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Stupratore iracheno. Il razzismo c'entra come i cavoli a merenda

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Becero maschilismo in una lettera su Italians – Corriere della Sera del 17 maggio, a partire dal titolo: “Se il delinquente era iracheno, tutti addosso”. Perché. quando lo stupratore non è straniero, non gli si dà ugualmente addosso, gli si battono le mani?   Ma ecco cosa scrive l’autrice (purtroppo alle volte le donne sono più maschiliste degli uomini): “A parte il fatto che io i bisognosi per strada li aiuterei lì chiamando la polizia, non mi fare portare in un vagone dismesso”. Della serie: la ragazza di Trieste che ha aiutato l’uomo che l’ha violentata e rapinata, in fondo se l’è cercata”. Ma si può? L’autrice critica la signora Merlo che in una lettera precedente sullo stesso blog, a proposito delle parole di Debora Serracchiani, ricordava la favola di Esopo del contadino che viene morso dalla vipera intirizzita dal freddo che aveva posto in seno, e rilevava giustamente: “Il racconto evidenzia che le persone cattive e malvagie non cambiano mai, anche se sono trattate con estrema bontà. Vale per la povera ragazza che stava aiutando il malvagio, vale per gli italiani che accolgono e trattano bene i migranti bisognosi d’aiuto. Che cosa c’entra il razzismo?”. Ed ha perfettamente ragione. Non si tratta di nazionalità diversa, si tratta di una persona (qualsiasi persona, a prescindere dalla nazionalità) che chiede asilo, chiede aiuto e si comporta da delinquente. Al dolore per l’azione nefanda si aggiunge il dolore per l’ingratitudine, per il tradimento. E’ così difficile da capire? Il razzismo c’entra come i cavoli a merenda.

Attilio Doni 

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