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MARGINALMENTE n. 163 del 30.dic.2017

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EVVIVA IL PAPA (CRISTIANO)

A voler essere cattivo come al solito, mi verrebbe da dire che il Santo Natale ha fatto il miracolo spingendo Papa Francesco – finalmente – a tuonare contro chi nasconde, abolisce, vieta presepi in ossequio a un “multiculturalismo” dei fessi - che siamo noi -  o dei dritti - che sono quelli che vogliono noi occidentali cristiani senza più fede e cultura. Invece, siccome è ancora periodo natalizio, col cuore gonfio di gioia voglio semplicemente esclamare: Viva Papa Francesco!

Infatti, il Papa che più di una volta ha fatto mugugnare tanti fedeli con le sue aperture agli “altri”, tanto da sembrare una sorta di generico difensore civico invece che il difensore della fede cattolica, a Natale ha decisamente cambiato registro.

“Assistiamo – ha detto il Santo Padre – a una specie di snaturamento del Natale in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano…”. Eh benedett’Iddio! Tanto ci voleva? Ecco, con quel smascheramento del “falso rispetto”, mi sento riabilitato da ogni assurda accusa di razzismo. Ma il Papa ha detto anche altro, ed è “pesante”: “Senza Gesù non c’è Natale. E se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè i suoni, le luci, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa”. Ecco servite le maestre-streghe e i presidi filomaomettani che fanno alberi ma non presepi, che ai bambini fanno cantare canzoncine sulla neve ma non sul Bambino Gesù. E poi la stoccata finale: “Se togliamo lui – ha detto Papa Bergoglio – la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente”. Finto e apparente come il buonismo delle pecore zoppe.

Mi auguro che queste parole nette, precise, inequivocabili, tolgano ogni alibi ai buonisti del cavolo che ci vorrebbero tutti rispettosi e genuflessi verso Allah e il suo profeta, ma disprezzanti del Figlio di Dio. E visto che tra i buonisti del cavolo ci sono anche tanti preti, sarebbe ora che la Chiesa mettesse un po’ di ordine fra quanti, invece di San Giuseppe, la Madonna e il Bambinello nella mangiatoia, davanti all’altare hanno messo un gommone e tre immigrati. Potevano anche mettere tre vichinghi, mi sarei incavolato lo stesso: nessuno può fare i baffi alla Gioconda, come nessuno può voltare a tarantella i Carmina Burana.

A PROPOSITO DI ALTRE IDIOZIE ANTICRISTIANE

Ho letto con piacere che l’”assatanata” femen che il giorno di Natale, seni al vento e scritte blasfeme sul corpo, aveva cercato di rubare il Bambinello dal grande presepe di piazza San Pietro a Roma, sarà processata per cinque reati. I primi quattro sono scontati: resistenza, lesioni a pubblico ufficiale, tentato furto, atti osceni in luogo pubblico. Più interessante è il quinto reato contestato: offesa a confessione religiosa. La 25enne ucraina, infatti, ha gridato “Dio è donna”, stessa frase scritta sul corpo. Piace scoprire che ogni tanto qualcuno si ricordi di quell’articolo del Codice Penale italiano, e a proposito.

L’ultima volta che era stato tirato fuori dai cassetti – a sproposito -  fu contro il direttore di Libero, Maurizio Belpietro il quale, all’indomani della strage al Bataclan di Parigi, aveva titolato “Bastardi islamici”. Ma al giornalista fu facile, al processo, far comprendere come il titolo fosse rivolto ai terroristi assassini di fede islamica e non alla religione islamica in generale, e fu assolto.

A proposito di offese e di “sensibilità urtate”, vorrei segnalare quell’orrendo spot pubblicitario andato in onda proprio nei giorni di Natale. In una specie di presepe vivente, si vede un San Giuseppe cretino che tira fuori il telefonino e cerca un appartamento in fitto con l’applicazione che si vuole reclamizzare. Trovatone uno dice alla presunta Maria: “Ecco, due vani e servizi, terzo piano con ascensore, no garage”. E la presunta Maria, indicando il bue e l’asinello, replica: “E questi due dove li mettiamo?”.

Ecco, la mia sensibilità – per usare una terminologia cara ai fighetti terzomondisti di sinistra – viene fortemente urtata. Per dirla alla paesana, mi girano i rotori. Domando: una volta, soprattutto per la televisione, non esisteva un codice deontologico (con conseguente controllo) dell’operato dei pubblicitari? O dobbiamo aspettare che l’anno prossimo quella bagnante che nel gommone abbassa il costume da bagno del partner scoprendogli le natiche, venga inserita in un contesto presepiale?

Antonio Biella

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