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LEGGI RAZZIALI E LA RESPONSABILITA’ DELLA MONARCHIA

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Intervista ad ALBERTO CONTERIO

 

“… gli ebrei fascisti non erano un corpo estraneo all’ebraismo italiano che era,

(scritto da Nicola Tranfaglia) “profondamente integrato nella società plasmata dal regime fascista”

 e che i suoi più alti ed influenti esponenti proclamavano

“l’assoluta fedeltà degli israeliti al fascismo e al suo duce”.

 Renzo De Felice, nel ’93 sul suo “Storia degli ebrei italiani” scrive inoltre che essi, (gli ebrei),

furono fondatori, per esempio, dei fasci di combattimento di Milano. Senza remore per il tradimento verso la

Monarchia alla quale tanto dovevano e devono, furono finanziatori del partito fascista,

(che sappiamo era repubblicano nel suo programma e nella sua anima, e del suo giornale “Il Popolo d’Italia”),

 ebbero parte attiva nelle squadre di Italo Balbo e figurano persino nel “martirologio ufficiale della rivoluzione fascista”. Furono infine, protagonisti numerosi della “marcia su Roma” … (Alberto Conterio)

 

 

CANZANO 1-  Naturalmente come prima domanda do la parola ad un esponente della comunità ebraica Gattegna, visto che sono stati coloro che hanno subito le conseguenze delle leggi razziali, infatti Gattegna afferma: “Le leggi razziali sono state emanate dal regime fascista, convalidate dalla monarchia quindi mi sembra difficile separare le due cose: ritengo che quando si tratta di argomenti così importanti è necessario anche essere molto cauti nelle dichiarazioni e più che singole frasi bisognerebbe approfondire la parte storica, gli avvenimenti e insegnare ai giovani questo passato tragico perchè non si ripeta mai più”.

Che parte ha avuto la monarchia? Sappiamo che le leggi razziali antiebraiche furono abolite  nei  45  giorni  del  governo  Badoglio,  quindi  sotto il  regno di  Vittorio

 Emanuele III.

 

CONTERIO – Ha ragione il Sig. Gattegna quando afferma che occorre essere cauti e approfondire la parte storica degli argomenti prima di fare delle dichiarazioni. Occorre soprattutto contestualizzare i fatti accaduti, nel periodo storico in cui si sono verificati, tentando non di giustificarli, ma di capire se vi fossero effettivamente altre vie possibili da poter seguire. E’ per questo, che al contrario del Sig. Gattegna sono giunto alla conclusione opposta, e cioè che la Monarchia Sabauda, non solo deve restare ben distinta dal fascismo e dalla promulgazione di queste odiosissime leggi ma dovrebbe essere rivalutata per aver salvato moltissimi ebrei con il suo operato.

Sarebbe davvero opportuno giungere ad un riconoscimento a Casa Savoia proprio come di recente attribuito a Sua Santità il Papa Pio XII

Nessuno può negare che nella storia gli ebrei vengono sistematicamente cacciati da ogni dove, sin quando dal XV Secolo, molti trovano rifugio sotto le ali della Monarchia Sabauda che consentì loro di costruire sinagoghe e prosperare sino a giungere, nell’Italia unita, ai più alti vertici a ridosso della Corona e a conseguire lo stato nobiliare.

La Legge della Monarchia di Casa Savoia per l’Ebraismo (29 Marzo 1848) è quella di Re Carlo Alberto che “fu tra i primi Sovrani d’Europa nel dare ai suoi sudditi ebrei la piena uguaglianza di diritti, e questa non fu mai revocata nel Regno di Sardegna e poi d’Italia, fino alle famigerate, dissonanti, leggi razziali di Mussolini”, lo scrive Gina Formiggini, nel suo piccolo saggio “Stella d’Italia Stella di David” del 1970.

Leggendo altri testi, si arriva a capire che gli ebrei in Italia, come tanti altri popoli nel mondo (prima del 1938), fecero pessimo uso della democrazia e dei loro diritti civili.

Furono infatti tra i più accaniti sostenitori del fascismo e attivi favoreggiatori della cultura e della politica che avrebbe condotto alle leggi razziali per scimmiottare Hitler.

