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L’inchiesta “Puma”, condotta dalla DDA di Catanzaro

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Ai ministri della Giustizia  dell’Interno e dell’Ambiente e Tutela del Territorio –Per sapere – Premesso che:

- l’inchiesta “Puma”, condotta dalla DDA di Catanzaro ha visto coinvolti , tra gli altri, un consigliere regionale, oggi sospeso dalla carica, e Raffaele Vrenna, imprenditore, nel momento del coinvolgimento, presidente dell’Assindustria crotonese, vicepresidente della Confindustria Calabria e presidente del Crotone calcio;

- le accuse in fase di indagine erano di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, falso e corruzione;

- nella lunga requisitoria del processo, col rito abbreviato, scaturito dall’inchiesta “Puma”, il Pm Pierpaolo Bruni ha denunziato le decisioni assunte: “ Gip e TdL di Catanzaro meno rigorosi coi colletti bianchi “ (dove per “colletti bianchi” si fa riferimento, tra gli altri, proprio all’imprenditore Raffaele Vrenna);

- nella requisitoria il Pm ha ricordato che Vrenna “era in ottimi rapporti con i personaggi della cosca”;

- il Pm ha chiesto 10 anni di reclusione e la sentenza, emessa nel mese di giugno 2008,  ha portato alla condanna di 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, dell’imprenditore Raffaele Vrenna;

- l’imprenditore Vrenna, nel momento della condanna, era comproprietario con il fratello Giovanni della società “Sovreco SpA”, con partecipazione diretta al capitale sociale di ben 6 società miste sparse in tutta la Calabria e con qualche legame anche in Campania, tutto nel settore di gestione dei rifiuti;

- Vrenna non era nuovo ad interventi giudiziari: nel 2005 una delle sue ditte di smaltimento rifiuti, la Mida Srl, vincitrice dell’appalto di alcuni lavori presso l’Azienda sanitaria locale di Messina, era finita sotto un inchiesta che aveva portato agli arresti domiciliari, per ben sei mesi, dell’imprenditore in questione; il procedimento penale era stato poi  trasferito dalla Procura di Messina a quella di Crotone dove si è concluso con la piena assoluzione dell’imputato;

- dopo la richiesta  di condanna nel processo “Puma”, l’imprenditore Vrenna si è autosospeso dalla carica di responsabile degli industriali crotonesi;

- a seguito della condanna in primo grado, riportata  dal Vrenna nel processo “Puma”, il Prefetto di Crotone, nello scorso mese di agosto 2008, ha correttamente comunicato agli Enti calabresi che avevano il contratto con le ditte di smaltimento rifiuti di proprietà dell’imprenditore crotonese, che questi non era più in possesso dei requisiti per ottenere la certificazione antimafia;

 

 

 


- dopo la comunicazione del Prefetto di Crotone, Raffaele Vrenna ha deciso di cedere tutte le sue quote di partecipazione nelle società “Sovreco”, “Salvaguardia Ambientale”, “Mida” e “Football Club Crotone”;

- la Prefettura di Crotone ha disposto gli accertamenti sulla nuova composizione societaria della “Sovreco”; quale amministratore del suo patrimonio, Raffaele Vrenna ha indicato il commercialista Angelo Berlingeri, i beneficiari sono i suoi familiari, la moglie Patrizia ( segretaria del Procuratore della Repubblica di Crotone, Franco Tricoli) e i due figli, quale garante ci sarebbe il fratello Giovanni;

 

-  successivamente alla cessione delle quote, si è subito parlato della nascita di una società “Trust” che gestisse in maniera separata il patrimonio senza venirne in possesso;

- in seguito alla revoca della certificazione antimafia alle società dell’imprenditore Raffaele Vrenna, in data 8 agosto 2008, l’Ufficio del Commissario per il superamento della criticità ambientale in Calabria ha interrotto i rapporti con la società “Sovreco”di Crotone;

- la citata revoca, di carattere emergenziale e dovuta secondo la normativa antimafia, è stata seguita da proteste dei sindaci dei Comuni calabresi presso i quali era stata destinata la ripartizione dei rifiuti solidi urbani solitamente inviati nella discarica di proprietà del Vrenna;

- alla protesta dei sindaci si è unita quella del Governatore della Calabria , Agazio Loiero, il quale, peraltro, proprio ultimamente aveva invocato la proroga del decennale  stato di emergenza ambientale in Calabria: proroga ottenuta fino al 31.12.2008;

- l’interrogante ha ritenuto davvero assurde le proteste di Sindaci e  Governatore difronte alla obbligata interruzione dei rapporti con un privato che aveva perso le prerogative previste dalla vigente legislazione antimafia;

- il 12 agosto 2008, inspiegabilmente e, ad avviso dell’interrogante, aggirando la normativa antimafia, dopo un incontro con il presidente della Giunta regionale calabrese, Agazio Loiero, il Prefetto Goffredo Sottile, Commissario delegato per il superamento della criticità ambientale, ha riaperto l’impianto della società “Sovreco”;

