La legge sulla cittadinanza, lei è uno dei padri, come nasce?

La mia legge era, sostanzialmente, la trasposizione in progetto legislativo di una elaborazione della Comunità di S. Egidio. Era volta soprattutto a dare cittadinanza ai bimbi stranieri nati in Italia educati, abbiamo parlato proprio nei giorni addietro di lingua italiana, frequentatori di scuole italiane che, quindi, erano più naturalmente legittimati a chiedere la cittadinanza.

Esistono più progetti, più idee?

Attualmente esiste una discussione fra vari disegni di legge. Si cercherà di trovare un punto chiave.
E’ chiaro che noi abbiamo un problema anche culturale. Siamo abituati, nel passato, a fare i conti con un problema di cittadinanza che era legato agli italiani che andavano all’estero, il cosiddetto ius sanguinis. Chi le parla aveva la mamma nata a Liberao Prete figlia di un emigrante in Brasile. Poi sono ritornati in Italia.
Ciò significa che so bene cosa sia l’emigrazione.
Questa era la storia dell’Italia.
Lo ius soli, cioè il fatto che noi dovessimo fare i conti con la cittadinanza legata a gente che era venuta in Italia, rappresentava un problema relativamente nuovo. In ogni caso, significa diritti ma anche doveri. E’ una chiave di integrazione importante.

L’on. Ferrigno lamenta la furbizia di approfittare della legge sulla cittadinanza per gli italiani all’estero, per poter far passare quella sugli extracomunitari, la legge n. 24.

Non si tratta di una questione di equiparazione. Si sta parlando della codificazione di un diritto. L’esempio che le ho fatto sulla mia famiglia, le fa capire quanto sia sensibile a questo tema, anche per ragioni personali, dunque.
Credo che gli italiani all’estero, visti anche da un punto di vista pragmatico, siano una delle risorse più straordinarie che l’Italia ha sottovalutato nel corso di questi anni. Per la possibilità di occasioni commerciali, politiche e culturali con il mondo. Abbiamo fatto troppo poco.
Non sono d’accordo sulla furbizia, come la chiama lei. Dal punto di vista teorico, si tratta di codificare un diritto. Non mi pare che ci sia un ricatto in questo. Poi, è chiaro che il testo che verrà fuori, lo dobbiamo leggere, anch’io vedrò il lavoro che avranno fatto i colleghi, non sono nella Commissione competente, sono Presidente della Commissione Ambiente e Territorio.

Quindi, lei ne prende le parti degli italiani all’estero?

Direi proprio di sì!

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