E gli ebrei fascisti non erano un corpo estraneo all’ebraismo italiano che era, (scritto da Nicola Tranfaglia) “profondamente integrato nella società plasmata dal regime fascista” e che i suoi più alti ed influenti esponenti proclamavano “l’assoluta fedeltà degli israeliti al fascismo e al suo duce”. Renzo De Felice, nel ’93 sul suo “Storia degli ebrei italiani” scrive inoltre che essi, (gli ebrei), furono fondatori, per esempio, dei fasci di combattimento di Milano. Senza remore per il tradimento verso la Monarchia alla quale tanto dovevano e devono, furono finanziatori del partito fascista, (che sappiamo era repubblicano nel suo programma e nella sua anima, e del suo giornale “Il Popolo d’Italia”), ebbero parte attiva nelle squadre di Italo Balbo e figurano persino nel “martirologio ufficiale della rivoluzione fascista”. Furono infine, protagonisti numerosi della “marcia su Roma”

Sempre dal De Felice, apprendiamo che “il fascismo trovò un vasto seguito tra gli ebrei” e Curzio Malaperte, altra “intelligenza scomoda” arriva a scrivere addirittura che “Gli ebrei italiani sono stati fino al 1938 fervidi fascisti nella quasi totalità.”, e poi ancora “Gli ebrei antifascisti erano rari, tra di essi annoveravano addirittura "martiri fascisti". Fascisti fervidi nella quasi loro totalità sino al 1938”.

Arriviamo quindi al 1938, anno in cui il Re Sabaudo, da essi abbandonato, (o meglio tradito dico io, da chi dopo aver avuto dalla Dinastia, ha preferito sostenere un partito repubblicano com’era quello fascista contro la Dinastia stessa), opporsi, solo e con la sola forza di un dettato costituzionale che gli consente di dire “no” solo due volte, alla volontà di quel partito che volle discriminare, brutalmente ed ignobilmente addirittura tra i suoi più ferventi fondatori.

Solo contro un regime, in quel 1938, che non è solo forte della totale adesione del Paese, ma forte anche del voto del Parlamento che dei quattrocento deputati in carica, riuniti alla Camera per votare quella sciagurata legge antiebraica, ne ha presenti 351. Tutti, e ripeto tutti, votarono a favore, anche nello scrutinio segreto. E al Senato,

alla seduta del 20 Dicembre 1938 si contarono 164 presenti. Mancava il numero legale. Tra i presenti vi erano Luigi Einaudi, Da Como, Imperiali, Pecori Giraldi, Salvago Raggi e De Bono, che già si era dichiarato contrario in seno al Gran Consiglio.

Il Re fu l'unico, in Italia, a difendere gli ebrei dalla follia dei politici. Lo fece come meglio poteva da Sovrano costituzionale, meglio in ogni caso di come avrebbe fatto un presidente di repubblica che, in quanto eletto, sarebbe stato complice attivo degli stessi politici che vollero quelle leggi assurde.

Il Re era contrario a quelle norme discriminatorie e rifiutò di firmarle per ben 2 volte, nella speranza che i parlamentari ci ripensassero, ma senza alcun risultato.

Il segnale fermo e chiaro di cui il Re aveva bisogno per bloccare la legge non arrivò affatto. È così che il Re costituzionale, solo, deve alla fine firmare.

A quel punto, Vittorio Emanuele III sapeva che c’erano due possibilità :

 

1) Non firmare, con la prevedibile conseguenza che le leggi sarebbero state promulgate ugualmente e che Mussolini lo avrebbe esautorato, per mezzo di una legge ad hoc e giustificando tale provvedimento con qualche manovra di carattere propagandistico.

La situazione politica interna di quel periodo vedeva il fascismo all’apice del suo successo e del consenso popolare. Il duce non sopportava la Monarchia, perché questa lo limitava.

Non firmare le leggi in questione avrebbe voluto dare a Mussolini l’appiglio che aspettava da tempo per l’esautorazione della Monarchia.

2) Firmare le leggi, facendo il possibile affinché non venissero applicate rigidamente.

 

Questo grande Re, la terza volta firmò quindi, ma come abbiamo detto, lo fece facendosi precursore di quella che oggi chiamiamo “disubbidienza civile”. Fu il primo, infatti, a rifiutarsi di licenziare dal suo incarico il medico ebreo Artom di Sant’Agnese, ginecologo di Corte.

Suo figlio, Umberto di Savoia, Principe Ereditario, disubbidì non ottemperando al Regio Decreto con il rifiuto di licenziare il suo aiutante di campo, Salvadori, anch’egli ebreo.

Gli intellettuali del tempo e la stessa Chiesa Cattolica non organizzarono alcuna opposizione aperta nel Paese.

Il Re non era razzista, e lo dimostrano le conferme dello storico Luciano Regolo, di fede repubblicana, e dalle stesse fonti originali fasciste, dove apprendiamo dell’azione moderatrice effettivamente svolta dal Sovrano sui deliranti propositi antisemiti di Mussolini e dei fanatici del regime. La Real Casa, infatti si impegno immediatamente con progetti anche ambiziosi in favore degli ebrei già prima della guerra (ad esempio, il progetto del Viceré d’Etiopia il Duca d’Aosta, dimenticato da tutti) e poi durante la guerra, collaborò attivamente con la Santa Sede per la salvezza di numerosi ebrei Italiani.

