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Vomero, via Luca Giordano: la montagna partorisce il topolino

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            “ Lo stato di degrado e di abbandono nel quale da quattro anni a questa parte, è ridotta una delle più belle ed antiche strade del Vomero, via Luca Giordano, è la testimonianza dei gravi e perduranti danni, causati a quello che è un tempo era considerato tra i quartieri “bene” del capoluogo partenopea, dalla manifesta incapacità gestionale degli attuali amministratori. Il presidente insieme all’intero consiglio della municipalità collinare dovrebbero prenderne atto, traendone le ovvie conclusioni, ovvero dimettendosi “.

 

            “ E’ ancora viva nel popoloso quartiere la protesta, episodio eclatante ed unico a memoria d’uomo nel quartiere, esplosa nella popolosa area, con la comparsa nell’importante arteria di ben due cartelli nei quali erano contenute specifiche accuse con la denuncia della gravità della situazione con numerose aziende ridotte al collasso, dopo che da ben quattro anni, in base ad un nuovo dispositivo di traffico, via Luca Giordano era stata ridotta ad un ibrido con alcuni tratti interdetti al traffico veicolare, laddove il tratto tra piazza degli Artisti e via Carelli era stato destinato ad una sorta di Ztl, miseramente fallita dopo che due anni addietro, a causa dell’ennesimo avvallamento, la corsia riservata ai mezzi autorizzati era stata transennata senza che mai fossero iniziati i lavori di manutenzione “.

 

            “ La mancata partenza della contestuale realizzazione dei lavori di riqualificazione per le nuove destinazioni, così come era avvenuto a suo tempo per l’area pedonale di via Scarlatti con il necessario arredo urbano, con lo spostamento dei sottoservizi, con la sostituzione dell’obsoleto e palesemente insufficiente impianto d’illuminazione, con la messa a dimora di nuove essenze arboree ed il rifacimento di marciapiedi e carreggiate, afflitti da numerose buche e sconnessioni, causa tra l’altro di rovinose cadute dei passanti, nei lunghi anni trascorsi, nel corso dei quali più volte la partenza dei lavori era stata annunciata, senza però mai far seguire alle parole fatti concreti,  avevano, desertificando la zona, producendo danni irreversibili, anche al terziario commerciale, con la chiusura di diverse aziende, laddove  altre potrebbero seguire la stessa sorte a breve “.

 

            “ Peraltro l’avvio dei lavori, che dovevano iniziare subito dopo la “notte bianca” come pomposamente evidenziato, all’atto della protesta, con l’installazione di ben due  manufatti, laddove invece, come era facile prevedere c’è stato poi un ulteriore slittamento di ben tre mesi, è accompagnato dalla notizia che i cantieri, seppure a tratti, con i conseguenti notevoli fastidi e disagi sia per i residenti che per i commercianti, permarranno per circa un anno. Un tempo decisamente lungo per la riqualificazione di poche centinaia di metri di strada, ma perfettamente in linea con le tempistiche tutte partenopee, se solo si pensi ai circa tre anni per ripristinare il transito di poche decine di metri di carreggiata sul ponte di via Cilea o ai recenti “festeggiamenti”, si fa per dire, dei 38 anni per la realizzazione del metro collinare, lavori partiti nel lontano dicembre del 1976 e a tutt’oggi non ancora completati. Per fare un confronto basti pensare al tunnel della Manica, per la cui realizzazione, per un percorso di 50 chilometri, 39 dei quali sotto il mare, ci sono voluti poco più di sei anni “.

 

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