di Sergio Coggiola

Caro Salvatore,

volevo lasciar passare alcuni giorni, forse per “digerire” le tue giuste considerazioni raccolti nei “qui e subito”, prima di intervenire. Hai puntato il dito su alcuni punti scottanti della situazione degli italiani all’estero e dei suoi rappresentanti. E allora comincio con lo scrivere che la legge che ci dà la possibilità di portare nostri rappresentanti in Parlamento è anticostituzionale. Un esempio? Noi votiamo con la preferenza, voi no. Noi possiamo candidarci in Italia, voi no. Noi possiamo scegliere di votare per un candidato italiano e quindi, teoricamente, “svuotare” una circoscrizione estera che esprime un numero di parlamentari in base alla popolazione iscritta all’Aire (altro tema scottante). Tu, se per caso ti trovi all’estero, magari per lavoro, non puoi votare. Noi non traiamo alcun vantaggio dalla scelta della coalizione di governo. E infine votiamo per corrispondenza!
Infine una considerazione: noi possiamo votare anche per i referendum. Un paio di anni fa abbiamo espresso il nostro parere anche sulla procreazione assistita. Tu pensi che alle giovani italiane potesse interessare un simili argomento? No, perché qui in Grecia non ci sono quasi limitazioni, e nessun vincolo religioso.
Al di là delle panzane di un parlamentare che sostiene di aver dato un contributo per affrontare il problema del voto dei greci all’estero, posso assicurarti che ad Atene si parla di questo problema ma nei termini di non voler assolutamente risolverlo “all’italiana”. E non mi pare che i altri Paesi che riconoscono il diritto di voto all’estero abbiamo adottato la nostra ricetta. Comunque sia, abbiamo i “nostri” rappresentanti. Francamente non ho ancora capito perché non si occupano esclusivamente del loro collegio elettorale, anziché sparare quotidianamente comunicati sulla loro poliedrica attività parlamentare. Magari fanno un comunicato su un problema di politica interna e poi si firmano con la specificazione di “eletto nella circoscrizione Europa”.
Ecco, tu che stai al “centro” dovresti continuare a sensibilizzare gli italiani all’estero. Dare loro la sveglia, spiegare loro che il controllo sul voto espresso deve essere costante, devi indurli a controllare più da vicino i loro rappresentanti. Io, nel mio modesto ruolo, ci provo e ti posso assicurare che attirare l’attenzione su ciò che fanno, o non fanno, serve a plasmare il senso di consapevolezza e aiuta a non sentirsi “abbandonati”.

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