I Savoia quindi si rivelarono in quel particolare periodo storico, gli unici veri e fedeli amici degli Ebrei. A dirlo sono gli ebrei stessi. Dal Centro di Documentazione ebraica contemporanea infatti, volume a cura di Guido Valabrega, dal titolo : “Gli ebrei in Italia durante il Fascismo”, marzo 1962 leggiamo : “Si deve obiettivamente riconoscere che fino all’8 settembre 1943 la persecuzione razziale in Italia fu contenuta in limiti moderati e di portata soprattutto economica(…)Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 comincia per gli ebrei italiani un tremendo periodo nuovo: l’Italia era ormai sotto il tallone tedesco e Mussolini voleva riabilitarsi agli occhi dell’alleato.”

Anche questa pur onesta ammissione è però sufficientemente fumosa, politically correct diremmo oggi, o adatta a regger il lume ai mestatori della Storia che vogliono criminalizzare la Monarchia Sabauda a tutti i costi. Riesce infatti a non nominare il Sovrano, a non dire che i "limiti moderati" dell'antisemitismo erano dovuti alla Corona, a non accennare alla repubblica quale realtà politica che consentì la feroce estensione ed applicazione delle leggi contro gli ebrei.

E' una ammissione che non ha la chiarezza degli slogan repubblicani del dopoguerra alla quale siamo abituati, e che vuole gabbare la Storia. E’ in sintonia quindi con L'Italia d’oggi, che vuole dormire sonni tranquilli sazia di "re fascista" e "re razzista" per occultare al meglio le responsabilità vere (vedasi votazioni alla Camera ed al Senato nel 1938). 

Torno quindi a ribadire con forza e convinzione, che firmando quelle leggi, dopo aver fatto il possibile per evitarle, Vittorio Emanuele III dimostrò ancora una volta di saper fare i conti con la realtà e di essere in grado di agire per il bene dell’Italia e del suo popolo (tutto il popolo, non solo gli ebrei), pur sapendo di esporsi a critiche anche feroci e di mettere a repentaglio la sua immagine.

 

CANZANO 2- Se il Fascismo aveva voluto le leggi razziali  in omaggio a Hitler, come 

mai  Hitler non mosse  un  dito quando  dette  leggi,  da  lui  evidentemente  ispirate,

venivano di colpo abrogate?

 

CONTERIO – Di fatto le leggi furono abrogate dal legittimo Governo del Regno d’Italia che all’epoca comprendeva soltanto la parte meridionale della nostra penisola. Hitler sul finire del 1943, non aveva più la possibilità di vendetta sulla quella parte del nostro Paese. Questo perché grazie proprio al trasferimento del Re e del Governo a Brindisi, l’Italia LEGALE poteva continuare a legiferare e ad agire nell’interesse suo e del suo popolo, Ebrei compresi. Senza l’8 settembre insomma non avremmo avuto rinascita nazionale e le leggi razziali sarebbero rimaste valide ancora per diverso tempo. Lo dimostra ciò che avvenne nei territori che dovettero sopportare la follia insultante della RSI, uno stato fantoccio servo della Germania di Hitler.

 

CANZANO 3- “Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale” dice Alemanno. Allora chi le ha volute le leggi razziali?

 

CONTERIO – Penso onestamente che si arrivò a quelle Leggi senza particolare convinzione anche da parte dei più accesi fascisti dell’epoca.

Vi sono documenti contrastanti, Mussolini sicuramente voleva saldare la sua amicizia con la Germania di Hitler. Come abbiamo già detto in precedenza molti fascisti erano anche Ebrei. Questo penso, dovette essere “imbarazzante” per il Duce, se l’imbarazzo è una sensazione che provano anche politici così spregiudicati. Del resto abbiamo testimonianze di quanto Mussolini si impegno per esse. Una di queste appartiene al genero Ciano, dove nei famosi “Diari”, alla data del 28 novembre 1938, annotò :

“Trovo il Duce indignato col Re. Per tre volte, durante il colloquio di stamane, il Re ha detto al Duce che prova una “infinita pietà per gli ebrei”. Ha citato casi di persone perseguitate, e tra gli altri il generale Pugliese che, vecchio di ottant’anni e carico di medaglie e di ferite deve rimanere senza domestica. Il Duce ha detto vi sono 20.000 persone con la schiena debole, che si commuovono per la sorte degli ebrei. Il Re ha detto che è tra quelli.

Poi il Re ha parlato anche contro la Germania, per la creazione della quarta divisione alpina.

Il Duce era molto violento nelle espressioni contro la Monarchia. Medita sempre più il cambiamento di sistema. Forse non è ancora il momento. Vi sarebbero reazioni...” 

 

CANZANO 4- Elena Loewenthal sul quotidiano La Stampa del 8.9.2008 scrive: “Queste leggi, tanto spietate quanto assurde, non furono un meteorite precipitato sul ridente pianeta Italia da una remota e maligna regione siderale. Furono il prodotto di forze congiunte: il regime fascista, la consenziente monarchia (i cui degni eredi, forse perché non hanno più nessun regio decreto da firmare, si son dati allo sport, con risultati davvero eccellenti nel lancio di boutades) e il popolo italiano. Stretto nelle maglie di questa orribile storia, che tuttavia è proprio la sua”.

(C:Documents and SettingsGiovanna.UTENTE-OONB0K2VDesktopQuelle leggi razziali italiane - LASTAMPA_it.htm)

Come esponente della monarchia ed italiano cosa vuole ribadire alla Loewenthal?

 

 

CONTERIO – Di fronte all’Articolo della Loewenthal, che ho letto, provo un profondo senso di disagio. Ripeto per evitare d’essere frainteso : le leggi fasciste contro la comunità ebraica in Italia sono assurde e vergognose, ma il livore ed il sarcasmo dimostrato contro gli italiani come popolo e contro i discendenti di Casa Savoia di oggi dalla Sig.ra Loewenthal mi paiono francamente esagerati e fuori luogo, come quello delle Boutades, che fino a prova contraria, non hanno mai discriminato o fatto del male a nessuno.

Volendo poi analizzare nei contenuti queste “spietate quanto assurde” leggi, ci si accorge che :  da esse erano esentati i figli ed i parenti di chi :

ha partecipato alla guerra Libica del 1911,

ha partecipato alla Grande Guerra,

ha partecipato alla guerra di Abissinia,

ha partecipato alla guerra Spagnola, il tutto come volontario. Erano parimenti esentati dall'applicazione delle leggi tutti quelli (compresi i parenti) che avevano si partecipato a una o tutte delle suddette guerre ma non da volontari, ma che comunque avessero riportato ferite o mutilazioni o che furono fregiati della croce di guerra.

Era esentato anche chi fosse titolare della tessera dei Fasci di combattimento e del PNF da '19 al '24 (e abbiamo già scritto che non furono casi isolati) o avesse riportato ferite o mutilazioni in guerre o azioni per la causa rivoluzionaria Fascista, inoltre era esentato chi avesse avuto particolari onorificenze conferite da alte cariche dello stato.

Sulla scuola, era bandita si, la fraquentazione scolastica per gli ebrei, ma vennero create a spese dello stato scuole e licei in cui insegneranno esclusivamente docenti ebrei con libri di testo scritti da ebrei ecc. ecc.

In un Paese come il nostro che in 30 anni aveva fatto 4 guerre e una quasi rivoluzione non dovevano essere poche le persone che rientravano in questi requisiti credo…

Torno a ripetere quindi, che se il comportamento degli Italiani contro gli Ebrei fu spietato come lo definisce la Sig.ra Loewenthal, poté esserlo solo dopo l’8 settembre in quei territori “gestiti” direttamente dai Tedeschi con il contributo scellerato e ottuso di chi tra politici e militari aderì all’RSI.

 

 

 

BIOGRAFIA

 

Sono nato ad Aosta il 5 aprile 1964.

Mio padre è un fabbro così come il nonno. Sarto invece il mio bisnonno ! Di famiglia piccolo borghese quindi cresco alla periferia di Torino, una periferia in espansione e di grandi contrasti. Frequento le scuole pubbliche terminando gli studi con un diploma tecnico di scuola media superiore in un periodo (1983) di gravi conflitti e scontri sociali. Presto servizio militare quale Ufficiale di Complemento nell’Esercito. 

Dopo questa importante parentesi formativa trovo impiego in varie aziende private, operando sempre nel settore della Qualità e della Gestione del Sistema di Qualità.

 

Iscritto all’associazionismo Monarchico da oltre 25 anni, dal luglio 2005 sono Dirigente dell’Unione Monarchica Italiana per la Provincia di Biella, dove risiedo. Sono promotore di iniziative locali di carattere storico e culturale e gestisco come informatico autodidatta il Sito Web “biellamonarchica.it” ed il Blog “opinionimonarchiche.blogspot.com”.

