II Commissione permanente giustizia; XIV Commissione permanente Politiche dell’Unione Europea; Consiglio di garanzia; membro dei 45 del Comitato per il Partito Democratico.

Dunque, Walter Veltroni, ha garantito le sua candidatura per il partito Democratico ma, una buona parte della Margherita, non ha mostrato grandi entusiasmi.

Walter Veltroni è il candidato naturale. Fu lui che con Prodi e Parisi, segnò la strada dell’Ulivo. Con lui si sono vissuti tutti quei passaggi, tra gioie e dolori che poi hanno portato alla necessità della creazione del Partito Democratico.
Nulla sulla persona. A mio parere, però, Walter non si dovrebbe lasciar trascinare in questa candidatura. In effetti, è una candidatura imposta con il classico e vetusto sistema dei partiti. In fondo, il sistema adottato nel fare il suo nome, è l’esatto opposto dei sistemi che avevamo sempre pensato per il nuovo partito.
Mi spiego. Il Partito democratico basa la sua forza costitutiva sull’attenzione ad una esigenza di nuovo che si sente nel paese: la volontà di uscire dai vecchi schemi di partito. Proprio per il bisogno di cambiamento auspicato, ci aspettavamo da lui che raccogliesse la sfida con più candidati alla segreteria del PD. Invece, è stato candidato dal segretario dei DS, Piero Fassino e, in qualche modo, anche da una parte della Margherita.
Personalmente, mi sarei aspettata che egli partecipasse ad una competizione vera e che il risultato finale fosse il frutto di una scelta di tutto un movimento che stava per partire. Insomma, candidatura sì, ma insieme ad altre per la guida del Partito Democratico.
E’ stata scelta la formula della ratifica e mi dispiace perché questo lo indebolisce. Lo si vede dal dibattito che c’è in questi giorni sulla stampa ed in televisione.
Lei è in linea con quanto affermato dal Ministro Parisi che la candidatura unica di Veltroni sarebbe la peggiore candidatura pur essendo il migliore candidato?

Sì, convengo. E’ la peggiore anche perché lo indebolisce. Meglio avrebbe fatto a non accettare la candidatura così come formulata da Piero Fassino. Partecipare ad una competizione, sarebbe stato auspicabile per la sua stessa elezione a segretario del PD.

Rinnovamento allora, ma come spiega allora che il comitato dei 45 non annovera giovani quarantenni al suo interno?

Credo che questo non sia un problema anche se una questione giovani esiste. Però, è necessario che questi, siano giovani veri. Nel mondo della politica noi abbiamo la presenza di giovani che sono peggio degli adulti, cioè, giovani che entrano non dalla porta ma dalla finestra con l’istituto della cooptazione e messi lì dal grande fratello. Noi vogliamo, invece, che la politica apra alla partecipazione dei giovani e che il giovane diventi attivista, che partecipi, che soffra, che lavori per la politica. Poi, ci penserà la selezione naturale a fargli trovare la sua collocazione.
In politica, abbiamo giovani che non hanno mai lavorato e che sono vecchi nella esperienza politica. Magari hanno 30 anni ma sono già 15 anni che fanno politica, così come esistono persone che pur avendo 65 anni, sono da soli 5 o 6 anni in politica. Il problema, quindi, non è l’età. Il problema è che la politica deve trovare un modo per dare opportunità a tutti di entrare a farvi parte.

Ma come si fa se si presentano sempre gli stessi veterani, che sono disposti a candidarsi a tutte le cariche?

Il problema è del tappo. C’è una classe dirigente nella politica che, in qualche modo, riperpetua sé stessa. Diciamola così. Dobbiamo liberare la politica e questo lo riusciremo a fare solamente attraverso una competizione vera.

Un tappo rappresentato da personalità come Dini, dice che sarà facile da togliere?

