Ci sono contrasti tra l’Udc e la casa delle libertà, cosa significa la costituzione di un centro moderato diverso però da una destra populista?

Vuol dire far registrare delle diversità che ci sono all’interno di entrambi gli schieramenti, ma anche dello stesso schieramento di centrodestra. Che ci siano posizioni diverse fra la predicazione della lega e talvolta dello stesso Berlusconi ed una parte molto vasta dell’area moderata centrale, non è una cosa sulla quale c’è bisogno di spendere molte parole. E’ un fatto. Io non credo che andare nella direzione, che poi non porterebbe da nessuna parte, di un partito unico del centrodestra. Io non mi identifico in un posizione di questo genere poiché ritengo che questo sistema bipolare così come è costruito, debba essere superato. Stessa cosa suggerisco al centrosinistra, perché, come si vede, sono bloccati in queste posizioni che vedono la sinistra antagonista che eccede in un movimentismo che impedisce al governo di operare, dalla politica estera a quella economica, dalle pensioni al lavoro e quant’altro.

Già nell’agosto 2004, l’on. Follini lanciò un sasso nello stagno con forti perplessità soprattutto nei riguardi della lega. Da allora si è posto in essere una politica anti Folliniana e, conseguentemente, anti Tabacciana

Queste sono cose che preoccupano solo coloro che hanno una visione interna, piccoli partiti. Io penso che il problema vero sia quello di guardare alle idee. Le idee mie e di Follini sono precedenti al 2004, per quel che riguarda le mie, sicuramente. Follini, in quel momento, era segretario dell’Udc e quindi era costretto ad organizzare una riflessione più compiuta. Le mie opinioni erano nette già al Congresso di fondazione del 2003 tracciando, in qualche modo, la linea alla quale poi ho tentato di tenere fede. Se mi avessero ascoltato probabilmente il centrodestra sarebbe stato diverso, non avrebbe fatto una politica sbagliata che l’ha portato alla sconfitta elettorale. Aver puntato tutto sul liberismo, un uomo solo al comando, insomma, poiché queste posizioni hanno una loro forza, la mia e quella di Follini, il problema è di sapere se trovano consenso nel Paese. Una prova su questa idee non è stata fatta, non si sa mai. Finora si sono presentati questi partiti piccoli o grandi che siano della seconda repubblica che certo non si segnalano per la loro vivacità, nella qualità del dibattito interno, allora io dico che questa politica è arrivata al capo linea. E’ in crisi.

Ma chi è il segretario del partito oggi?

Il segretario dell’Udc è Pier Ferdinando Casini

E allora, come si spiega che durante la campagna referendaria, Casini non c’era?

Perché ha fatto una scelta. Ha scelto di non impegnarsi. Credo che lui fosse consapevole della posizione mia e di Follini e però, poiché riteneva che dovesse concludersi una certa fase e che lui fosse impegnato da problemi di rapporti con la coalizione, ha preferito privilegiare la coalizione che si stava sfaldando rispetto alla schiettezza di una posizione politica. Forse, se avesse avuto, come avevamo suggerito, una posizione di libertà di coscienza, avrebbe colto l’uno e l’altro risultato. Ampia parte dell’elettorato dell’Udc ha votato NO. Mi pare che con questa legislatura, il partito abbia impresso una virata anticipando il voto favorevole alla missione in Afganistan e soprattutto dicendo un NO deciso e secco sia al partito unico che all’idea della confederazione dei partiti del centrodestra.

Le scelte del partito sono in via di miglioramento?

E’ chiaro che le nuove scelte vanno nella direzione giusta.

A colpi di “coscienza” si arriverà alla rottura tra Tabacci e Follini con l’Udc? C’è la possibilità che voi due, che siete le menti ideologiche del partito, possiate uscire?

Ma, guardi, il problema non è di chi sta dentro il partito. Un conto è l’equilibrio di potere nei gruppi dirigenti, un altro conto è la riflessione che l’elettorato fa. Chi sostiene che il successo elettorale dell’Udc prescinde dal lavoro fatto da Follini o anche da me sul piano parlamentare nei cinque anni precedenti, significa che vuole negare che la posizione rispetto a F.I. ed agli altri partiti della coalizione, l’abbiamo costruita sulla base di un percorso molto schietto, molto onesto, sia sul piano politico che parlamentare. Voglio ricordare che se c’è stato un sostegno elettorale così importante per l’Udc è perché è stata ritenuta una forza di discontinuità rispetto a Berlusconi. Diversamente, gli elettori avrebbero votato direttamente per l’originale, non si sarebbero accontentati del sotto prodotto. Ciò è anche il risultato di quel lavoro. Io penso che l’elettorato Udc, questa cosa, la riconosca. Adesso bisogna consolidare questo risultato, perché i risultati elettorali non sono buoni per la vita, valgono per un passaggio elettorale, se non si consolida, questo dato, rischia di sfuggire. Allora, il peso che grava sulle spalle di Casini sia anche l’idea di superare l’Udc ed andare verso un partito, un contenitore più ampio perché non basta l’Udc, non basta Follini o Tabacci, ma bisogna aggiungerci molte altre caselle in quell’area moderata che guarda comunque a questo modo di presentare le cose.

Se lei dovesse uscire dal partito…

No, io ho solo detto di essere più avanti, sto lavorando per costruire un contenitore politico più ampio. Lo stesso lavoro cui punta Casini. L’Udc è stretta per lui, è stretta anche per me oggi.

Che cosa significa che il NO abbia stravinto il referendum?

E’ la fine delle maggioranze onnipotenti, la conferma che le grandi riforme costituzionali devono essere condivise con procedure e metodi che sono al di fuori dell’art. 138 ed al di fuori di una secca procedura parlamentare. Ma devono, secondo me, sfociare in una vera e propria assemblea costituente. Che in alcune parti la Costituzione debba essere ritoccata, sono d’accordo, anche perché, diversamente, preverrebbe una Costituzione materiale ed in questi anni, penso alle spinte presidenzialiste sia a livello delle regioni che delle Stato centrale nel 2001 quando il nome di Rutelli e di Berlusconi era scritto sulla schiena, ciò vuol dire che c’era una forte tendenza ad una sorta di neopresidenzialismo, cose che di fatto hanno modificato la Costituzione formale in una Costituzione materiale. Ora, per decidere se questa è una cosa giusta o sbagliata, abbiamo bisogno di dare vita ad una assemblea costituente per poter decidere come cambiare le regole del gioco.

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