Prima che Berlusconi venisse “divelto” dalla sua poltrona e Provenzano “estratto” dalla sua tana, bistrattati da alcuni partiti italiani, ma corteggiati da un ministro che poi ha avallato candidature impresentabili, gli italiani all’estero hanno fatto sentire la propria voce in queste elezioni politiche, perché le nostre «figure meschine in Europa e nel mondo per colpa di Berlusconi» scrive Giacomo, italiano a Londra, «hanno procurato non poco imbarazzo e vergogna». E come a lui, a molti altri ha dato fastidio essere quei cittadini cui si dava quella che Umberto Eco ha definito, con lucido distacco, «una pacca sulla spalla» di solidarietà a causa «dell’anomalia vivente» tutta italiana.Nelle urne delle quasi novecento sezioni elettorali estere, gli italiani hanno introdotto indifferenza e dispetto per un centrodestra che li ha pedinati con piaggeria interessata senza che a questa abbia fatto seguito la vicinanza che cura ed assicura. Di contro, in quelle stesse urne, hanno spedito una cartolina di “abbracci affettuosi” di benvenuto a quel centrosinistra che ha mostrato di esserci, con la qualità degli uomini proposti, con un progetto fattivo e una concreta presenza. Uomini dall’esperienza e dal fiuto politico di Franco Danieli, responsabile degli italiani nel mondo per l’Unione ed ex sottosegretario agli Esteri con la delega per gli italiani all’estero, per esempio, sono stati e saranno una garanzia per gli interessi degli italiani all’estero. Il grande sconfitto è il nostalgico ministro Mirko Tremaglia e con lui tutta la Casa della Libertà, che si è presentata in ordine sparso. A fronte di trentasei candidati spalmati nelle quattro circoscrizioni estere, la Lista Tremaglia ha portato in Parlamento un solo candidato, tale Giuseppe Angeli, imprenditore. Tutto il resto è disfatta. Forza Italia ha raccolto esattamente ciò che ha seminato. L’esempio più inquietante: su tre eletti nella circoscrizione europea, per due di loro la definizione di «unfit», con rispetto parlando e con una enfasi di eleganza, vorrebbe dire, per quanti li conoscono, ridurne l’incapacità al mandato che è stato affidato loro.Il peso rilevante, ai fini del risultato finale, gli italiani all’estero, l’hanno dato al Senato assegnando quattro senatori su sei al centrosinistra, senza contare dell’ormai noto Luigi Pallaro, imprenditore italo-argentino il quale ha assicurato il suo appoggio alla coalizione che avesse vinto. Pallaro non è l’unico esempio di italiano “profeta in patria”, anche vivendo all’estero. Infatti, un dato su tutti deve essere chiaro: gli italiani all’estero, non sono più quelli dei «partono i bastimenti per terre assai lontane» stile dopoguerra, quelli delle sagre di paese al suono del triccabballacche, quelli con le mani sporche e la corda a reggere i pantaloni. Tra quelli di loro che hanno preferito il centrosinistra, non tutti sono “comunisti”. Il voto è frutto di una consapevole protesta, giustificata da uno status che denuncia l’abbandono e la lontananza dalle istituzioni. «L’Italia oltre l’Italia», come la definisce Vittorio Zucconi, è quella ragionevole, disposta alla valutazione ed al confronto con le culture straniere, quella matura anche al cospetto di posizioni di compromesso e di ambiguità. Tremaglia ha toppato non perché come egli stesso afferma: «Non siamo stati uniti», ma perché non ha saputo leggere questa mutazione genetica – che, in fondo, è di stampo culturale – di uomini e donne evoluti, colti ed in carriera. La sua analisi si è fermata all’aspetto nostalgico e suggestivo delle casalinghe col grembiule e le mani sporche di farina, dell’emigrante di una volta. Alcuni candidati di cui il centrodestra tutto si è circondato, non si sono degnati di indagare, di contattare e dedurre, di valutare pur vivendo sul territorio. Questo la dice lunga in quanto ad attenzione ed intenti per non parlare poi delle capacità individuali di alcuni. Si sono mostrati colpevolmente impermeabili al mutamento, hanno puntato alle poltrone, strumentalizzando solo l’opportunità che si preventava loro.Ora, non vorremmo che l’attenzione parossistica dei giorni dopo le elezioni si riducesse per “bisogna” all’uso di incensi che, in quanto fumo, svaniscono presto. Sino al giorno del voto, i connazionali italiani all’estero, non “esistevano”. Ma, alla faccia dell’indifferenza, essi invece sono diventati, all’improvviso, il centro dell’interesse della nazione intera. Non facevano “rumore” quando denunciavano l’inutilità dei Comites, men che meno quando hanno sottolineato l’insulsa opera di alcuni Istituti di Cultura italiani all’estero – senza energie, senza idee, a sfregio di un vasto patrimonio culturale. Gli italiani all’estero saranno da oggi in avanti coccolati e ascoltati perché, con il loro voto hanno potuto ribaltare le sorti politiche della competizione.

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