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MARGINALMENTE n. 128 del 15.Apr.2017

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Poliziotti senza pistola

 

 

 

 

Nel corso di una trasmissione televisiva, in cui si parlava dell’assassino serbo in fuga nelle campagne dell’Emilia dopo due omicidi, e della paura delle popolazioni e delle conseguenti richieste di porto d’armi, è intervenuto il questore di Milano a dire la sua.

L’alto funzionario di polizia  ha affermato, con un certo orgoglio, di  respingere praticamente il cento per cento delle domande di porto d’armi presentate dai cittadini. Già questo non sta bene perché, se ci sono le condizioni, un funzionario non può “ideologicamente” negare un diritto. Mi spiego: se io vado dal questore e dico che voglio il porto d’armi perché ho genericamente paura, è giusto negarmelo; ma se faccio il rappresentate di gioielli, o ricevo minacce per la mia attività, eccetera, allora il porto d’armi va rilasciato.


Ciò che mi ha colpito (sono sempre un vecchio cronista di “nera”…) è che il questore di Milano si sia vantato di non aver mai portato un’arma.


Questo fatto mi sorprende e mi turba. A parte il fatto che è facile per un questore non portare armi perché viene scarrozzato avanti e dietro dai suoi uomini, c’è anche che i delinquenti conoscono le facce degli appuntati che li ammanettano ma non certo la faccia del questore. Ma c’è ancora dell’altro da aggiungere. Se non sono cambiate le regole, nessuno nasce questore, ma inizia la carriera facendo il vice commissario. E i commissari che ho conosciuto io giravano di notte sulle Volanti a fare posti di blocco per arrestare i pregiudicati con refurtiva, arnesi da scasso o pistole sotto il sedile; o facevano irruzione nei nascondigli per catturare latitanti. E quei commissari andavano avanti ai loro uomini… pistola in pugno, ovviamente.


Se il questore di Milano ha detto il vero, cioè di non aver mai portato un’arma, dev’essere tra quei poliziotti che non hanno mai arrestato neanche un ladro. E questo, almeno una volta, non era un gran vanto.


Se Igor il russo è Ezechiele il serbo…


Non so a voi, ma a me fa impressione che lo Stato italiano abbia più volte arrestato un certo Igor il russo, lo abbia processato e incarcerato (e persino scarcerato in anticipo per questa pagliacciata della “buona condotta” in carcere), lo abbia espulso e…solo dopo  l’uccisione di due poveri innocenti, lo Stato abbia scoperto che Igor il russo in realtà è un’altra persona, forse Ezechiele il serbo o forse Ezechiele Lupo.


Non so a voi, ma a me fa impressione che lo Stato italiano sappia di ognuno di noi italiani chi siamo, di chi siamo figli, dove abitiamo, chi sono i nostri figli, quanto abbiamo in banca, se al supermercato compriamo pasta Barilla o pasta De Cecco, eccetera, e non conosca la vera identità di chi è arrivato sul nostro territorio. Non ne conosce il nome, l’età, il Paese di provenienza. E quando questi commettono reati, processano altre persone (cioè i nomi falsi) e quando li espellono, consegnano un foglio simile a un rotolo di carta igienica. Una stima europea ha fissato in circa due milioni e centomila i migranti espulsi dall’Europa e mai andati via. Non c’è una stima italiana, ma possiamo solo immaginare il peggio.


E pensare che le forze dell’ordine si dilettano a multare la parrucchiera che si era fatto lo shampoo nel proprio negozio senza rilasciarsi ricevuta fiscale; o multa le mamme che per non far fare tardi a scuola i propri bambini, si erano messe ad aiutare il salumiere a preparare i panini.


Ma nessuno, qui da noi, si vergogna mai, e nessuno mai paga.


Manovrina o doppia manovra?


Qualcuno saprebbe spiegarmi perché una manovra fiscale aggiuntiva in Italia si trasforma, sui giornali asserviti al potere, in un termine alla melassa come “manovrina”? Ovvio: alle pillole occorre aggiungere un po’ di zucchero, come insegnava anche Mary Poppins, e ogni supposta dev’essere untuosa.


Ma, al di là del termine, qui voglio incavolarmi sulla sostanza. Sul giornale che ho appena letto c’è scritto che il governo ha varato la manovra aggiuntiva senza abbassare l’Irpef a noi poveri italiani. Non ci credo! Lo stesso nuovo primo ministro Gentiloni (che non è un fanfarone come il suo predecessore…è tutta un’altra cosa) lo aveva dichiarato solennemente. E se un politico come Gentiloni - col cipiglio austero, tutto d’un pezzo e con la schiena dritta -  promette qualcosa agli italiani, non può rimangiarsela nel giro di pochi giorni. Forse sto solo leggendo un giornalaccio fascista che spara “faxe news” (termine scic inglese per dire “puttanata”) per screditare l’angelico universo dei postdemocristiani cattocomunisti…


Vàrano ‘e bastimiente…


Sì, una volta si cantava: “Partono ‘e bastimiente, pe’ terre assai luntane…” ora il testo cambia ma la sceneggiata napoletana resta. La Fincantieri e la Marina Militare (col gran Capo di Stato Maggiore) hanno proceduto alla prima “mezza-inaugurazione” di una nave ad uso e consumo dell’impegno di Fincantieri a costruire una nave nei cantieri di Castellammare di Stabia; ad uso e consumo  del Capo di Stato Maggiore Marina (graziato di un anno in più di servizio); e ad uso e consumo politico del ministro  della “mezza-Difesa”, Roberta Pinotti. In realtà, sotto il Vesuvio è stato costruito solo lo scafo, mentre tutte le strutture tecnologiche saranno fatte a Genova, collegio elettorale della indomita Pinotti. Alla fine quante bottiglie di Champagne dovremo scassare per veder navigare ‘sta nave?


A proposito di Difesa…Un’ altra bella perla della nostra Pinotti è la riforma dell’esercito italiano che sta per essere approvata dal Consiglio dei ministri. Praticamente (il discorso è lungo) con un colpo di bacchetta saranno promossi al grado di maggiore  (ovvero di “dirigente pubblico”) tutti quelli del grado inferiore “che non abbiano demeritato”: cioè tutti. Il giochetto che santificherà elettoralmente la signora Pinotti costerà circa 400 milioni di euro in più l’anno. Non sarà il socialismo reale che tutela i più poveri, ma è il socialismo reale che tutto livella.


Minchia signor tenente! Diceva il bravo Faletti.


Antonio Biella

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