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PER UN PRESIDENTE CHE SI INTERROGA DI NOTTE

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Rubrica "EUROPA E NUOVO STATO SOCIALE"


Nell’estenuante dibattito sulle riforme istituzionali che ormai da decenni alimenta il dibattito politico italiano, puntualmente emerge il tema dell’elezione del Presidente della Repubblica: c’è chi lo vuole eletto dal Parlamento, chi direttamente dal popolo; chi lo desidera alla francese, chi all’americana, chi alla tedesca. Raramente qualcuno si sofferma sul ruolo che il Capo dello Stato dovrebbe rappresentare e interpretare nei riguardi di tutti i cittadini. Siamo, cioè, sicuri che deve essere solo imparziale, al di sopra delle parti e primo garante della Costituzione?

Usiamo la parola solo non per sminuire l’importanza di questi compiti, che sono indubbiamente supremi e fondamentali per assicurare la vita democratica e dignitosa dei cittadini. Però, se vogliamo andare oltre questi compiti, per certi versi altisonanti, diciamo che il Presidente deve essere essenzialmente un ‘buon padre di famiglia’. E qui arriviamo al punto: per essere un buon padre di famiglia è sufficiente collocarsi in maniera equanime e al di sopra di tutti i figli senza distinzioni, senza privilegiare nessuno, senza favorire alcuno?

No. Un vero buon padre di famiglia ha un amore, un occhio di riguardo, un interesse speciale per il figlio più debole, più svantaggiato, più emarginato. E’ così dev’essere il Presidente della Repubblica. Il suo compito principale deve essere quello di richiamare costantemente il Parlamento a migliorare le condizione dei più poveri, degli affamati, dei malati, degli anziani. Si tratta di una visione romantica del ruolo presidenziale? Forse. Però, quanto sarebbe bello immaginare di avere per un settennato un tribuno della plebe in chiave moderna che ogni sera, prima di andare a dormire nelle maestose stanze del Quirinale, s’interroghi con sincerità: Cosa ho fatto oggi per migliorare le condizioni dei più poveri e indifesi?

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