- il giorno successivo la stampa ha dato notizia che il Procuratore della Repubblica di Crotone, Franco Tricoli ( la cui segretaria, Patrizia Comito, è moglie di Raffaele Vrenna), e che sarebbe andato in pensione dopo quattro giorni, avrebbe assunto la figura di “blind Trust”, di fatto solo”Trust”, del gruppo Vrenna;

 

 

 

 

 


- il Procuratore della Repubblica di Crotone guidava ancora, in quel momento l’Ufficio presso il quale lavora il magistrato, Pierpaolo Bruni, Pm nel processo “Puma”, contro l’imprenditore Raffaele Vrenna;

- di fatto, il Procuratore Tricoli, in  data 08.08.2008 ha inoltrato domanda di collocamento in pensione ed il 18.08.2008 è stato collocato in pensione ed ha assunto l’incarico di presidente del “trust” che il gruppo Vrenna ha inteso realizzare per sottrarsi alle conseguenze insite nella condanna a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa di Raffaele Vrenna;

- ad avviso dell’interrogante appare anomala la scelta del Procuratore Tricoli nel lasciare l’Ufficio della Procura per assumere, senza soluzione di continuità, l’incarico di garante di una società che il suo stesso Ufficio ha messo al centro delle proprie indagini , fino ad ottenerne la condanna del maggiore azionista;

- l’interrogante ritiene, altresì, di dover puntualizzare la stranezza dell’incarico assunto dall’ex Procuratore Tricoli, il quale ha avuto al suo fianco, come segretaria, la moglie di Raffaele Vrenna, affidataria di alcune quote, cedute dal marito, dela società “Sovreco”, ed ancora oggi rimasta quale cancelliere, all’interno della Procura di Crotone;

- nella vicenda non può passare inosservata la dichiarazione dell’Antitrust sulla gestione dei rifiuti in Calabria; sul bollettino settimanale di metà agosto 2008 l’Antitrust ha parlato di “un organizzazione non trasparente dei sistemi di gestione della raccolta differenziata, culminata nella costituzione di società a capitale misto pubblico-privato senza ricorso ad alcun tipo di gara come prescritto dalla legge”; la segnalazione dell’Antitrust  ha, altresì, messo in evidenza come l’intero sistema di privativa  posto in essere nella regione Calabria sia stato costituito in deroga alla normativa vigente a livello comunitario e nazionale e che la gestione, in concreto, di questo tipo di servizi, abbia dimostrato elementi di forti criticità, gravi inefficienze ed inadeguatezze;

- un collaboratore di giustizia, proprio nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca Vrenna-Bonaventura-Corigliano, avrebbe denunziato rapporti della ‘ndrangheta crotonese con le istituzioni ed anche con rappresentanti della magistratura;

- nei primi giorni del corrente mese di settembre 2008 i Carabinieri di Crotone, su delega della Procura, hanno acquisito in Prefettura tutti gli atti antimafia relativi alle società di Vrenna:

- se il Ministro della Giustizia non ritenga di dover avviare un’adeguata e straordinaria indagine nella Procura di Crotone, che aveva a capo, fino al 16 agosto 2008, proprio il Procuratore Tricoli;

- se risultano negli anni iscritte in quella Procura tutte le notizie di reato;

 

 

- le motivazioni che hanno portato il Procuratore Tricoli a rimanere a capo della stessa Procura della Repubblica di Crotone per ben nove anni;


- in che data il Procuratore Tricoli ha effettivamente accettato di diventare fiduciario delle società del gruppo Vrenna;

- se corrisponde al vero che il figlio del Procuratore Tricoli, avvocato, Luca Alberto Tricoli, sia stato legale della famiglia Vrenna o di altre società collegate alla stessa famiglia;

- qual è la reale composizione societaria delle società del gruppo Vrenna, dopo la cessione delle quote da parte di Raffaele Vrenna;

- se la signora Luisa Bifolco, madre dei fratelli Raffaele e Giovanni Vrenna, è proprietaria di azioni in qualche società dei figli;

- se è stata avviata qualche procedura di trasferimento  dalla Procura di Crotone, per incompatibilità ambientale,  della signora Comito Patrizia, moglie di Raffaele Vrenna e azionista delle società delle quali il marito era proprietario prima della condanna;

- se non ritengano che le società di Raffaele Vrenna debbano essere sottoposte al sequestro, a norma delle leggi antimafia;

- le motivazioni che hanno portato il Commissario per il superamento della criticità ambientale in Calabria a ripristinare i rapporti con la società “Sovreco” di Crotone , subito dopo la visita del Governatore calabrese, Agazio Loiero;

- se, alla luce dell’ultima dichiarazione dell’Antitrust, non sia indispensabile ed urgente avviare un’ adeguata indagine sulla gestione dei rifiuti in Calabria e sul relativo sistema di privativa posto in essere nella regione stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

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