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INDIVIDUATA A MASCALUCIA UNA PIRAMIDE LAVICA

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FREE GREEN SICILIA – SOS BENI CULTURALI

 


 


 

ENNESIMO APPELLO ALLA REGIONE: VINCOLI CON UN DECRETO LE PIRAMIDI DELL’ETNA TESTIMONIANZA DEL PASSATO DEL POPOLO ETNEO

 

 

Da alcuni anni Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali si batte, ma come spesso accade in Sicilia contro i ‘mulini a vento’ che sono la Sovrintendenza e l’Assessorato ai beni culturali oltre allo stesso Ente Parco, per il riconoscimento in quanto tali delle Piramidi dell’Etna affinchè siano protette (visto che molti di queste sono da tempo scomparse in quanto si sconosceva l’importanza archeologica) e riconosciute come monumenti  così come prevede il Codice dei Beni Culturali. Sull’Etna, già Patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’UNESCO, l’archeologa francese  Antoine Gigal e la sua equipe di ricercatori e studiosi di piramidi come quelle egizie ne hanno scoperte, anche se i contadini dei luoghi conoscevano la loro esistenza,  ed in parte  studiate (in quanto siti in aree private e recintate)   una trentina nella parte nord dell’Etna che formerebbero un semi cerchio che va da Randazzo a Piedimonte Etneo.

In questi giorni  Free Green Sicilia- SOS Beni Culturali - afferma  il Portavoce Alfio Lisi -  che da tempo segue gli studi dell’archeologa francese,  ne ha individuato una nel Comune di Mascalucia. La Piramide è di forma rettangolare a terrazze, con diverse rampe di scalini necessarie per arrivare in cima, ed è alta circa 10 metri e alla base larga circa 12 metri e lunga circa 28 metri.

Un ‘opera fatta a regola d’arte e di grande bellezza che ha resistito quasi indenne, anche se un angolo della stessa  è  in parte crollato, alle  congiunture naturali e umane.

Le Piramidi di pietra lavica dell’Etna, secondo l’esperta ’archeologa francese  potrebbero risalire a più di duemila anni addietro. Potrebbero essere state edificate da una tribù originaria della Sicilia orientale, chiamata Shekelesh, vissuta mille anni prima di Cristo, o dai Siculi (III sec. a. C.), altro popolo indigeno della Sicilia orientale, che avrebbero edificato tali piramidi come veri templi sacri dedicati alle loro divinità pagane, tra queste la dea Aetna (secondo la mitologia era figlia di Gaia, la terra, e d’Urano, il cielo, che erano i genitori dei Giganti, dei Titani, dei Ciclopi). Tutte possibilità che dovrebbero essere, come riferito dagli stessi studiosi, indagate e studiate con gli strumenti opportuni  aspetti che non sono stati permessi loro a causa della ritrosione dei proprietari dei terreni che temono che tale piramidi si trasformino in monumenti con tanto di vincolo di legge, e, diciamolo pure, per i pregiudizi di chi avrebbe l’obbligo di effettuare le opportune e dovute ricerche utilizzando a tal fine veri e qualificati esperti nel campo dell’archeologia ed in particolare le piramidi.

Comunque, e a prescindere dai risultati degli studiosi   sull’origine di tali piramidi, tali manufatti , opera della maestria e creatività dell’uomo, per la loro storia etnoantropologica, la loro bellezza architettonica e artistica e per la loro testimonianza avente valore di documento ‘vivente’ della civiltà contadina etnea (anche in considerazione dell’imposizione UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità al nostro vulcano ) nel rispetto del Codice dei Beni Culturali e paesaggistici (D.L.vo 42 del 2004 ) devono comunque essere salvaguardati, protetti e studiati anche per le generazioni future.

Per la stupenda Piramide di Mascalucia abbiamo chiesto al Sindaci di intervenire celermente affinchè tale struttura sia protetta da qualsiasi tipo di speculazione e di possibile demolizione mettendo in essere ogni utile iniziativa amministrativa per la sua salvaguardia.

 

Alfio Lisi

Portavoce

 

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