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La risposta di Patrizia Cacioli, dell’Istat, a Beppe Severgnini

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Interessante la lettera della Direttrice comunicazione dell’Istat, Patrizia Cacioli, apparsa su Italians – Corriere della Sera del 13 gennaio. Trascrivo: “Gentile Severgnini, l’Istat si occupa anche di alcune forme di violenza subite dagli uomini, tuttavia, nella maggior parte di casi non si tratta di violenza di genere, ovvero subita in quanto maschio come avviene invece per le donne. Nell’edizione 2016 dell’Indagine sulla sicurezza dei cittadini sono stati inseriti dei quesiti rivolti ai rispondenti di sesso maschile per rilevare le molestie subite, comprese quelle sessuali nel corso dell’infanzia. I primi risultati di questo modulo saranno diffusi entro febbraio 2018”.

La lettera è una risposta ad un lettore che aveva scritto: “La stampa e gli organi politici sostengono la teoria femminista che la violenza domestica sia per lo più, se non esclusivamente, unilaterale: donne vittime - uomini carnefici. Sulla base di questa teoria vengono destinati fondi pubblici ad associazioni per la tutela delle donne e nessuno si occupa delle potenziali vittime maschili. Ma questa rappresentazione è corretta? A sostegno di queste tesi sono spesso citati i dati dei rapporti ISTAT. Quelle inchieste tuttavia, presentano gravissime fallacie metodologiche: il questionario è stato somministrato solo a donne ed è privo di validazione psicometrica”.

Un dibattito assurdo, un dibattito sull’aria fritta, giacché anche se si accertasse, ed è probabile che si accerti, che un certo numero di uomini ha subito violenza da parte della donne, il numero non potrà mai essere paragonato a quello delle donne maltrattate dagli uomini. Inoltre: la violenza sulle donne è una vera e propria emergenza sociale che sfocia sempre più spesso, drammaticamente, nel femminicidio. Le notizie di uomini uccisi dalle donne sono rarissime. Infine, come rileva giustamente Patrizia Cacioli, “nella maggior parte di casi non si tratta di violenza di genere, ovvero subita in quanto maschio come avviene invece per le donne”. E questa è la risposta che chiude l’assurdo dibattito: mentre le donne sono maltrattate e anche uccise in quanto donne, gli uomini non vengono maltrattati in quanto uomini. Non esiste, infatti, una mentalità secondo la quale gli uomini devono essere sottomessi alle donne, devono vestire, muoversi, parlare, comportarsi come pretendono le donne. Esiste invece, purtroppo, una mentalità secondo la quale le donne devono essere sottomesse agli uomini, devono vestirsi, parlare, muoversi, comportarsi secondo norme stabilite dagli uomini. L’emancipazione delle donne viene vissuta da molti uomini come una minaccia alla propria virilità o al proprio diritto al dominio sessista. Analogo discorso non può essere fatto per le donne che maltrattano gli uomini. Insomma, il dibattito non ha ragione d’essere, si ha l’impressione che sia solo l’invenzione di qualche misogino.

Renato Pierri

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