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Un libro di Carlo Maria Martini e io che m'illudevo di pregare

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M'illudevo. M'illudevo di pregare, senza preparazione alla preghiera, senza silenzi, senza mettermi in ginocchio, senza azzerarmi! M'illudevo di pregare quando, mentre lavavo i piatti o stendevo i panni o lavavo i pavimenti,  mi venivano alla mente i miei figli fuori casa, e immediatamente dicevo: "Signore proteggili tu". M'illudevo di pregare ogni volta che ringraziavo Dio col pensiero, quando mi capitava qualcosa di bello;  oppure ogni volta che mi raccomandavo a Lui quando accadevano cose spiacevoli. M'illudevo di pregare anche quando la sera a letto, stanca, sospiravo e sussurravo: "Gesù", e non aggiungevo altro e mi addormentavo. E adesso mi capita fra le mani un libro di Carlo Maria Martini (Invocare il Padre, EDB) e leggo che bisogna imparare a pregare, e lui stesso comincia a pregare così: "Signore, tu sai che io non so pregare...Tu solo, Signore, sai pregare" (pag. 11); e a pag. 19: "Signore io non sono capace di pregare...Incominciamo dunque la preghiera con un azzeramento di noi stessi che si può esprimere in forme esteriori: un momento di silenzio, di adorazione in ginocchio...". E penso: se non sapeva pregare lui, che aveva il tempo di prepararsi alla preghiera, di mettersi in ginocchio, di alzare le braccia al cielo, e via di seguito, lui che conosceva i Salmi, e il Vangelo a memoria,  figurarsi questa povera ignorante. Bisogna essere colti cardinali, per imparare a pregare. Ma neppure. Perché "solo il Signore sa pregare". E dire che ritenevo fossero preghiera anche i lamenti di chi soffre, e magari non conosce Cristo. Il pianto dei bimbi ammalati, maltrattati, affamati...  M'illudevo.

Elisa Merlo

 

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