Il Partito della Libertà nasce con l’obiettivo di creare una casa nella quale si possano riconoscere moderati, cattolici e liberali italiani che oggi si dividono tra Forza Italia, An, Udc e Lega, oltre ad una miriade di formazioni minori. Secondo Berlusconi, sinora non è stato possibile trovare la sintesi a livello di vertice, per colpa degli alleati che dettano condizioni non accettabili e lo costringono a procedere a modo suo, anticipando i tempi e giocando la carta della riunificazione «dal basso». Realizzata cioè direttamente dagli elettori che aderiranno al nuovo soggetto politico, scavalcando le resistenze degli apparati dei partiti, che attualmente risultano riottosi, gelosi e poco inclini allo spirito unitario che gli elettori moderati vorrebbero.
Si potrebbe obiettare: a cosa serve la nascita di un altro partito, in un panorama politico come quello italiano, nel quale non si è più in grado di dire quante sono le formazioni politiche esistenti, ed inoltre, perchè i partiti del centro destra sono così intimoriti da questa nuova iniziativa di Berlusconi?
La risposta è che questo partito nasce con un ambizione enorme: quella di rappresentare l’intero centrodestra italiano, in un prossimo imminente futuro. Nei piani berlusconiani, il neonato partito vedrà probabilmente la luce in maniera ufficiale a Courmayeur dove a novembre si andrà al voto per l’elezione del sindaco, i quasi tremila abitanti della cittadina valdostana saranno quindi il banco di prova per le ambizioni del Partito della Libertà che si presenterebbe con un proprio simbolo ed una propria lista. Se andrà bene, il laboratorio di Courmayeur diventerà il modello da esportare ovunque si voterà in futuro, dal più piccolo dei comuni, sino alle elezioni politiche nazionali.
Non è inoltre da sottovalutare che il Presidente Berlusconi potrebbe aver deciso di attirare di nuovo su di sé l’attenzione mediatica, soprattutto in coincidenza con le primarie del Partito democratico del 14 ottobre, la cui nascita non lo lascia affatto indifferente. Per quanto convinto che sia destinato a restare minoranza, specie se si voterà con un legge elettorale più o meno come l’attuale, Berlusconi è convinto che rappresenti una novità significativa, alla quale, in qualche modo, occorre contrapporre un “prodotto politico” altrettanto nuovo. Il progetto di Partito della Libertà appunto, che nei sondaggi preelettorali veniva accreditato di un 3-4 per cento, voti aggiunti e non sottratti a FI, Lega, Udc, An.
Vi è inoltre da considerare che con questa operazione Berlusconi sta inviando un chiaro messaggio e cioè che è insoddisfatto del disimpegno dei suoi due maggiori alleati, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini e di conseguenza fa capire loro non solo di poter andare avanti benissimo da solo, ma anche di porre massima attenzione in quanto a lungo andare potrebbero rimanere con il classico pugno di mosche in mano. Se il Partito delle Libertà prendesse lo slancio desiderato, uno degli scenari possibili potrebbe essere che i vari partiti del centro destra si andrebbero spegnendo piano piano e la loro funzione cesserebbe strada facendo, rimanendo cioè con soltanto i gusci vuoti dei loro partiti. La polpa, cioè iscritti e dirigenti, potrebbero essere già da tempo confluiti spontaneamente nel nuovo soggetto politico che agirebbe da calamita.
Quello che ci aspetta, politicamente sarà in ogni caso un caldo autunno.

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