Per raccogliere la voce dei Monarchici sul Web, ho creato il Forum “Savoia - Monarchia Oggi” all’interno del sito “politicaonline.net”, attualmente il più seguito ed importante Forum Monarchico d’Italia con non meno di 300 interventi settimanali.

Coordino inoltre la redazione del piccolo periodico informativo locale “ARALDO di Biella” attento soprattutto alle problematiche sociali e politiche.

E’ mio diletto puntualizzare gli stati d’animo e le opinioni con lettere ed articoli sovente pubblicati dalla stampa locale e nazionale.

Collaboro spesso con l’Agenzia Stampa FERT.

 

Nemico dichiarato del caos e dell’anarchia ho recentemente concluso di scrivere un saggio di opinioni, ricco di curiosità per lo più nascoste o dimenticate, che sintetizzano il pensiero di un moderno Monarchico, che facendo tesoro senza pregiudizi della storia, riflette sul futuro del proprio Paese. (Sarà pubblicato a breve) In esso sono raccolti argomenti e tematiche che via via si sono presentate negli ultimi anni, consentendomi di prendere spunto per esternare e rendere pubblico il mio ideale Monarchico che ritengo sempre più attuale.

 

Sito UMI di Biella
http://www.biellamonarchica.it

 

Blog – Opinioni Monarchiche
http://www.opinionimonarchiche.blogspot.com

 

Forum “Savoia-Monarchia Oggi”

http://www.politicaonline.org/forum/forumdisplay.php?f=143

 

giovanna.canzano@email.it

skype: giovanna canzano roma

 

Invia commento comment Commenti (2 inviato)

  • Inviato in data Ferdinando Barbolani di Montauto, 12 Aprile, 2012 07:25:42
    Di tutte le azioni commesse da Vittorio Emanuele III: complicità (per paura) con la dittatura di Mussolini, firma (per paura) delle leggi razziali, fuga (per paura dei tedeschi) da Roma lasciando l'Esercito senza ordini, allo sbando. Chi rimborserà mai il popolo italiano? ----------------- Appena arrivato a Brindisi il re e imperatore si era sentito in dovere di giustificare le sue pavide azioni, richiamandosi in modo INDECENTE, al bene supremo della Patria. Proclama del Re trasmesso per radio da Brindisi il 10 settembre 1943. "Per il supremo bene della Patria, che è stato sempre il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita e nell'intento di evitare più gravi sofferenze e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta dell'armistizio. Italiani, per la salvezza della Capitale e per poter pienamente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e con le Autorità Militari, mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale. Italiani, faccio sicuro affidamento su di voi per ogni evento, come voi potete contare fino all'estremo sacrificio, sul vostro Re. Che Iddio assista l'Italia in quest'ora grave della sua storia. Vittorio Emanuele" -------------------------- Trentanove mesi prima lo stesso Re e imperatore, il giorno dopo la dichiarazione di guerra, da intrepido combattente ... qual'era, si era già trasferito in zona di operazioni, per meglio contribuire a pugnalare la Francia morente, e aveva trasmesso agli italiani questo STOMACHEVOLE proclama: ”Soldati di terra di mare e dell’aria: capo supremo di tutte le forze di terra, di mare e dell’aria, seguendo i miei sentimenti e le tradizioni della mia Casa, come 25 anni or sono, ritorno tra voi. Affido al Capo del Governo, Duce del Fascismo, Primo Maresciallo dell’Impero, il comando delle truppe operanti su tutte le fronti. Il mio primo pensiero vi raggiunge, mentre, con me, dividendo l’attaccamento profondo e la dedizione completa alla nostra Patria immortale, vi accingete ad affrontare, insieme colla Germania alleata nuove difficili prove con fede incrollabile di superarle. Soldati di terra, di mare e dell’aria, unito a voi come non mai, sono sicuro che il vostro valore ed il patriottismo del popolo italiano sapranno ancora una volta assicurare la Vittoria alle nostre armi gloriose." Zona di operazioni, 11-6-1940-XVIII.
  • Inviato in data http://piombino-storia.blogspot.com/2010/09/8-settembre-re-ministri-generali-lo.html, 04 Marzo, 2012 20:17:45
    Vittorio Emanuele III (1869-1947): re d\'Italia dal 1900, fu succube di Mussolini di cui controfirmò ogni decisione comprese le leggi razziali e la guerra a fianco della Germania. Il 9 settembre 1943 fuggì da Roma abbandonando il paese e l\'esercito a se stessi. Abdicò il 9 maggio 1946 e si rifugiò in Egitto dove morì l\'anno dopo.