Legislatura 15º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 231 del 17/10/2007

RESOCONTO STENOGRAFICO

Discussione del disegno di legge:

(1829) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marconi. Ne ha facoltà.
MARCONI (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, non voglio approfittare di questa discussione sul decreto-legge, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinario avvio dell'anno scolastico, per parlare di tutte le problematiche dell'universo scuola. La tentazione, in verità, è grande, perché non ci vengono offerte molte occasioni per parlare di scuola, soprattutto non ci vengono offerte occasioni per trovare o comunque proporre soluzioni secondo la nostra esperienza e il nostro orientamento politico. Non voglio rincorrere il Governo e il Ministro della pubblica istruzione sul loro terreno, quello delle cose che fanno, degli scoop, delle molte che potrebbero fare e che non realizzano e di quelle grazie alle quali si disfà quanto precedentemente costruito. Quest'ultima categoria risulta essere al momento la più consistente e ricca di interventi.
Proprio per queste ragioni, però, prendo semplicemente atto, e con favore, della disponibilità del ministro Fioroni ad avviare una discussione generale sullo stato della scuola nella Commissione competente. Mi auguro che questa condivisione a tutto campo serva a produrre una seria e pacata riflessione e porti a qualche conclusione concreta.
Vedremo dal tono del dibattito quale sarà la reale intenzione del Governo a non lasciare il Parlamento fuori da ogni scelta, come ha fatto finora. Vedremo se riusciremo, con la politica dei partiti e del Parlamento, ad uscire da una visione della scuola che sembra irrimediabilmente consegnata alle lobby, sindacati e burocrazia in testa. Vedremo se il ministro Fioroni vorrà essere un po' più il Ministro della Repubblica e quindi di tutti i cittadini, studenti e famiglie in modo particolare, quelle famiglie e quegli studenti che tutto il Parlamento rappresenta, o sarà di più il Ministro dei dirigenti, dei direttori generali, delle federazioni sindacali.
Va ristabilito un primato in questo servizio, va rovesciata una visione. Se vi orienterete in questa nuova direzione, troverete nell'UDC un soggetto dialogante; se invece rimarrete nella vecchia ottica, senatrice Soliani, l'UDC sarà un durissimo oppositore.
Non vogliamo avere pregiudizi, anche se quello che abbiamo visto finora, a cominciare dalla riforma dagli esami di maturità, non ci è piaciuto per nulla. Comunque, ci teniamo a fare un'opposizione seria.
Un giornale molto vicino al centro-destra, ma anche molto libero nella sua linea editoriale, ha recentemente attaccato l'opposizione e il suo leader perché, dice il giornale, sarebbero solo capaci di denunciare, senza avanzare serie proposte alternative.

Presidenza del vice presidente ANGIUS (ore 11,18)

