Robin Hood, Zorro, Grillo
Mastella a Ballaro’: eroismo o autolesionismo?

HOUSTON, TEXAS – Dopo il “crucifigge” di ieri, preparato, impacchettato e consegnato a Mastella dalla trasmissione televisiva Ballaro’ incomincio a nutrire il sospetto che si stia cercando di creare un martire per fare in modo, alla fine, di salvarlo dalla bufera. La gente comune trova simpatiche le vittime e finisce automaticamente per odiare i cattivi ed i persecutori.
La trasmissione Ballaro’ dunque, l’ennesima dopo altre analoghe, è cominciata subito sotto l’ombrello realistico e minaccioso del libro “La casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e tenendo sempre sullo sfondo il V-Day di Grillo ha continuato a martellare senza alcuna pietà contro un ministro della Repubblica che, forse, avrebbe fatto bene a riconsiderare con calma l’idea di presentarsi davanti al plotone d’esecuzione. Ballaro’, ha ingranato la quarta, trasformandosi presto nel classico processo in televisione senza misericordia e senza possibilità d’appello dalle ricadute devastanti proprio per un ministro che, per il colmo dell’ironia, è proprio quello della giustizia.
Il volto del malcapitato la diceva veramente tutta. I dati statistici chiari ed implacabili come lo è la matematica s’alternavano l’uno all’altro e mostravano alla fine come la maggioranza degli Italiani vuole l’azzeramento completo della classe politica del Belpaese. Le citazioni degli episodi ormai arcinoti d’abusi e di privilegi più che sconci da parte di molti parlamentari, venuti in possesso a prezzi modici d’appartamenti faraonici al centro di Roma, continuavano a piovere su tutti i politici presenti. Nessuno, pero’, più di Mastella era costretto a fare da capro espiatorio designato per un drappello d’altri colleghi più accorti, decisi a tenere un profilo certamente basso nella tormenta e, quindi, molto più fortunati della “pecora nera” che era cotta a puntino, in ripresa diretta, su un patibolo televisivo implacabile, senza scampo e senza riparo.
Ciò che emergeva, in ogni modo, durante il procedere degli interventi quasi esclusivamente a senso unico e tutti rivolti a dare una mano a questa sorta di lapidazione mediatica, era il “Leitmotif” che la bomba innescata da Grillo era solo la punta di un vecchio iceberg risalente al dopo “mani pulite” e che da parte dei politici cavarsela solo con un “lassamo perde” sarebbe stato solo una tattica certamente pericolosa e persino suicida.
Più rilassati del loro collega il Ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi, Oliviero Diliberto del Partito dei Comunisti italiani e l’onnipresente Ignazio La Russa d’Alleanza Nazionale dalla tipica voce cavernosa e dalle sembianze alla Rasputin, impegnato a capitalizzare sul “brutto momento” della sinistra.
Mentre la sassaiola televisiva continuava, ed a nulla serviva da parte del bersaglio principale tirare in ballo una presunta minaccia su un blog a base di “Mastella ti odio”, emergeva invece in tutta la sua incredibile enormità un episodio esplosivo d’ordinario clientelismo “Italian style” avente per base, questa volta, la città di Messina nell’incantevole quanto sfortunata Trinacria.
I telespettatori di tutto il mondo ad un certo punto potevano apprendere che nella città dello stretto esisteva ancora una società creata per la gestione della realizzazione del ponte, nonostante la bocciatura dei piani di costruzione da parte dell’amministrazione del governo di centrosinistra che l’aveva sempre avversata con estrema risolutezza. Cosa che meravigliava ancora di più della fallita ottava meraviglia del mondo era il venire a sapere che, apparentemente, per quest’enigmatico organismo , fossero già stati spesi trecento miliardi, che questo consterebbe ancora di un numero consistente di semplici impiegati e d’alti funzionari, e che per esso si spenderebbero ventimila euro al mese e ventuno milioni l’anno.
Impossibile capire, quindi, perché il professore ed i suoi prodi dopo la spallata al governo del cavalier Berlusconi l’avessero tenuto ancora in vita, che cosa faccia e a che cosa veramente serva.
La storia schizzata fuori verso il volgere al termine della puntata di Ballaro’ come un vero e proprio fulmine a ciel sereno giustificava, infatti, tutti i contestatori proprio di sinistra che ritengono da una parte che poco o nulla sia cambiato col nuovo governo e dall’altra che questo continui ancora con gli sprechi e con un immobilismo che hanno portato ora il Belpaese allo sfascio.
A poco o a nulla sono servite, quindi, le dichiarazioni piuttosto tardive del buon Diliberto che si sarebbe proceduto con l’eliminazione dell’ente e neppure le promesse allettanti della Bindi di riduzione di tasse che sarebbero state effettuate in occasione della ormai prossima finanziaria. Quanto s’apprendeva nel corso di Ballaro’, infatti, riusciva ormai a togliere il podio da sotto i piedi a tutti quelli che in questi giorni avevano tentato inutilmente di delegittimare l’iniziativa molto condivisa del più che dinamico comico di Genova. Lo scopo che quindi era ottenuto era proprio quello di giustificare la sua crociata dandogli ancora, e nel caso servisse, piu forza e più motivazione di prima. Sembra di poter capire anche da lontano, nonostante i tatticismi che lasciano il tempo che trovano, che e’ bene adesso che i membri dell’ antipatica casta capiscano e poi ricordino che il popolo ama i vendicatori mascherati come Robin Hood, Zorro e come Grillo, che si beffano degli oppressori ricchi e potenti e promettono di restituire tutto cio’ che, come il denaro o la liberta’, e’ stato loro tolto.

RO PUCCI

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