Privacy Policy politicamentecorretto.com - POLITICA E STAMPA SI ALIMENTANO A VICENDA SULLA PELLE DEI LETTORI E TELESPETTATORI…CREANDO LAVORO PER I TRIBUNALI, ANCHE SENZA LA …JOB ACT DI RENZI

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POLITICA E STAMPA SI ALIMENTANO A VICENDA SULLA PELLE DEI LETTORI E TELESPETTATORI…CREANDO LAVORO PER I TRIBUNALI, ANCHE SENZA LA …JOB ACT DI RENZI

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Ho tentato più volte di fare questo discorso scrivendo ad alcuni direttori di testate giornalistiche senza ottenere un minimo di risposta, quanto meno di tipo  educatamente formale, ma, evidentemente, dire oggi le cose sintetizzate a titolo, significa pestare i piedi a chi ha un qualche interesse, anche di posizione professionale, per cui si preferisce far finta di niente e non rispondere per quanto attiene alla stampa (della politica parlerò dopo) allo scopo di non creare disagi alla linea dei giornali, ma soprattutto agli interessi dell’editore.

E’ agli occhi di tutti infatti che il giornalista oggi non costituisce più il cosiddetto   cane da guardia (come si usava chiamarlo una volta, vale a dire a difesa del cittadino e delle istituzioni stesse), ma una sorta di provocatore che, fatte salve le eccezioni che sono pochissime,  si sforza con tutti i mezzi a disposizione, attraverso il bagaglio delle sue più o meno ricche risorse dialettiche,  a carpire pettegolezzi in qualsiasi contesto sociale. E ciò, non certo per rendere di pubblico dominio la verità, ma per lacerarla, intorpidendone l’essenza per incuriosire e far quindi comperare più copie di giornali o tenerci incollati alla tv il più possibile per fare share.  Ma anche per dare lavoro ai tribunali, senza la.. job act  (caso De Bortoli, tanto per citarne solo uno, docet !)

I vari talk show infatti, come scrivo spesso, sono diventati una sorta di arena in cui i partecipanti si scannano dialetticamente a vicenda facendo sortire più spettacolo piuttosto che un prodotto di una seria e pacata professione, come faceva Indro Montanelli, tanto per capirci senza aggiungere altro…

Dove trova oggi il giornalista il materiale per lavorare ? Più sulla notizia vera da dare o sugli sviluppi pruriginosi di cui essa potrebbe essere portatrice e sulla quale ultima “scava” più di quanto sarebbe necessario rispetto alla notizia vera ?

Il discorso sarebbe lungo, e non tanto complicato in quanto ormai siamo abituati ad assistere a queste genere di cose tutti i giorni, a partire dagli asfissianti ed opprimenti talk show ove, per avere audience, invitano i comici che, a volte, sono meno comici dei politici stessi. Ma questa è una boutade, forse più veritiera di quanto ci fanno leggere e vedere.  Purtroppo oggi il mondo va così, assuefatto ad un sistema completamente al di fuori anche della stessa fisiologia umana,  senza scomodare il sostantivo …moralità,  optional ormai più in capo a chi detta legge nella foresta che a noi appartenenti alla cosiddetta società civile.

Della politica di cui ho fatto cenno dianzi ripromettendomi di spendere qualche parola mi pare che ci sia poco da dire. Il mondo è nauseato, sia in Italia che altrove, al punto da dover rinfrescare la frase secondo la quale “si stava meglio quando si stava peggio…”. 

Oggi infatti, la politica non è servizio, ma potere da esercitare sui sudditi, alias cittadini che non hanno più la forza di reagire di fronte ad un coacervo di pagliacci (fatta salva qualche rara eccezione) in cui ci sta dentro anche lo Stato centrale che, (non era mai capitato prima d’ora) non rispetta persino le sentenze della Corte Costituzionale sul blocco della perequazione sulle pensioni  (legge n.70 del 2015), definita dalla Suprema Corte incostituzionale,  realtà questa che, salvo errore di interpretazione da parte mia o di qualche studio legale da me interpellato, pare che le istituzioni stiano per rimangiarsi cercando qualche escamotage per rendere più digeribile detta sentenza, come se fosse possibile “riabilitare” l’incostituzionalità.

 “Tanto i cittadini non ci capiscono niente oltre a non essere in grado di opporsi”,  forse stanno pensando queste nostre povere Istituzioni.. di cui non ci si fida più.                              

Arnaldo De Porti, Feltre

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