Siamo alle solite. La dialettica insulsa del messaggio politico.

Questi uffici elettorali, sembrano funzionare male e senza professionalità, perorano bugie e affermano banalità da mercatino

La campagna elettorale, attraverso gli slogan dei politici, si è ormai riversata sulle strade e sulle piazze delle città. Nella ambita e presunta sintesi del messaggio, però, si nascondono contraddizioni e significati, spesso, dannosi per l’immagine stessa del candidato.

A parte Forza Italia, che ha scelto una comunicazione interrogativa rifiutando le proposte “sconce” del centrosinistra, “più extracomunitari? No grazie!”, l’Udc, ha preferito il vecchio e consueto messaggio ad effetto.

Pier Ferdinando Casini, per esempio, sembra aver sbagliato tutto impelagandosi in una serie di slogan che sembrano più delle confessioni di incapacità che promesse per il futuro.

Ha iniziato con: “Responsabilità è quella che tiene unita l’Italia”, quasi a dire «se fosse stato per Forza Italia…».Ha continuato con un 6×3 “un’idea diversa”. Ma diversa da chi, da che cosa? Dalla sua stessa evidentemente e da quella della Cdl dal momento che il suo schieramento ha governato negli ultimi cinque anni. Così come “più sostegno per la famiglia” ammettendo, in fondo, di non aver saputo operare in questo senso per tutto questo tempo. “La casa come diritto di tutti”, poi, è la retorica tardiva e stantia, anche un po’ offensiva, che scatena la reazione: «solo ora ce lo dici? Cosa hai fatto sinora?».

Insomma, questi uffici elettorali, sembrano funzionare male e senza professionalità, perorano bugie e affermano banalità da mercatino. Per trovare la sintesi efficace del messaggio, perdono di vista le consecutio interpretative che provocano danni più che vantaggi. Non solo, ma la comunicazione elettorale avvilisce quando diviene filastrocca o spot. Si pensi a quella del sen. Cutrufo prossimo candidato a sindaco di Roma per la DC: «Anno nuovo, sindaco nuovo» con l’uso di disegnini con linguacce beffeggianti, poi tristi, ed in fine sorridenti. Cosa dire di : «Vota DC e sai cosa voti?» usando uno slogan “gastronomico” da Carosello di qualche anno addietro?

Il Ministro Baccini, sì propone sui 6×3: “un nuovo sindaco” significando solo un augurio per sé stesso, un‘ipotesi di un avvicendamento che favorisce la sua carriera Altra cosa sarebbe stata proporre “un sindaco nuovo”, nell’accezione del termine quale esercizio nuovo del modo di fare il sindaco. Baccini insiste con: “Dalla parte di Roma” offrendo il fianco ad affermazioni poco eleganti «perchè non lo hai detto a Bossi, tuo alleato, che l’ha sempre tacciata di essere ladrona?».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui