Chiunque sia convinto che il male si possa eliminare uccidendolo, è un illuso. Perché fa parte della vita degli uomini e, comunque la si voglia mettere, esiste e non si acchiappa.
E’ una questione semplice. Si tratta di equilibri cosmici. Esiste il bene? Dunque esiste il male.
Lo si sconfigge solo se si evita.
Bene e male, nella contrapposizione atavica, mistica dei tempi, hanno lievitato continuamente filosofie e teorie contrapposte tra sacro e profano, tra religione ed ateismo.
Chi rischia in tutto questo, sono le confessioni religiose. Sì, perché esse hanno delle responsabilità “divine”. E quando si parla del Divino, il discorso diventa davvero molto, ma molto delicato.
Non solo dopo l’uccisione di Saddam e neanche dopo la morte del sig. Welby. E’ stato sempre così. Solo che, però, si è sempre e volutamente trascurare l’analisi, la critica evitando accuratamente ogni ammissione di colpa.
Il mondo secolare, fa il suo mestiere. Persegue, incolpa, giudica, processa, punisce. Quello evoluto, punisce “con delicatezza”, reprime “con garbo” giudica “con giustizia”, codifica il diritto e, soprattutto, si vanta di non uccidere. Questo mondo qui, non rischia nulla rispetto a quello confessionale. Gli estremi del suo deficit, semmai, sono tutti codificati nelle procedure didascalicamente codificate nelle regole, negli statuti, nei codici fallaci e maledettamente errati.
D’altronde, la storia, se non fosse continuamente riscritta ad uso e consumo del “male”, avrebbe saputo, a questo punto, dare qualche dritta definitiva.
La confessione religiosa, non fa capo al diritto ma alla fede.
Si comporta in tutto e per tutto come uno Stato secolare, giudica, reprime e punisce. Non ha gradi di giudizio, ne supreme Corti di Cassazione ed il peccato, non presenta l’obbligatorietà dell’azione ecclesiale analoga a quella penale. Non è come per il reato sul quale le istituzioni non possono transigere, né derogare.
Tra le due proposte, sotto questo aspetto, quella confessionale e quella secolare, è decisamente conveniente scegliere la prima.
Certo, perché la prima offre la “deroga”. Di fronte al peccato, per esempio, eroga il perdono ed è a quello che i peccatori fanno riferimento per difendersi dalla “sanzione” religiosa.
Insomma, uno Stato non è infinitamente misericordioso. Forse non può esserlo per motivi che qualcuno potrebbe definire, ovvii, ma non perdona, non è delegato a perdonare nessuno che commetta un reato. Un ladro, confessando la sua attività, viene perdonato dal sacerdote attraverso la confessione, ma se confessasse il reato ad un procuratore della repubblica, non otterrebbe mai un perdono.
Che uno Stato condanni, non sembra sconvolgere nessuno. Ma se è un ministro di Dio a condannare, in suo nome, senza l’ipotesi del perdono, allora la cosa è veramente grave.
Non c’è alcuna “convenienza” ad abbracciare un credo religioso se viene meno questo principio. E per convenienza, deve intendersi l’affidamento, la predisposizione all’offerta del sacrificio, alla ammissione della vergogna ed alla sicurezza del perdono sino alla riabilitazione senza strascichi.
Il sig. Welby, ha subito un torto gravissimo e non perché devastato da una malattia infame che lo ha privato del corpo per anni ed anni. Ha subito un torto singolare e lo ha subito dopo la sua morte.
Non il suo corpo indifeso perché senza vita come accadde per i corpi di piazzale Loreto segnati dai calci.
E’ stato lo spirito del sig. Welby, quello che ha subito una profonda ingiustizia e, come per tutte quelle cose che riguardano lo spirito, l’autore non poteva che essere una confessione religiosa che tratta di anime e non di corpi.
Neanche l’infinita misericordia di Dio, stando a quanto ci predicano i sacerdoti bestemmiando, poteva avere il potere di ammettere in Chiesa la sua salma per i funerali religiosi.
Per chi crede in Dio, questa deduzione non è valida, perché il Signore è infinitamente misericordioso e non avrebbe mai neanche pensato di non ospitare il sig. Welby per somministrargli i sacramenti in occasione dei suoi funerali.
Dimostrare il contrario, significa ammettere una deficienza difficilmente sanabile. Un credo religioso, qualunque esso sia, non può e non deve prescindere dal perdono.
Ma gli uomini possono sbagliare, è umano. Ma quando sbagliano in nome di Dio, la cosa diventa veramente molto imbarazzante.

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