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Inaugurato a Barcellona Pozzo di Gotto il nuovo teatro “Placido Mandanici”

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A Barcellona Pozzo di Gotto, è stato inaugurato lo scorso 6 dicembre, il ricostruito nuovo teatro Placido Mandanici dopo ben 47 anni di attesa dall’incendio che distrusse il vecchio teatro.

Un evento eccezionale per la città. E di questo ne abbiamo parlato a lungo con  Giuseppe Messina, pittore, scultore, scrittore, poeta, musicista, produttore, regista… Un apprezzato e valido artista di cui spesso ne hanno parlato la stampa italiana e straniera, radio e tv.

L’artista ha risposto con piacere alle domande che gli abbiamo posto.

La cultura barcellonese ha realizzato un sogno atteso da tempo. Quanti anni sono passati?

Un sogno che si realizza dopo bel 47 anni.  Era la notte del 31 di maggio del 1967 quando il tempio dell’arte di Barcellona Pozzo di Gotto, a causa di un incendio, andava in cenere: proprio il teatro intestato ad un grande musicista e patriota della prima metà dell’800, Placido Gaspare Melchiorre Baldassarre Matteo Carmelo Mandanici.

Ma torniamo indietro nel tempo. Quado era stato inaugurato il vecchio teatro?

La costruzione municipale era stata inaugurata nel 1845 ed intestata al maestro nel 1862, dietro suggerimento di un consigliere comunale, lo storico Filippo Rossitto.

In quel periodo, anni ’60, vivevo a Roma e quando, il giorno dopo sono venuto a conoscenza del fatto drammatico che aveva colpito la mia città, mi sono venute le lacrime, poiché sapevo, come so, che un teatro è sempre il fulcro di tante arti, ma non immaginavo che sarebbero dovuti trascorrere ben 47 anni e sette mesi perché Barcellona Pozzo di Gotto potesse riavere il suo teatro.

Adesso torniamo ai nostri giorni e parlaci dell’inaugurazione avvenuta, come abbiamo detto, il 6 dicembre.

L’inaugurazione del nuovo teatro Mandanici è avvenuta alla presenza del presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e di altre autorità locali con il sindaco Maria Teresa Collica in testa. La musica, tratta tra le più belle sinfonie dell’opera lirica italiana, ha avuto il potere di fare emozionare non poco. Praticamente, la stagione teatrale 2014 – 2015, si è aperta con l’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, diretta dal maestro Gian Rosario Presutti e dal coro lirico “Francesco Cilea” di Regio Calabria, diretto dal maestro Bruno Tirotta, che ha dato il via eseguendo l’Inno Nazionale. Subito dopo ha avuto inizio il programma proprio con una composizione dello stesso Mandanici, ovvero la straordinaria sinfonia dall’opera buffa “Il Buontempone di Porta Ticinese” (Tenuta in cartellone per 23 giorni al teatro La Scala di Milano nel 1841) a cui sono seguite musiche da “La gazza ladra” di Rossini, da “Il Trovatore”, “La Traviata”, “Nabucco”, “La forza del destino”, di Verdi, da “Cavalleria rusticana” di Mascagni, da “Pagliacci” di Leoncavallo, da “Manon Lescaut” e “Madama Buttefly” di Puccini.

Provato emozione in quest’occasione?

Altro che emozione! E’ stato più che emozionante sentire tanta meravigliosa musica, ed altrettanto commovente è stato sentire i lunghi applausi scroscianti provenienti dagli spettatori che occupavano tutti i mille posti disponibili della cavea che tanto ricorda i teatri greci e romani. Veramente una serata memorabile, ma non quanto avrebbe potuto essere se fosse stato messo in scena quello che la stampa dell’epoca  definì il capolavoro del maestro Mandanici, proprio “Il buontempone di Porta Ticinese”. Questo rimane il mio intimo desiderio. Devo confessare che, fin non molto tempo fa, visti i presupposti, non credevo di vivere tanto da poter gustare a Barcellona Pozzo di Gotto gli stessi fasti dei tempi di quell’antico teatro che non c’è più.

Come presidente del “Movimento per la Divulgazione Culturale”, cosa ricordi sul tuo impegno per il teatro e per ricordare il M° Mandanici?

Ho fondato il “Movimento per la Divulgazione Culturale” nel 1981, dopo il mio ritorno da Roma in Sicilia. Posso dire che ho guidato tante proteste, pubblicato tanti articoli, aver rilasciato tante interviste, aver faticato per riuscire a scrivere e sceneggiare, in breve tempo, la vita del Mandanici e l’ho messa in scena, con il titolo “Lamento per Placido Mandanici ovvero onore al maestro”, il 3 di luglio del 1999, in occasione dei bicentenario della sua nascita quando nessuno aveva pensato a questa ricorrenza. Ricordo, poi, la conferenza stampa nell’Aula Consiliare per suggerire alla Rai-Tv d’inserire nel film “Le cinque giornate di Milano” che si accingeva a realizzare, un breve accenno della vita del Mandanici, visto che aveva composto “Il canto di vittoria” dedicato ai patrioti che lottavano sulle barricate. Purtroppo Antonio Marano (Direttore di Rai due) e Lucia Annunziata (Presidente della Rai) sono stati sordi. In compenso hanno realizzato ciò che Umberto Bossi ha imposto, appunto “Le cinque giornate di Milano” e poi “Federico Barbarossa”, di dubbio valore, come sono stati definiti dalla critica, mentre i parlamentari locali dormivano vergognosamente. Comunque il nostro operare è servito a sensibilizzare la città e tenere viva la figura del grande artista.

 

Cosa ti aspetti per il futuro?

Ora che una meta è stata raggiunta vogliamo sperare che da qui si riesca a ripartire per concludere l’opera; che l’Amministrazione Comunale riesca a fare lo sforzo per ricordare questi eventi e dia ascolto a chi più di altri si è prodigato a tenere alto il nome di Placido Mandanici, senza badare a sacrifici oltre che a spese, quando la maggior parte dei cosiddetti intellettuali e politicanti di Barcellona Pozzo di Gotto dormiva nell’indifferenza.

 

Un’ultima domanda. Sappiamo che l’arte teatrale è un contenitore di tante altre arti. Cosa proponi all’amministrazione comunale?

Il mio desiderio, e quello del Movimento per la Divulgazione Culturale, è che si istituiscano delle attività collaterali al teatro, attività culturali, naturalmente, che  portino all’istituzione di una compagnia teatrale stabile, ad una vera e propria scuola di teatro con tutti gli annessi e connessi, ovvero danza classica, musica, scenografia ecc. e quindi ad una orchestra.

Ci piacerebbe che Barcellona Pozzo di Gotto potesse diventare una fucina di cultura poiché siamo convinti che abbia le aspirazioni e i presupposti. Naturalmente tutto dipende dalla volontà, dalla fantasia e dalla lungimiranza degli Amministratori Comunali in cui vogliamo credere. Pensiamo che adesso non ci sia da perdere tempo: bisogna stilare dei progetti e fare delle richieste assillanti al ministero della cultura che nel tempo ha sperperato milioni di euro finanziando squallidi film e tant’altro di “amici degli amici” facendo, così, deperire la vera, grande arte teatrale. 

Nella foto il regista-attore Pippo Pollicina, il sindaco Maria Teresa Collica, l'assessore alla Cultura Raffaella Campo e l’artista Giuseppe Messina

 

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