letteratura scientifica, otteniamo conoscere che, in particolare negli istituti, intercorrono rapporti di omosessualità e dobbiamo quindi chiederci: ciò avviene per disposizione naturale o è attribuibile ad una specifica circostanza, quindi a quel contesto. Del resto abbiamo appreso dall’indagine compiuta dalla dott.ssa Convertino, il 20% dei diversabili intervistati non conosce neanche la differenza anatomofisiologica tra uomo e donna, per cui come potrà riconoscere, in natura, il proprio orientamento. Occorre quindi non inciampare in un arrivismo intriso di falso buonismo, in un egoismo economico e poco scientifico che potrebbe soddisfare solo un semplice appagamento corporeo. Non possiamo quindi non evidenziare che l’assistente sessuale a pagamento e gli scambi affettivi a pagamento non dovrebbero consistere in corrispettivi economici, perché accenterebbero ulteriormente la diversità degli utenti e, se parliamo di parità di diritti, questo aspetto collude e non poco.”

Varare si una Legge , purché dia un valido contributo alle necessità sessuali dei diversamente abili e sia di supporto alle loro concrete necessità; inoltre integrata e correlativa alle famiglie, vere artefici di una corretta assistenza, perché fondata principalmente sull’amore. Massima attenzione quindi a non incoraggiare solo un becero business sessuale più dannoso che utile a discapito di quelle ‘persone’ già meno fortunate dei normodotati.

Per informazioni: Marilina Mastrangelo - Cell: 3498851313; e-mail:

marilinamastrangelo@libero.it; marilinamastrangelo@alice.it

Nella foto un momento del convegno.

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