Lo avevano detto, nelle fila dell’opposizione, che questo sarebbe stato un autunno caldo per la politica italiana. E infatti, autunno caldo è stato. Anzi, più che caldo, bollente. E affollato. A partire dal Vaffa day di Beppe Grillo, a inizio settembre, passando per la marcia di Alleanza Nazionale, per arrivare al 20 ottobre, al cosiddetto “sinistra day”, corredato di contromanifestazione dei riformisti in sostegno della Legge Biagi.
Una stagione di cortei, manifestazioni, gente in piazza con le bandiere di destra e sinistra. Una partecipazione di massa dai numeri incredibili, come testimoniato anche dall’affluenza alle urne del referendum indetto dai sindacati su welfare e pensioni, e coronato dal grande avvenimento delle primarie del Partito Democratico. Alla luce di quanto è successo in meno di due mesi, anche il dibattito sull’antipolitica prende una piega diversa. Fra quelle centinaia di migliaia di persone che hanno sottoscritto le proposte di Grillo per la “moralizzazione della politica”, ce n’erano sicuramente molte che hanno votato per il segretario del nuovo partito unico di centrosinistra, e che hanno sfilato o manifestato a vario titolo. Come ha fatto notare Ilvo Diamanti in un editoriale di qualche giorno fa su La Repubblica, “antipolitica” non può essere solo un insulto lanciato con rabbia contro i Palazzi della politica. “Antipolitica” è l’altra faccia della medaglia del bisogno di partecipazione politica. Bisogno insoddisfatto, disilluso, inappagato. Certo, è bello che così tanta gente partecipi a consultazioni democratiche come quelle delle primarie, quando solo alla vigilia c’era chi commentava: “se arriviamo a un milione di votanti sarà un successo”. Il giorno dopo, se ne sono contate più di tre milioni. La stessa cosa accade nel 2005, alle primarie che consacrano Romano Prodi, quando i risultati travolsero ogni previsione. Si potrebbe dire “evviva”. Ma forse le cose non stanno proprio così. Bisognerebbe ricordarsi, ad esempio, che a febbraio i partiti assicurarono a Napoletano che la legge elettorale sarebbe stata una priorità ineludibile. Nel frattempo, più di 800 mila italiani hanno votato la proposta di referendum di Segni e Guzzetta. E sempre nel frattempo, i 207 scatoloni di firme sono stati portati in Cassazione, per la prima approvazione. Poi passeranno alla Consulta, che deve sancire la costituzionalità dei quesiti. Ciò accadrà entro il 20 gennaio del 2008. E, se, sempre nel frattempo, il Parlamento Sovrano non ha legiferato in merito, fra aprile e giugno si va alle urne. Si potrebbe ricordare ancora il destino del succitato protocollo Damiano. Un iter che ha contato l’accordo Governo- parti sociali, il sì di milioni di lavoratori, poi le modifiche in consiglio dei ministri, poi di nuovo un accordo Governo – parti sociali. Ma ancora non è legge. Intanto si discute della pendenza della Torre di Pisa che pende, che pende e che non cade mai. L’uomo qualunque? Per alcuni è rimasto quello del commediografo Guglielmo Giannini, dell’immediato dopoguerra, l’omino schiacciato dalla morsa della politica. Sarà, ma gli anni passano e intanto siamo nel 2007. Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire.

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