Militari e civili a rischio contaminazione da Uranio Impoverito

Sull’intervento militare in Iraq e sulla guerra civile che è seguita si sono spese troppe, spesso inutili, parole. Tutti noi attendiamo, speranzosi, il giorno in cui verrà posta la parola fine a questo massacro e in cui cominceremo a fare i conti con le sue conseguenze. Ciò che ancora ignoriamo sono le dimensioni di tali conseguenze.
L’esercito alleato si è dato da fare, negli anni dell’attuale conflitto e nella prima Guerra del Golfo, a disseminare il territorio iracheno di Uranio Impoverito (UI). Lo ha fatto nonostante una risoluzione dell’ONU classifichi queste munizioni come armi illegali di distruzione di massa.
L’UI inquina la terra, causa malattie e tumori sia tra i soldati sia tra i civili, portando alla nascita di bambini malformi. La “Sindrome del Golfo”, che ha colpito circa 200.000 soldati statunitensi dopo il conflitto del ‘91, è citato come causa principale della nascita di neonati deformi. In Iraq i casi di tumore sono aumentati tra le 7 e le 10 volte e le nascite di bambini malati tra le 4 e le 6 volte.
Secondo un rapporto della Commissione dell’ONU dell’agosto 2005, l’uso di UI infrange: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo; lo Statuto delle Nazioni Unite; la Convenzione sui Genocidi; la Convenzione contro la tortura; le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949; la Convenzione sulle armi convenzionali del 1980; e le Convenzioni dell’Aia del 1899 e del 1907, che espressamente proibiscono l’impiego di “armi avvelenate o avvelenanti”. Tutte queste hanno lo scopo di risparmiare ai civili sofferenze ingiustificate.
I dati pubblicati nel novembre del 2003 rivelano che circa 1.8 milioni di kg di polvere d’Uranio sono stati sganciati sul territorio iracheno. Questa quantità immensa è costituita da pallottole, dalla struttura protettiva dei carri, da bombe più o meno intelligenti che vanno da 225 a 900 Kg, missili cruise etc. Se vi state chiedendo quante bombe atomiche di Nagasaki si devono far esplodere per ottenere questa quantità di radioattività la risposta esiste già: 250.000.
Quando le pallottole, le bombe o i missili all'uranio colpiscono qualcosa o esplodono, la maggior parte dell'uranio si disperde in particelle di polvere molto piccole, troppo fini da poter essere viste. Chi ne respira anche solo una minuscola quantità è come se fosse sottoposto ad una radiografia ogni ora per il resto della sua vita.
Il servizio di una televisione giapponese, da noi casualmente mai arrivato, ha mostrato come i soldati italiani a Nassiriya entrino quotidianamente in contatto con aree ed oggetti contaminati, senza la minima protezione.
Il futuro reale, quindi, si prospetta meno roseo di quello annunciato dal presidente Bush. Nelle migliori previsioni l’Iraq sarà totalmente desertificato, cresceranno una o più generazioni di storpi e dalla guerra civile nascerà una dittatura fondata sulla vendetta; mentre a qualche nostro soldato una medaglietta compenserà quel tumore che, con ogni probabilità, lo porterà alla morte.

Comitato Politico – Radicali di Sinistra

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