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IL BAMBINO SOGNA

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Uno spettacolo di grandissimo impatto emotivo è andato in scena al Teatro Lo Spazio. Si tratta di una piece di uno dei più grandi drammaturghi contemporanei, l’israeliano Hanoch Levin, con la regia di Claudia Della Seta (autrice anche della bellissima traduzione). Lo spettacolo contiene tutti i temi della drammaturgia ebraica: la diaspora, la fuga, la maternità, la vana attesa di un Messia. Ma tutto si fonde in un canto corale, che –proprio come accade nei sogni bambini- acquieta sovente lo svolgimento dell’incubo, come una “ricreazione, una pausa”  dal dolore, convocando la riconciliazione tra spari improvvisi, urla di morte e tutta la tragica tavolozza del dolore cui attinge troppo spesso la realtà.
La scena è aperta da un bambino che dorme beato sotto lo sguardo amorevole dei genitori: l’immagine contiene tutta la dolcezza presepiale, ma la realtà di lì a un attimo irrompe con tutto il suo carico di violenza. Da qui parte il sogno/incubo del bambino, con tutte le libere associazioni che il viaggio onirico propone. Si parla tanto di dolore e di morte, ma siamo nel mondo dell’allegoria e quindi il racconto non conosce nessuna geografia precisa, perché il dolore è di tutti, e il viaggio nella vita non è altro che una promessa di morte e il dolore dell’altro resta un dolore colpevolmente ignoto.
Tutta l’esistenza non è altro che un tragico succedersi di vita che sopravvive alla morte di defunti che imprecano contro il respiro vitale che prosegue negli altri. Qua e là le riflessioni dell’Autore si intrattengono su temi quali il rifiuto della poesia o della filosofia, come inutili trastulli, imbonitori del tragico, ineluttabile destino dell’Uomo. Si entra nel teatro Lo Spazio constatando che le sedie comprenderanno tutta l’estensione offerta dal teatro: infatti, all’interno dello spettacolo ci sarà posto anche per una nave, vettore di salvezza per i perseguitati di tutti tempi. O forse è solo un gommone, perché questi nostri tempi conoscono anche altri tipi di fughe e ancora troppi respingimenti all’attracco.
Un apprezzamento tutto speciale deve andare –oltre che alla già ricordata regia di Claudia Della Seta- indistintamente a tutti gli attori, perfetti nel conservare dal primo all’ultimo momento una tensione emotiva di altissimo livello. La musica, colonna sonora del testo originale, è di Poldy Shatzman

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