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MARGINALMENTE N. 164 del 6.gen.2018

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LA RIVOLUZIONE SI FA DAL FRUTTIVENDOLO

 

 

 

 

 

Ogni rivoluzione, come un incendio, inizia da una piccola scintilla. A volte piccolissima, come una moneta da due centesimi.

Vi dico subito che me ne frego di tutte le scuse che i residuati bellici del renzismo ci hanno propinato in questi primi giorni dell’anno: che i sacchetti biodegradabili salveranno il pianeta, che non li produce solo l’amica “leopoldina” del solito Matteo; che a due centesimi a busta ci costeranno meno di dieci euro l’anno. E me ne frego di tutti gli altri difensori d’ufficio di quest’ennesima porcata che fa traboccare il vaso, compreso quel Matteo Feltri, figlio di Vittorio che, per scrivere su La Stampa, qualche pegno deve pur pagarlo e non può fare il “fascistone” come il padre Vittorio.

Quei due centesimi a busta per pesare le zucchine ai supermercati non ci manderanno in rovina ma sono uno schiaffo insopportabile al popolo italiano sfiancato da centinaia di tasse, imposte e balzelli vari.

E allora bisogna reagire, dire basta, considerare la tassa sulle buste come la famigerata tassa sul macinato.

Per chi non lo ricordasse, apro una piccola parentesi. La tassa sul macinato fu istituita nel 1869 da Luigi Menabrea (oggi la migliore birra italiana); poi inasprita nel 1870 da Quintino Sella (oggi Banca Sella). Menabrea e Sella erano - e le famiglie e le aziende ancora sono – della città di Biella. Col nome che porto non potevo non essere al corrente di quei tragici fatti. Il governo impose la tassa di due centesimi su ogni chilo di grano macinato, e altre somme inferiori per granturco, cereali, legumi, e persino sulle castagne. Ecco che tornano i maledetti “due centesimi”. Ah, se si studiasse un po’ la storia! Immediatamente scoppiò la rivolta dei contadini (già affamati) dal Piemonte alla Sicilia, in ogni città e anche nei più piccoli paesini. La repressione fu affidata al gen. Cadorna che l’anno dopo si coprì di gloria prendendo Roma attraverso la breccia di Porta Pia, mente in quel 1869 si coprì d’infamia uccidendo 257 contadini, ferendone 1100 e arrestandone quasi quattromila.

Venendo ai nostri giorni, non finiremo i nostri giorni sotto le schioppettate cadorniane, ma possiamo e dobbiamo reagire. L’unica arma che abbiamo sono i nostri pochi soldi. Il governo Renzi-Gentiloni (ad agosto, inserito in una legge sul Mezzogiorno che non c’entrava nulla) ha imposto l’odioso balzello sull’ortofrutta dei supermercati? E noi disertiamo i supermercati! Ogni città e ancor più i paesi sono pieni di mercati rionali, settimanali e di singoli fruttivendoli stanziali e ambulanti. Lì le buste te le regalano e la merce è sicuramente freschissima. Ma c’è di più. A forza di andare a spendere – per ogni cosa -  in supermercati, ipermercati e bazar cinesi, abbiamo impoverito il commercio locale e le nostre città si stanno desertificando commercialmente. Saracinesche chiuse e insegne spente rendono tristi e insicure le nostre città, ancor più se gli esercizi si chiudono anche in pieno centro.

E c’è altro da aggiungere. Se io spendo un euro, o dieci o cento in un supermercato, i miei soldi atterreranno in città lontane o ancor peggio all’estero (vedi la francese Auchan o la tedesca Lidl); mentre se lascio quegli stessi euro al commerciante locale, questi spenderà o investirà il danaro guadagnato sul posto stesso.

Questo già giustificherebbe tutta la nostra rabbia. In subordine - come dicono gli avvocati – potrebbe accadere che la grande distribuzione, vedendo diminuire il proprio giro d’affari, farebbe pressione sul governo, e la voce dei grandi interessi sarebbe tenuta sicuramente più da conto di quella di noi reietti cittadini.

Si può fare una rivoluzione per un sacchetto di due centesimi? Forse sì.

Antonio Biella

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