Intervista all’on. Daniele Farina Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Veltroni ha stravinto le primarie.

Come tutti hanno commentato è stato un risultato atteso per colui che è indicato a dirigere questa fase del Partito Democratico nell’immediato futuro. La proporzione forse è superiore alle aspettative. Mi aspettavo, ad esempio, percentuali migliori da parte degli altri candidati, un risultato un po’ più robusto.

Questo significa in termini politici che questo governo deve lasciare il campo a Veltroni il quale sembra già accampare delle pretese e dare direttive?

Qui io credo che si intersechino diverse questioni. Tra l’altro i messaggi sembrano abbastanza contraddittori nel senso che, a fianco di un auspicio di lavoro comune e di legislatura prolungata, marginalmente ma non troppo si sviluppano anche ragionamenti sulla opportunità di un voto anticipato. Esiste un tentativo che il risultato di queste primarie si anche in un passaggio di tipo politico-elettorale. Quindi vi sono messaggi contraddittori. Quelli ufficiali e quelli ufficiosi. Ciò che è certo è che si è costituita una fusione, a freddo o a caldo non ha importanza, una nuova forza politica che si rifletterà sicuramente anche sugli equilibri del governo. Lo farà dal punto di vista, io immagino, degli equilibri interni maggiormente. Lo deve fare attivamente nei confronti di altre forze di coalizione. Perchè, allo stato attuale, vista questa fusione e non sono il primo a sostenerlo, questo governo si presenta quasi come un monocolore.

Ma com’è che, a fronte di queste auspicate alleanze, in pratica corrispondono svariate frammentazioni sia a destra, Storace, Casini, che a sinistra Mastella, Dini, Bordon ecc?

Io metterei l’accento sugli aspetti di unificazione. Sia quella non conclusa compiutamente ma a buon punto del Partito Democratico, sia quella relativa alle forze che stanno a sinistra del partito democratico e che stanno cercando anche loro una accelerazione. Chiaramente, rispetto alle forze del partito Democratico, non si fa qualcosa contro qualcuno ma si fa qualcosa per. Diciamo che lo spazio politico alla sinistra del Partito Democratico, secondo me, su un piano di contenuti, di programma e di strati sociali cui si rivolge, è molto più ampio di quello che appare.

Vi conviene mandare a casa questo governo a fronte di una vittoria della Cdl solo per una questione di propaganda elettorale nei confronti dei vostri elettori?

La domanda è scontata. Io credo che oggi nello schieramento dell’Unione non convenga quasi a nessuno un anticipo elettorale. Dico quasi perché qualche tentazione appare nel quadro politico che è emerso dalle passate elezioni. Ci sono alcune componenti visto anche i sondaggi, componenti minoritarie ad esempio l’Italia dei valori, lo dici senza nessun tipo di remora, che hanno un interesse in più. Gli altri invece, hanno l’interesse che questa legislatura prosegua, si dispieghi l’effetto di cambiamento che ancora è molto limitato. Devo dire dal mio punto di vista, che questo non significa pregiudicare una possibilità di lavoro futuro anche se attraverso una tornata elettorale che si presenta eufemisticamente piena di incertezze.

Il pericolo, da quale parte proviene?

Io vedo che soprattutto là dove il voto conta maggiormente, cioè al Senato, ci sono una serie di posizionamenti, direi, se non fossi ingeneroso nei confronti del ruolo della funzione del parlamentare, di tipo sindacale. Il pericolo viene da destra dell’Unione, dal centro dello schieramento con grande evidenza. Dalla moltiplicazione di forze politiche che non hanno, secondo me, una prospettiva di carattere strategico ma che puntano a far pesare, nell’attuale equilibrio parlamentare, l’importanza che hanno oggi anche due o tre voti. Ciò consente di fare uno schieramento politico e negoziare vantaggi sia in generale, sia sui singoli provvedimenti legislativi, sia su una eventuale prospettiva di rimpasto di governo. Io credo che, in questi mesi, stando a quanto accaduto, i guai, non verranno da sinistra. Non sono mai venuti da sinistra nonostante ce ne fossero tutti i motivi perché la parte del programma dell’Unione che maggiormente è disattesa è quella parte di impegni con i cittadini che stanno maggiormente a cuore ai partiti della sinistra che sostengono questa maggioranza. Mi sembra invece che, soprattutto negli ultimi mesi, lo marcamento costante, da Dini a Manzione, a Fisichella ecc, sia tutto da quella parte lì.

Il responso dei lavoratori sul protocollo del welfare, è inequivocabile. Allora?

Si, è inequivocabile però attenzione. Non dobbiamo sottovalutare questo aspetto molto delicato, lo premetto, relativamente alle pensioni. Io ad esempio, arrivo dalla Lombardia ed in Lombardia abbiamo avuto province dove nel voto complessivo, il no ha sfiorato il 41%. Come in provincia di Brescia, ed il 36% in provincia di Lodi. Se noi mettiamo assieme il fatto che il 98% dei pensionati lombardi abbia votato ovviamente per il sì, vediamo che nel lavorativo, una intera provincia della Lombardia che è un po’ il modello di alcuni elementi che riguardano il lavoro, la produzione in generale, il no è maggioritario. Questo ci dice che esiste un malessere fondato in alcune categorie particolari di lavoratori anche se il discorso va fatto con molta delicatezza perché l’unità tra il lavoro di ieri e quello di oggi è uno dei beni primari della nostra democrazia e non va, come dire, utilizzato strumentalmente. Però, che nel lavoro attivo vi siano state fortissime resistenze questo lo testimoniano i dati. Quindi, è inequivocabile sino ad un certo punto.

Non crede che questo sia un governo che abbia caricato i cittadini di troppe tasse?

Le tasse, bisogna vedere come uno le considera. Io credo che più che la pressione fiscale presa come cifra bruta, il problema sia la distanza tra le tasse che i cittadini pagano ed i servizi che ricevono. Questo è un problema che sta nelle efficienze ed inefficienze del sistema . La tassazione in sé ci racconta poco se non è in proporzione alla destinazione, l’uso, la funzione delle tasse. Io credo che quello che i cittadini oggi percepiscono sia in realtà questa formidabile distanza.

Questo governo dura 5 anni?

Ci vorrebbe una sfera di cristallo. Qui ormai si viaggia giorno per giorno con una previsione che pone il termine di legislatura a questa primavera che viene, poi a quella prossima, poi quella ancora dopo, poi il 2011. Insomma, Veltroni ha legato con Prodi sino al 2011. Mi auguro che sia così non vorrei che il Partito Democratico iniziasse male con il dire subito le bugie.

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