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La Manifestazione al circolo MAE anti-storica e tutta al maschile. L’emigrazione italiana è un’altra cosa

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“Ho accettato volentieri l’invito alla manifestazione di presentazione dell’opera multimediale “I segni dell’emigrazione” organizzata al circolo del Ministero degli Affari Esteri. E ho accolto volentieri l’invito anche perché felicemente colpita dal fatto che le autrici (Grassi, Monacelli e Chiarilli) sono tutte donne. Sono andata con spirito ottimista ma purtroppo mi sono trovata di fronte ad uno spettacolo triste, di altri tempi, che mi ha procurato profonda sensazione di sconcerto. Un evento che con l’attuale realtà degli italiani nel mondo non corrisponde minimamente”. E’ quanto afferma in una dichiarazione Anna Pompei Ruedeberg, consigliere del CGIE ed esponente di primo piano del Partito Democratico della Svizzera, la quale aggiunge: “A presentare il lavoro di tre donne c’erano otto uomini: Umberto Vattani, Alfredo Mantica, Gherardo La Francesca, Piero Badaloni, Alessandro Masi, Antonio Corbisiero, Mario Morcellini, Filippo Gaudenzi. Il ministro degli Esteri Frattini non era presente altrimenti sarebbe stato il nono. Chi conosce il mondo dell’emigrazione di oggi sa perfettamente che lo spettacolo andato in scena al circolo del Ministero degli Esteri, con gli italiani nel mondo non c’entra niente, non lo rappresenta politicamente, culturalmente, socialmente e soprattutto eticamente. In un ambiente patinato, istituzionalmente antico, otto uomini hanno utilizzato le italiane e gli italiani nel mondo non per capirne le ragioni, i problemi, le aspirazioni ma come occasione per promuovere la loro immagine  e la loro attività. Il sottosegretario Mantica dopo aver fatto una lista di conquiste non sue si è prodigato in un intervento di basso profilo, autocelebrativo e celebrativo del compagno di partito Tremaglia, ma guardandosi bene dall’accennare agli oltre cento milioni di tagli che il governo Berlusconi ha stabilito per i prossimi tre anni per quanto riguarda le nostre collettività nel mondo e il Ministero degli Esteri. In che mondo vivono queste persone – si chiede ironicamente Ruedeberg - come fanno a non rendersi conto che questo cerimoniale stucchevole, vuoto di cultura e di contenuti, vuoto dei protagonisti dell’emigrazione e riempito solo da un nulla formalistico e da antichi rituali maschili che ormai viene utilizzato solo in Italia e in alcuni paesi arabi retti da regimi particolarmente conservatori”. “In qualsiasi altro paese europeo – afferma Anna Ruedeberg – come in qualsiasi altra sede di nostre collettività nel mondo, una manifestazione in quelle forme non sarebbe stata possibile. E se devo essere sincera, ma mi riprometto di visionarlo meglio, anche il Cd prodotto mi è sembrato eccessivamente fuori tempo, con immagini e contenuti che non rappresentano la realtà attuale, plurale e dinamica delle nostre collettività all’estero. Per capire questo mondo i promotori della manifestazione romana – conclude Anna Ruedeberg – avrebbero dovuto partecipare all’iniziativa promossa tre giorni prima a Kandersteg dalle associazioni e dalle istituzioni dell’emigrazione italiana in Svizzera e dal CGIE per ricordare la Tragedia del Lötschberg. Una manifestazione vitale, partecipata dalle nostre autorità e dalle  autorità svizzere, che ha visto la presenza di oltre 500 persone, organizzata da donne, uomini e tanti giovani che sono stati e sono protagonisti di un’iniziativa che attraverso la memoria del passato è riuscita a proiettare sul presente e sul futuro le aspirazioni, il dinamismo delle nostre collettività all’estero. Tutta un’altra cosa”.

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