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Proposta di riforma della ripartizione dei seggi del Parlamento europeo - n. 3-01321

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Cassola (Verdi):
Proposta di riforma della ripartizione dei seggi del Parlamento europeo - n. 3-01321 )
PRESIDENTE . Il deputato Cassola ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01321 , concernente la proposta di riforma della ripartizione dei seggi del Parlamento europeo (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 12) .
ARNOLD CASSOLA . Signor Presidente, signor Ministro, il Consiglio europeo dello scorso giugno ha ridotto il numero dei parlamentari europei a 750, a partire dal 2009, con un minimo di sei seggi per i piccoli Paesi (come Malta) e con un massimo di 96 per la Germania. Normalmente, per l'Italia, la Francia e la Gran Bretagna è sempre esistita la parità numerica, attualmente pari a 78 seggi. Con la riforma si prevedono 72 seggi per l'Italia, 73 per la Gran Bretagna e 74 per la Francia, in quanto il calcolo è stato fatto sul numero dei residenti e non sul numero dei cittadini. Quindi, tenendo salvo il principio, che prevede un minimo di 6 e un massimo di 96 seggi, cosa intende fare il Governo affinché continui ad esistere la parità numerica tra i parlamentari italiani, britannici e francesi? Vorrei, inoltre, sapere se il Governo intende insistere nell'adozione del criterio di ripartizione dei seggi che tiene in considerazione anche il numero di italiani residenti in Europa, che sono almeno due milioni, registrati all'AIRE.
PRESIDENTE . Il Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Giulio Santagata, ha facoltà di rispondere.
GIULIO SANTAGATA , Ministro per l'attuazione del programma di Governo . Signor Presidente, il tema della futura distribuzione dei seggi al Parlamento europeo è stato esaminato dall'Assemblea di Strasburgo, in parallelo con la discussione sul trattato di riforma da parte della conferenza intergovernativa. La posizione del Governo sull'esito provvisorio dei due processi è però molto diversa. Infatti, il Governo è decisamente a favore del progetto di trattato di riforma, ma è nettamente contrario alla risoluzione presentata dai relatori Lamassoure e Severin, che la riunione plenaria del Parlamento europeo sta esaminando proprio in queste ore. La nostra contrarietà alla proposta di risoluzione deriva proprio dal fatto che la riteniamo in contrasto con le previsioni del trattato di riforma, il quale parla di rappresentanza dei cittadini europei e non più di popoli dell'Unione. La proposta Lamassoure si basa, invece, su dati relativi alle popolazioni residenti all'interno di ciascuno Stato membro. Quindi, si tratta di un approccio che non riflette i cambiamenti intervenuti a livello dei trattati.
La strumentale applicazione di tale criterio nella risoluzione fa, tra l'altro, venire meno la tradizionale parità tra i seggi assegnati a Francia, Regno Unito ed Italia. Per tali motivi, il Governo ha sostenuto l'azione assolutamente bipartisan dei nostri parlamentari a Bruxelles e Strasburgo, per correggere tale errore di impostazione. Ciò premesso, qualora il Parlamento europeo approvi comunque oggi il progetto Lamassoure, pur con gli emendamenti introdotti al testo, la responsabilità passerebbe al Consiglio europeo, che a giugno aveva invitato il Parlamento a predisporre una proposta in tal senso.
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Nelle intenzioni della presidenza portoghese, la conferenza intergovernativa che si svolgerà in occasione del prossimo vertice dovrebbe adottare una dichiarazione da allegare al futuro trattato, che recepirebbe la proposta del Parlamento sulla sua composizione a partire dal 2009. Riteniamo che non vi sia alcuna esigenza di concordare la nuova composizione del Parlamento europeo già in occasione del prossimo vertice. Il Governo si batterà, quindi, affinché il prossimo vertice rinvii una decisione su questo tema, accogliendo la necessità di ulteriori approfondimenti sull'individuazione di una base di dati condivisa. Infatti, è meglio non introdurre un tema divisivo nel vertice che dovrà auspicabilmente sancire l'accordo politico sul trattato di riforma. Qualora tale compromesso non venga raggiunto in tempo utile, prima delle elezioni europee, si continuerebbe ad applicare la ripartizione prevista dall'accordo di adesione di Romania e Bulgaria. In alternativa, il Consiglio europeo potrebbe esaminare il tema e prendere atto della impossibilità di raggiungere una soluzione condivisa sull'applicazione anticipata dal nuovo Trattato dell'Unione europea. L'obiettivo fondamentale sarà comunque evitare che venga adottata una decisione pregiudizievole dei nostri interessi, che costituirebbe altresì un vulnus rispetto alla lettera e allo spirito del trattato di riforma.
PRESIDENTE . Il deputato Cassola ha facoltà di replicare.
ARNOLD CASSOLA . Signor Presidente, ringrazio il Ministro, sono soddisfatto nel constatare che il Governo sta utilizzando l'argomentazione che bisogna calcolare i cittadini e non soltanto i residenti di un Paese e che, pertanto, sta valutando la presenza dei due milioni di italiani in Europa. Sono contento anche di sapere che a Bruxelles esiste un atteggiamento bipartisan di tutti gli europarlamentari. Al contrario, sono molto insoddisfatto dell'atteggiamento del Parlamento italiano in cui non esiste una posizione bipartisan nei confronti degli italiani all'estero ed anzi, dalle risultanze del dibattito svoltosi in Commissione la settimana scorsa è emerso che esistono posizioni contrarie alla rappresentanza dei cittadini italiani all'estero. Cito quella dell'onorevole Giampiero D'Alia, dell'UDC, personalmente favorevole ad eliminare i parlamentari eletti all'estero, sia alla Camera sia al Senato. L'onorevole Gabriele Boscetto di Forza Italia condivide le preoccupazioni espresse da D'Alia in ordine ai rischi collegati alla collocazione degli eletti nella Camera politica. L'onorevole Bocchino, di Alleanza Nazionale, esprime la sua personale convinzione che il numero dei parlamentari eletti all'estero debba essere ridotto. Non solo il centrodestra, ma anche il centrosinistra si esprime in questi termini: l'onorevole Graziella Mascia insiste che il suo partito è assolutamente contrario a prevedere una rappresentanza degli italiani eletti all'estero nel Parlamento italiano. Queste argomentazioni a livello nazionale non aiutano il Governo italiano all'estero, nel momento in cui deve dare forza alla sua argomentazione che gli italiani residenti in Europa sono anch'essi cittadini italiani, del Paese Italia. Vorrei ascoltare i politici italiani parlare all'unisono e vorrei che gli italiani all'estero non venissero utilizzati come cittadini di serie A quando si tratta di acquistare un seggio in più al Parlamento europeo e come cittadini di serie Z nel momento in cui si parla del futuro assetto del Parlamento italiano (Applausi dei deputati del gruppo Verdi).

 

 

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