Privacy Policy politicamentecorretto.com - IL PUNTO n. 668 del 7 aprile 2018 di MARCO ZACCHERA (marco.zacchera@libero.it)

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IL PUNTO n. 668 del 7 aprile 2018 di MARCO ZACCHERA (marco.zacchera@libero.it)

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ATTENZIONE: ANCHE QUESTO NUMERO DE “IL PUNTO” ESCE IN RITARDO PER PROBLEMI ALLA PIATTAFORMA DI DISTRIBUZIONE CHE SPERO SI SIANO FINALMENTE RISOLTI. NON E’ COLPA MIA, MA MI DISPIACE NON ESSERE PUNTUALE E ME NE SCUSO CON I LETTORI!

CONTO DI RIPRENDERE PUNTUALMENTE PER FINE SETTIMANA

 

SOMMARIO:  GIROTONDO AL QUIRINALE - LE TETTE – MISTERI – L’ABORTO CHE DISTURBA - OSPEDALE UNICO VCO

 

GOVERNO: CONTINUA IL GIROTONDO

Altra settimana sullo 0 a 0 in vista del nuovo governo, si andrà ai supplementari con un altro giro di consultazioni di Mattarella la prossima settimana ma - in caso di un perdurare dell’attesa – pare si passerà ai calci di  rigore solo verso giugno, mentre crescono quelli che chiedono (o pensano) che si meglio rigiocare il derby del 4 marzo.

Nel frattempo l’ISTAT ha comunicato che il decantato sviluppo nel 2017 è stato inferiore alle aspettative , l’Europa freme per nuove e più severe misure economiche, il deficit è scattato oltre il previsto ma – soprattutto – la Banca Europea comincerà presto a non acquistare più titoli di stato italiani, acquisti che in questi anni (sprecati) di vacche grasse avevano sostenuto il nostro debito pubblico.

La ragionevolezza vorrebbe si definissero chiaramente le responsabilità pregresse dell’ultimo quinquennio e si varasse un governo al più presto, con ciascuno che rinunciasse a qualcosa, ma l’ipotesi di possibili nuove elezioni invita tutti a non perdere la faccia verso i rispettivi elettorati, mentre è positivo che almeno il centro-destra andrà unito alle prossime consultazioni, come aveva chiesto Giorgia Meloni. Nell’incertezza Gentiloni e compagnia fanno il pieno di nomine sistemando futuri sponsor ovunque sia possibile, mentre l’Italia vera è assente dai giri di walzer, ma comincia a preoccuparsi anche se comprende che è inutile andare a votare se non si cambia questa sciagurata lette elettorale  con un nuovo voto  che darebbe più o meno lo stesso risultato.

Ultima osservazione su Di Maio: va bene che deve essere sempre il più bello e più bravo grillo parlante, ma visto che non ha la maggioranza assoluta in parlamento e nel paese decida alla svelta se vuole allearsi con qualcuno o meno. Se deve farlo non pretenda che gli altri si prostrino ai suoi piedi e scelga un compromesso accettabile, altrimenti torniamo a votare e non perdiamo troppo tempo…

 

LE TETTE DELLA LUPA

Spiegatemi come potrebbe mai essere possibile integrarsi con una cultura islamica

che si copre di ridicolo - ancora una volta - nascondendo in diretta TV le tette della lupa capitolina che è da  sempre il simbolo della città e quindi della Roma Calcio ma che (orrore!) erano apparse inquadrate alle spalle dello speaker iraniano in occasione  della partita persa contro il Barcellona. L’inquadratura è stata quindi prontamente “purgata” dalla TV nazionale iraniana con una nuvoletta di nebbia sapientemente posizionata sui capezzoli della lupa.

Quanto successo è peraltro comprensibile visto che già quando venne in visita a Roma nel 2016 il presidente iraniano  Hassan Rohani  - ospite del fu premier Matteo Renzi  - erano  state coperte da pannelli bianchi le statue di nudi dei Musei Capitolini lungo i corridoi che doveva percorrere l’illustre ospite per non urtarne la sensibilità. Inoltre, durante le cene istituzionali, non era stato servito nemmeno il vino a tavola e non solo a Rohani, ma a tutti i commensali, prontamente adeguatisi.

Gli iraniani sono molto attenti a questi dettagli peccaminosi e sono molto, molto sensibili. Sono così tanto sensibili che solo nel 2017 non hanno esitato a far eseguire ben 517  (cinquecentiodiciassette) condanne a morte in Iran per presunti colpevoli di vari reati nel sostanziale silenzio del mondo. La loro alta sensibilità si è espressa con l’impiccagione pubblica innalzando i condannati al braccio di una gru e poi lasciandone il cadavere a penzolare per la riflessione di tutti: volete mettere che turbamento quindi alla vista delle tette di una statua?

 

MISTERI

Siamo un mondo pieno di misteri... In Gran Bretagna dopo aver immediatamente accusato Putin di aver voluto uccidere una ex spia russa stanno venendo fuori molti particolari sconcertanti sulla disinvolta o almeno precipitosa accusa inglese e non si capisce perché la May non voglia ora un’inchiesta indipendente con la partecipazione anche dei russi. Intanto la guerra diplomatica è però scattata in tutto il mondo con Putin nella parte ovviamente del “cattivo”.