Non dobbiamo essere estremisti in queste posizioni. C’è la necessità, nei nuovi organismi, anche di tenere, al proprio interno, quanti hanno espresso una idea, una storia. Personalmente, sono più per mixare le appartenenze, le età, i generi. Viviamo in un paese plurale e questa pluralità deve essere rappresentata anche dentro il PD. La ribellione che si sente nel paese va presa in considerazione. Al “voglio esserci” al “voglio partecipare alle decisioni” deve seguire la volontà di mettersi in competizione. L’operazione che noi stiamo pensando di fare il 14 ottobre, è esattamente questa. Il nostro elettorato sarà chiamato ad andare a votare per creare le basi affinché la nuova classe dirigente, non sia una classe dirigente autoreferenziale ma una classe dirigente frutto di una competizione che è presente nei vari livelli territoriali.
Nessun paracadute per nessuno. Alla data del 14 ottobre dovremmo arrivare senza i soliti accordi di partito per cui ci si dividono i posti. Oltre alle persone, dovranno essere considerati i progetti, gli obiettivi politici, la linea e l’indirizzo politico proposto.

Una volta fatto tutto questo, quali sono le priorità cui dovrà dedicarsi il PD?

Una volta fatto tutto questo, l’emergenza assoluta è la legge elettorale. Ma già da subito. Ci troviamo al cospetto di una emergenza democratica. Non ci dobbiamo dimenticare che noi ci siamo trovati in difficoltà e che queste difficoltà erano state previste dalla Cdl due mesi prima. Cioè che il centrosinistra avrebbe vinto le elezioni e che avrebbe avuto difficoltà a governare. Tutto questo disagio è stato creato dal polo. Dobbiamo cambiare questa legge elettorale con le buone o con le cattive. Le “buone” saranno gli accordi con i partiti, le “cattive”, chiamando i cittadini ad esprimersi sul referendum.

Scusi le insistenze, parliamo di giovani nel PD e poi reclutate Follini che ha militato dall’altra parte. I giovani intanto, arrivano tardi su tutte le tappe della loro vita.

E’ tutto vero. C’è bisogno di riformare. Le riforme le abbiamo individuate, adesso aspettiamo solamente di poterle attuare. Il governo, in questo senso, ha fatto molto nell’ultima finanziaria. Farà ancora di più. Ma per aiutare i giovani in questo momento, mi sembra che bisogna partire dai problemi di sistema. I problemi di sistema sono la riforma delle pensioni in modo da dare un futuro anche ai giovani che un domani arriveranno all’età pensionabile, dargli la possibilità di crearsi una famiglia. Del mutuo, della casa, del lavoro. C’è bisogno di tutta una politica che accompagni i giovani verso le proprie scelte.

Intorno alla questione “giovani” si fa molta demagogia. Non crede che è il terreno fertile per la retorica politica?

Penso per i giovani le stesse cose, mutatis mutandis, che penso per le donne. Dobbiamo evitare di fare i movimenti giovanili, dobbiamo evitare di fare i movimenti delle donne perché quelli vengono agevolati dai partiti come luoghi di emarginazione, come riserva indiana, poi, quando c’è un Congresso, viene il capo e stabilisce tutto. Noi della margherita, queste cose per le donne non le abbiamo fatte. Siamo poche, è vero, ma almeno lavoriamo insieme nel partito. Non abbiamo creato la riserva indiana.
Ai giovani chiediamo partecipazione, solidarietà, dibattito e capacità di discussione con le componenti più mature. Questo significa formazione.
Per qualsiasi movimento giovanile, invece, la prima preoccupazione sono le cariche: chi farà cosa.

Cosa ha il Partito Democratico, in più, rispetto ai DS ed alla Margherita?

La forma di partito. Con il PD abbiamo scelto di essere un partito plurale, non un partito identitario. Vogliamo fare un partito soprattutto che pensi, più che alla propria identità, al governo del paese. Ci incontriamo ed insieme facciamo un programma di governo. Su base pluralista.

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