(Segue MARCONI). Sono pienamente d'accordo con questo libero quotidiano, anche se l'UDC respinge la critica, poiché non è il nostro caso. In questo, come in altri settori, ci siamo sempre assunti la piena responsabilità, appunto facendo proposte.
Per questa circostanza, per questo decreto, diciamo responsabilmente che l'avvio dell'anno scolastico non può essere ordinatamente disposto con un decreto-legge, che deve essere approvato senza il tempo di un'adeguata discussione e senza l'opportunità di possibili e necessarie variazioni. Non si può governare la scuola con i decreti-legge blindati.
Chiediamo pertanto al Ministro, ma anche alla maggioranza che lo sostiene, che, una volta approvato questo decreto, ci si possa tornare sopra con libertà e ampia possibilità di giudizio.
Le nostre preoccupazioni, infatti, partono da situazioni molto concrete: l'autorevolezza dei docenti, tanto per cominciare, che è fortemente minata e in alcuni casi gravemente pregiudicata, l'incertezza delle modalità di reclutamento e assunzione degli insegnanti, la scarsa reale autonomia didattica, limitata da infinite direttive, una cultura del disimpegno e della contestazione. Sono tutti frutti di una cultura di sinistra figlia del Sessantotto, che hanno prodotto gli attuali risultati.
Altro che scuola come missione, altro che la figura dell'insegnante povero ma felice e onorato di svolgere un ruolo così importante per i suoi ragazzi! Lo snodo è tutto lì, cari senatori della maggioranza, dovete dimostrare di rinunciare in modo definitivo a quella cultura che ha sfasciato non solo la scuola, ma anche altri settori della pubblica amministrazione.
Dovete fare una seria autocritica, dovete arretrare, facendo arretrare burocrazia e sindacato nelle scelte della scuola, cominciando a guardare veramente gli interessi dei ragazzi, ad esempio con il rendere la famiglia soggetto principe nei processi organizzativi e decisionali.
Rovesciare una visione significa appunto passare dalla visione dello studente operaio, figlia del Sessantotto, che produce cultura per la grande azienda di Stato, a quella dello studente figlio, che si forma per la vita secondo una morale, che acquisisce la necessaria professionalità per essere autonomo e capace di fare e di dare in modo creativo nel mondo del lavoro.
Oggi, invece, la famiglia è l'appendice ultima alla quale viene solo concesso l'onere di pagare le scelte fatte da altri. E in questo pagare non mi riferisco solo a situazioni di tipo morale o educativo, ma anche a situazioni molto concrete di rilevanza economica. Infatti, la presunta gratuità della scuola dell'obbligo fino ai 16 anni si è in realtà trasformata in oneri pesanti per le famiglie, in vere e proprie tasse aggiuntive, che devono essere pagate sia per attività curricolari sia per attività extracurricolari.
Riguardo a quest'ultimo aspetto, ho più volte denunciato in Commissione l'assoluta mancanza di controllo e di direttive verso i dirigenti scolastici, ma non ho mai ricevuto risposte. Debbo credere che il Governo, non solo non si interessi alla cosa ma, conoscendola bene, lascia che nelle scuole vengano spesi centinaia di milioni di euro, raccolti presso le famiglie, per attività scolastiche sportive, per ameni corsi di yoga, di lingua straniera, di musica, per gite, soggiorni, settimane bianche, acquisto di materiali di ogni genere, assicurazioni, perfino imposte non dovute per l'iscrizione al primo o al secondo anno delle superiori. Il tutto avviene senza contratti, senza procedure di gara per la scelta del contraente, senza il pagamento delle relative imposte, in barba alla tanto decantata lotta all'evasione. Voglio vedere se qualcosa cambierà in merito.
Certamente, questo decreto legge è stata un'occasione mancata, perché avrebbe potuto fissare alcuni semplici principi in merito, così da orientare in modo più legale il comportamento degli istituti scolastici. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1829

MARCONI (UDC). Presidente, intervengo solo per segnalare all'Aula che l'emendamento 1.109 è stato trasformato in ordine del giorno ed è stato accolto dalla relatrice. Nel riaffermare la validità organizzativa del tempo pieno, il collega Buttiglione ed io volevamo fosse affermata anche la sua validità didattica per non diventare un semplice tempo prolungato. La nostra preoccupazione era volta ad assicurare agli alunni l'acquisizione di un metodo di studi individuale, cosa che normalmente rischia di mancare in quanto, svolgendo essi attività pomeridiana a scuola, non sono usi all'attività scolastica in casa, rischiando quindi di non avere impostato questo tipo di metodologia nel momento in cui raggiungono le scuole medie e superiori.

Legislatura 15º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 216 del 19/09/2007
RESOCONTO STENOGRAFICO