In occidente fioriscono intanto gli scandali informatici e il continuo sussurro che le batoste elettorali “progressiste” siano state a causa di presunte destabilizzazioni informatiche e “fake news” che alla lunga si vogliono ricondurre sempre alla solita Russia oltre che a quell’altro cattivo che risponde al nome di Donald Trump.

Non capisco però perché i twitter falsi dovrebbero indirizzare al voto e invece non è considerato un condizionamento altrettanto sottile ma martellante, quotidiano e perpetuo la continua diffusione di notizie manipolate, ritoccate o ignorate da parte di una quantità di mass media, dalle TV di stato, dalla grande stampa solidamente aggruppata da alcuni capitalisti-imprenditori.

La RAI TV – per esempio - in 70 anni è stata o no condizionante delle coscienze italiane? Io credo di sì, con l’aggiunta di essere stata per decenni monopolio politico

prima della DC e poi dell’arco costituzionale. Al TG “passa” quello che vogliono i suoi direttori, nessun teleutente può protestare e le redazioni sono saldamente in mano sempre agli stessi “patron” politici di riferimento che nel tempo hanno fatto

assumere – soprattutto alla TV pubblica – amici ( e “amiche”) degli amici.

Chi decide allora se una “fake news” sia veramente tale o se invece siano “fake”  proprio tante interpretazioni dei TG, delle agenzie di stampa e di testate che sono sempre riconducibili ad una opinione, un partito, una casa editrice, uno sponsor?

 

IL MANIFESTO CHE DISTURBA

A 40 anni dalla legge 104 che ha legalizzato l’aborto in Italia l’associazione “Pro Vita” aveva esposto a Roma un grande manifesto con il disegno di un “bambino mai nato” ovvero di un feto già ben sviluppato, ma ancora passibile di espianto ai sensi di legge. Il manifesto è però stato fatto defiggere perché “lesivo di diritti e libertà individuali” con soddisfazione delle associazioni abortiste.

L’aborto è sempre una tragedia e una sofferenza e quindi  non mi  permetto di giudicare chi lo decide, lo sceglie o lo subisce,  ma è la giustificazione per  defiggere il   manifesto   che   personalmente   non   accetto:   perché   nel   nostro   paese   si   può pubblicizzare l’aborto e invece non si può ricordare che comunque si sopprime un essere   vivente,   che   non   è     certo quella  “roba   indegna”   come   è   stato   chiamato   in questi giorni dalle associazioni abortiste?

 

OSPEDALE UNICO DEL VCO

Si è ricominciato a parlare dell’OSPEDALE UNICO DEL VCO che da oltre vent’anni contraddistingue il dibattito politico locale.

Questo perché quattro anni fa la politica allora tutta “a trazione integrale PD” (che comandava in regione, in provincia e in quasi tutti i comuni) aveva indicato come ormai ineluttabile la scelta di realizzarlo ad Ornavasso, ma non sul fondovalle – come pensava il centro-destra - quanto piuttosto a mezzacosta (con il 25% di costi in più di progetto per la sua costruzione e per raggiungerlo).

Sono passati quattro anni, il PD è in visibile crisi ma – soprattutto – l’annunciata posa della “prima pietra” (anche se si diceva che nel 1919 l’ospedale sarebbe già stato addirittura realizzato!) è ancora di là da venire.

Il risultato (ovvio) è che tornano a moltiplicarsi le spinte centrifughe per non combinare nulla, per spostarlo a fondovalle o a Piedimulera mentre Domo e altri comuni si chiamano fuori.

Continua così la vita stentata dei due mezzi-ospedali a Verbania e Domodossola con interventi di manutenzione e ripristini che nell’ottica dell’ospedale unico servirebbero a poco o nulla, ma che se l’ospedale non si farà mai sono assolutamente necessari.

Nell’incertezza i ricoverati vanno  avanti e indietro  in ambulanza trasportati di qui e di là ormai rassegnati,  mentre Omegna è stata obbligata a rinunciare di fatto alla sua “quota” sanitaria.

D'altronde in zona funziona decisamente meglio il privato: il centro di quadrante di Omegna è la dimostrazione che il pubblico-privato può funzionare se a gestirlo è il privato, a Gravellona l’ospedale Garofalo è una bella realtà.  mentre le analisi fatte a Villa Caramora sono molto più veloci di quelle all’ASL e quindi tutti corrono a farle in quella sede. Il fallimento regionale è evidente, i ritardi pure anche se prevedibili, a quando almeno l’umiltà di ammetterlo da parte dei responsabili PD ai vari livelli e soprattutto perché non c’è un minimo di loro autocritica per aver deciso una sede per l’ospedale che appare assurda e ben più costosa a tutte le persone di buonsenso??

 

UN BUONA SETTIMANA A TUTTI                                              MARCO ZACCHERA 

 

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