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Nicola Andreace non ha visto la pubblicazione del 2° volume del “Dizionario etimologico del Dialetto parlato a Massafra” di Roberto Caprara

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Nicola Andreace non ha visto la pubblicazione del 2° volume “Dizionario etimologico del Dialetto parlato a Massafra” di Roberto Caprara, per il quale aveva trovato le immagini di sue opere che avrebbero illustrato l’interessante e avvincente fatica dell’amico Roberto. Ora, che l’edizione è fresca di stampa (Antonio Dellisanti Editore), Nicola continua a parlarci con una composizione, sull’invito all’evento. Sul volto della figura umana, al centro dell’opera traspare il suo mondo interiore, che si trasfigura nei colori, nelle luci ed ombre, o negli istanti legati ai momenti di vita con gli altri personaggi a lui vicino, in una piazza, centro d’incontro, caratterizzata dalla torre  dell’orologio, che, svettando nel cielo azzurro, scandisce da sempre le ore. Nell’angolo occhieggia la facciata della Chiesa di San Benedetto. Oggetti di uso quotidiano, i prodotti della nostra terra, elementi ecnologici della nostra vita presente ricordano che gli individui passano, i segni del loro lavoro rimangono: per questo nella costante sfida all’ineluttabile gli uomini tendono ad elevare monumenti a se stessi e alla natura, a lasciare le loro tracce. Andreace, continuando a mostrarci - sulla copertina e all’interno del 2° vol. - la sua Arte, espressione di speranza e del suo creare, partecipa all’ evento esemplare della presentazione del “Dizionario etimologico del dialetto parlato a Massafra e dei dialetti dell’Arco ionico delle Gravine” , che salda le sue creazioni grafiche  con il rigore metodologico di Caprara, con la sua capacità di coinvolgere il pubblico attraverso i suoi studi. Nel volume “le stabili coordinate del tempo e dello spazio” sono riscritte con segni e linguaggi, con parole e immagini che confluiscono e si confondono tra interessi e passioni, prendono corpo e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere, le loro  suggestioni e il loro fascino inedito. Un’alchimia di iconografie, simbologie, provenienti dalla  memoria, rielaborate in uno stile estremamente personale come segni dell’anima da collegare al presente, carichi di nuove energie evocative, testimoniano e raccontano l’evoluzione di un linguaggio e rivelano un altrove sconfinato. I personaggi di Andreace in un gioco di sovrapposizioni e metamorfosi celebrano l’armonia, la connessione tra tutte le forme di vita, spostano confini e aprono nuove prospettive sulla nostra realtà, multiforme e affascinante. Ispirati dal luogo nativo, Andreace e Caprara, ciascuno nel suo ambito, concentrano i loro sguardi sullo stesso orizzonte, di cui hanno subito l’influenza e che si è insinuato nella loro coscienza. Nei loro lavori dalle diverse declinazioni e tecniche, parola ed immagine, contesto ambientale e sociale ci trasmettono la percezione delle idee e i valori dei luoghi vissuti. Ne consegue una sintesi visiva esteticamente composta, che accompagna l’analitica realtà storica, molto ampia, approfondita, documentata del Dizionario, inestimabile importantissimo singolare saggio di cultura del prof. Caprara, il quale, in modo semplice, chiaro e distinto, lo  dedica alla sua terra, luogo di  incredibile vitalità e lo affida ai posteri. Nella foto: la copertina del dizionario; il retro della copertina del dizionario. Nella foto il retro della copertina del dizionario.

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