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(1214-B) Delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 18,48)
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marconi. Ne ha facoltà.
MARCONI (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, credo che l'UDC abbia svolto un ruolo importante e significativo nel processo che sta portando all'approvazione del disegno di legge delega al Governo in materia di riordino degli enti di ricerca.
Il nostro impegno positivo, mio e del collega Buttiglione, ci ha visto concorrere, già in sede di Commissione, alla stesura di un testo condiviso, che riformasse in modo sostanziale il testo originale proposto dal Governo. Quindi, al primo esame della legge in Aula, abbiamo voluto esprimere un convinto voto positivo. L'astensione dell'UDC alla Camera dei deputati è stata una significativa conferma di questa linea.
Le modifiche apportate in quella sede non sono state così innovative da comportare, a nostro giudizio, ulteriori correzioni, fatta eccezione, però, per quanto previsto dall'articolo 1, comma 1, alle lettere c) ed f). In particolare, alla lettera c) si indica, fra i princìpi e criteri direttivi, la «formulazione e la deliberazione degli statuti, in sede di prima attuazione, da parte dei consigli scientifici di ciascun ente» (un'istituzione, questa, che non era presente nel testo approvato dal Senato) «integrati da cinque esperti di alto profilo scientifico, nominati, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dal Ministro dell'università e della ricerca. Agli esperti non è riconosciuto alcun compenso o indennità». Viene quindi introdotta questa realtà che prima non c'era.
Ma anche alla lettera f) si parla di prevedere nuove procedure di individuazione dei componenti di nomina governativa dei consigli di amministrazione e degli stessi presidenti; si aggiunge ai criteri già previsti che le scelte siano effettuate «in rose di candidati proposte da appositi comitati di selezione nominati di volta in volta dal Governo» (questa era una parte già presente nel testo approvato dal Senato) e che dev'essere assicurata «un'adeguata rappresentanza di esponenti della comunità scientifica nazionale e internazionale e, in particolare, di quanti sono stati eletti dai ricercatori in organismi degli enti, ove esistenti».
Ci sembra che questi due passaggi, introdotti nell'esame in Aula presso la Camera dei deputati, abbiano spostato in maniera eccessiva il controllo e la gestione degli enti verso la componente dei ricercatori. Il testo che avevamo approvato in Senato ci aveva visto pienamente convinti perché molto più equilibrato, in quanto lasciava sostanzialmente al Governo una possibilità di scelta maggiore rispetto a quanto oggi stabilito.
È stato invece alto, nel suo complesso, il contributo che il Parlamento ha voluto dare e significative le scelte operate in quest' Aula. Si è inciso nel profondo, in modo tale che la legge mantiene il titolo di delega al Governo (ed è sicuramente tale sul piano formale), ma contiene chiare indicazioni sul da farsi, così da avere una legge sostanzialmente autonoma e completa.
Avevamo anche chiesto che la legge venisse riformulata e che non fosse una legge delega al Governo, ma su questo punto l'accordo non è stato trovato: non abbiamo comunque ritenuto che questo fosse un fatto dirimente e ostativo perché continuasse un percorso condiviso.
La legge realizza quindi l'autonomia degli enti di ricerca secondo il dettato costituzionale. Riteniamo che possa funzionare bene, assicurando un'autonomia gestionale vera e non solo nominale. Tutto questo è stato possibile perché il Parlamento ha giocato fino in fondo il suo ruolo d'accordo con il Governo. È possibile fare buone leggi, condivise da molti Gruppi parlamentari, quando la maggioranza dimostra nei fatti una chiara volontà in merito.
L'UDC è e resta un partito di opposizione che a volte si esprime in modo molto forte e sempre in modo chiaro, ma è anche il partito dei moderati che guarda sempre l'interesse del Paese sopra al proprio interesse di parte. È grazie a questa nostra azione parlamentare seria e responsabile di opposizione non pregiudiziale, che realizziamo quando vediamo disponibilità al dialogo, e a questa linea e atteggiamento di fondo che abbiamo potuto produrre un testo equilibrato e rispettoso delle prerogative legislative del Parlamento. Questo risultato è stato ottenuto su un testo che inizialmente non dava tali garanzie, lasciando al Governo una potestà normativa smisurata rispetto alle giuste prerogative e ai limiti stabiliti dalla Costituzione.
Nell'ottica di questa maggiore garanzia a favore del Parlamento, rientra la previsione in base alla quale i nuovi statuti degli enti di ricerca saranno approvati sentite le Commissioni parlamentari competenti.
Altra importante sottolineatura riguarda il terzo comma che stabilisce il parere obbligatorio delle Commissioni parlamentari competenti sui decreti governativi di attuazione della legge delega. Vera autonomia gestionale di ricerca, controllo sugli statuti da parte del Parlamento, controllo sulla nomina dei presidenti e dei componenti di nomina governativa, controllo sui decreti di attuazione: elementi positivi per i quali l'UDC rivendica senza arroganza, ma credo con pieno diritto, il proprio e determinante contributo per la formulazione e l'approvazione di questa legge. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

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