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La cresima la figlio di Gravano e qualche inesattezza

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Sì, ogni tanto i lettori scrivono qualche inesattezza (eufemismo per non dire sciocchezza) e i giornali pubblicano l’inesattezza. Su L’espresso.it il lettore Ezio Pelino scrive: «La Chiesa, che solitamente consente gli “inchini” alle case dei boss, ha negato la cresima nella cattedrale di Palermo al figlio del “mammasantissima” di Graviano. Perché nella cattedrale è sepolto Don Puglisi ucciso proprio dal padre del giovane cresimando. Viene da dire: finalmente! Invece sono piovute critiche da più parti. Le colpe dei padri non ricadono sui figli, si è urlato. Strano che i critici non siano illuministi alla Beccaria, ma cattolici, la cui religione si base interamente su questo principio: il peccato di Adamo condanna alla perdizione tutta la sua genia, tutta l’umanità, tanto da richiedere il sacrificio dello stesso Figlio di Dio. Con il conseguente assurdo che un peccato si possa espiare con un altro peccato, infinitamente più grave, cioè l’uccisione, nientemeno, del Figlio di Dio». La cresima, in realtà, non è stata negata, giacché al cresimando sarà somministrata privatamente. E non so se sia stata cosa giusta, giacché penso che se don Puglisi avesse potuto parlare dalla tomba, avrebbe suggerito di non fare discriminazioni di sorta. L’errore grave del lettore, però, è nella considerazione: “Con il conseguente assurdo che un peccato si possa espiare con un altro peccato, infinitamente più grave, cioè l’uccisione, nientemeno, del Figlio di Dio”. Ora, stando al vangelo, l'espiazione dei peccati degli uomini si realizza grazie al sacrificio del Figlio, non grazie ad un altro peccato. Il Salvatore è il Cristo, non chi lo crocifigge. Gesù diventa la vittima della crudeltà degli uomini. E quel tremendo peccato è uguale a mille altri tremendi peccati (la tortura e l’uccisone d’innocenti), giacché coloro che uccisero Gesù non sapevano di uccidere il Figlio di Dio, e probabilmente neppure si rendevano conto del male grave di uccidere un innocente. Fu Gesù stesso a pregare: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34).

Elisa Merlo

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