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Omosessualità. Ipersensibilità da parte del mondo cattolico

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Sul blog “Come Gesù” il prete e scrittore Mauro Leonardi scrive: «Nel giro di alcuni mesi ho scritto 67 articoli per Il Sussidiario.net e 32 per L’Huffington. In questi articoli ho toccato moltissimi argomenti sia civili che religiosi. Tre o quattro di questi articoli toccano il tema della omosessualità (non l’ho mai affrontato direttamente, ma solo in modo circostanziato) ma alcuni amici temono che io passi per quello che parla di “omosessualità”. Dai commenti e dai like su quegli articoli si vede naturalmente che esiste da parte del mondo cattolico un’ipersensibilità all’argomento... Dove può radicare questa paura? Faccio qualche ipotesi: l’idea che se un omosessuale sia, per esempio, una presenza significativa in un oratorio questo significhi che forse anche i miei figli e le mie figlie diventeranno omosessuali. Oppure che lo divengano mio marito o la mia moglie. Oppure che io stesso mi scopra tale. Non riesco ad immaginare altro».

L’esistenza dell’omofobia, paura e avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, non ha bisogno d’essere dimostrata. Ma don Mauro Leonardi si chiede per quale motivo questo fenomeno si accentui nel mondo cattolico. Uno dei motivi è abbastanza semplice: l’omosessuale oltre ad essere il diverso, colui che in qualche modo attenta  alla perfezione della natura e soprattutto della natura maschile, colui che compie atti “contro natura”, per il cattolico è anche un peccatore. Un peccatore, perché c’è scritto nella Bibbia, perché così è sempre stato secondo la Tradizione (cfr n. 2357 del Catechismo).  E il fatto che sia un peccatore legittima il suo sentimento, la sua avversione, giustifica la sua irrazionalità. Quando don Mauro Leonardi, un sacerdote, afferma che gli omosessuali possono anche sposarsi, purché la loro unione non si chiami matrimonio, l’omofobo sente che la sua posizione comincia a vacillare, che la sua irrazionalità non ha giustificazione. Quando Papa Francesco, riguardo agli omosessuali, dice: “Chi sono io per giudicare?”, l’omofobo si sente mancare il terreno sotto i piedi. Ricredersi alle volte è un po’ come far morire parte di se stessi.

Elisa Merlo

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