Presentata dall’On. Razzi la proposta di legge sull’usucapione per gli italiani all’estero: la proposta, che intende modificare il codice civile sulla parte riguardante l’usucapione, è stata sottoscritta da altri cinquanta Parlamentari. Pubblichiamo la relazione che accompagna la proposta consultabile sul sito www.camera.it

Le norme del Codice Civile che regolano l’Usucapione dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari, prevedono un termine di vent’anni per l’acquisto di una proprietà in virtù del possesso continuato.

Il termine congruo per chi possiede un bene in Italia ed ha la possibilità di verificarne lo stato, appare insufficiente a garantire il diritto di proprietà nel caso di un cittadino italiano residente all’estero, in emigrazione. Vi è poi la circostanza che i cittadini emigrati all’estero spesso si pongono come obiettivo la “costruzione di una casa”, ed affidano la cura a familiari ed affini. In molti casi, e soprattutto per quei connazionali residenti in altri continenti, vi è una difficoltà oggettiva a conoscere lo stato dell’immobile ed in molti casi le notizie sono date loro in via informale e non notificate attraverso la rete consolare.

Così come vi sono difficoltà oggettive nell’ottemperare a tutti i doveri fiscali (pagamento delle tasse, disposizioni regolamentari comunali, condoni et..) per cui quasi sempre si demandano dette incombenze a familiari ed affini. La consuetudine culturale, nel mondo dell’emigrazione italiana, è stata quella di incaricare informalmente fratelli, sorelle, nipoti a provvedere a tutto quel che serve per mantenere una casa, utilizzando l’uso della stessa come forma di ricompensa.

Da qui è nata in questi ultimi tempi l'abitudine insana di utilizzare l’istituto dell’usucapione per appropriarsi indebitamente di beni immobili costruiti con il sacrificio di lunghi anni di emigrazione. La trasformazione della famiglia in famiglia nucleare e le modificazioni socio- culturali ed economiche sopraggiunte nei territori italiani di provenienza, hanno portato a casi sempre più numerosi di un utilizzo distorto dell’usucapione, e molti connazionali hanno subito delle vere e proprie “appropriazioni indebite” a causa del ricordato termine di venti anni, periodo troppo limitato per prendere decisioni di rientro in patria così da non rischiare di perdere la propria casa. Infatti sia per motivi di lavoro, per il raggiungimento della pensione o per altre incombenze, il ciclo personale dell’emigrazione copre un arco complessivo dei cosiddetti “40 anni” (dieci per risparmiare e farsi una casa in Italia, venti per costruirsi la sicurezza della pensione, altri dieci per aiutare ad avviare il futuro dei propri figli).

Spesso, allora, quando si decide di rientrare ci si accorge che attraverso lo statuto dell’usucapione la propria casa appartiene ad altri, ed allora ci si sente derubati ingiustamente, o beffati dalla inconsapevole ingenuità dettata dalla lontananza e dalla poca perizia rispetto alla legislazione italiana. Per questo si propone una modifica a trent’anni del periodo necessario di possesso continuativo per diventare proprietari di un immobile nel caso in cui il proprietario è appunto un cittadino italiano emigrato.

Si ritiene che il periodo proposto sia più giusto per poter avere maggiori garanzie di conservazione della proprietà. Inoltre, l’estensione a trent’anni può dissuadere operazioni clandestine di possesso, poiché è presumibile che in un tempo così esteso il proprietario possa meglio tutelare i suoi beni e difenderli da operazioni truffaldine perpetuate a suo danno.

On. Antonio Razzi

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