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“L’ERA DEL GRANCHIO” E “SANTA ROSALIA” di Camilla Migliori

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Due atti unici della scrittrice Camilla Migliori sono stati presentati dalla Compagnia Enter, andati in scena al Teatro Tordinona:  “L’Era del granchio” & “Santa Rosalia” con la regia di Luca Milesi.

Nella prima parte l’allestimento si propone di esplorare vizi e perversioni dell’età contemporanea e lo fa attraverso un personaggio emblematico: una sorta di sensale dei tempi moderni (menzione d’onore al bravo attore Paolo Ricci), impegnato a vendere di tutto, secondo il principio guida di costruire una relazione tra chi vende e chi compra. Così l’imbonimento riguarderà le dinamiche al supermercato o un curioso laboratorio per diventare soggetti lagnanti, in una sorta di immanente atteggiamento di rifiuto verso la realtà. Da ultimo –nel passaggio a maggior intenzione metaforica-  il sensale si trasforma in agente turistico, alle prese con proposte di vacanze a dir poco sconcertanti, ma che vanno a ruba tra gli utenti: pacchetti di soggiorni verso località massacrate da guerra e devastazioni. Una ineffabile coppia di coniugi (Serena Renzi e Alberto Albertino) intende festeggiare l’anniversario del loro matrimonio vivendo emozioni al massimo: e così la proposta di un soggiorno in Afghanistan è colta al volo. Ma  -in una sorta di avvitamento paradossale del racconto- i lutti possono venire anche dal mondo che si dice  in pace (come scoprirà a proprie spese la coppia a causa del figlio pacifista, l’attore Francesco Sotgiu). E forse proprio qui la messa in scena risente un po’ troppo dell’insistita perseveranza nell’assurdo, che alla fine obbliga la narrazione a incursioni nel surreale che rallentano un po’ l’interessante spunto di avvio.

La seconda parte dell’allestimento è un vero e proprio saggio di bravura dell’attrice Maria Concetta Liotta, alle prese con il personaggio della Santa Rosalia. La patrona di Palermo è ritratta nell’anno 1738: sono prossimi i festeggiamenti per la sua ricorrenza e la statua pretende l’allestimento di un carro degno della sua notorietà. La santa è oggetto di una devozione inarrestabile (ciò che in qualche modo l’ha resa capricciosa come una diva). Un fiume di postulanti scorre ai suoi piedi, ciascuno a pretendere intercessioni di varia natura, secondo un intramontabile costume fatto di piccolezze e miserie umane. Manco a dirlo (anche allora), c’è un blocco burocratico che ostacola le sue aspettative: ma tutto si risolverà alla fine, per la gioia della santa patrona che vedrà partire il suo carro per la sua trionfale sfilata cittadina.

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