di On. Michele Frattallone

Giallo, rosso e lo sport piu’ amato dagli italiani

Sono un appassionato del giuoco del calcio e osservo con attenzione le partite teletrasmesse dalla Rai International, lo sport principe non solo per gli sportivi, ma in generale preferito da tutti gli italiani e non a caso l’Italia e’ campione del mondo per 4 volte. Nel 1936 Campioni alle Olimpiade di Berlino e per chi non lo sapesse, Campioni del Mondo nel 1934, ne1 1938, nel 1982 e nel 2006.Commissari Tecnici per la Coppa del Mondo: Pozzo (1934 e 1938) Bearzot (1982) e Lippi (2006). Poi la lunga serie di piazzamenti d’onore conquistati nell’ambito del mondo del calcio, ma anche nelle altre discipline sono state assegnate molte medaglie d’oro, d’argento e di bronzo per queste affermazioni noi italiani dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazionale e di tutti gli atleti azzurri, che con le loro gesta hanno da sempre onorato l’Italia.

Una volta i campioni erano il prodotto puro formati dalla disciplina sportiva ed era simbolo e modello comportamentale nella vita. All’esterno degli stadi era visibile una grande targa in marmo sulla facciata principale della palazzina nell’ambito della struttura sportiva ed in rilievo due semplici parole: “Mente sana corpo sano”. Un motto di origine latina, l’essenza di cio’ che rappresentava lo sport, che purtroppo le buone maniere ed i valori fondamentali pian piano che avanzava la speculazione e la naturale conseguenza del denaro, lo condiziono’ come divertimento e come spettacolo sportivo sono ventute meno anche le regole.

Infatti, il calcio giuocato sul campo non era aggressivo e se qualcuno si faceva male era da considerare un incidente di percorso, una squadra era formata da 11 atleti piu’ 2 di riserva. Con le regole aggiornate, una squadra di calcio di quest’epoca oltre gli 11 titolari altri 10 e forse piu’, riserve, soprattutto per i Club interessati a partecipare ai campionati a livello europeo. Credo che ogni eccellente calciatore italiano sogna d’essere convocato dal commissario tecnico della nazionale italiana. Come e’ vero che a una competizione internazionale, i calciatori e gli accompagnatori dovrebbero cantare l’inno “Fratelli d’Italia” conosciuto come il canto degli italiani. Ai calciatori, che non ricordono le parole, un piccolo sacrificio per memorizzare le parole del nostro inno.

Senza nulla togliere alle esibizioni dei calciatori, certe regole dovrebbero essere modificate, perche’ generano indubbiamente un giuoco pericoloso, fermo restando, che il giuoco sia virile, ma su binari della correttezza, mi chiedo come sia possibile accettare moduli di giuoco troppi aggressivi, calciatori soggetti ad essere espulsi per giuoco pericoloso o causate da infortuni alle gambe, caviglie ed altre lesioni o peggio come calci o gomitate al viso e poi se gravi ricoverati all’ospedale. Poco o nulla vale la regola delle due ammonizioni consecutive dai cartellini gialli, a carico dei malcapitati calciatori di cui uno costretto ad abbandonare il campo, perche’ infermo ed al calciatore spregiudicato l’espulsione, sanzionato dall’arbitro con il cartellino rosso nonche’ la probabile squalifica di una o piu’ giornate per i successivi incontri.

Sono convinto, che gli aspetti tecnici e le ipotizzabili regole, dovrebbero sviluppare armoniosamente il giuoco, affinche’ si creino le condizioni di una leale competizione, evitando contrasti violenti che sono dannosi ai giuocatori e credo sia giusto garantire l’incolumita’, in quanto la vita professionale della loro categoria e’ molto breve quindi meno rischi che compromettano la loro carriera calcistica. Comunque, se le scorrettezze fossero soltanto quelle menzionate, le regole potrebbero essere migliorate, ma si sono verificati problemi piu’ gravi: l’uso delle droghe, calcio scommesse e che dire dello scandalo dell’anno scorso che hanno umiliato la moralita’ dello sport, mi riferisco quello puro e che in buona fede ed in molti erano convinti che la disciplina calcistatica non fosse cosi’ fragile e contaminata dalle mille tentazioni, ovviamente ci illudavamo che il calcio potesse rappresentare un saldo punto di riferimento per i giovani che si avviano alla gioia della vita destinata ad ognuno di noi.

Il giuoco del calcio innegabilmente uno sport utile e salutare per i giovani atleti ed un evento spettacolare che appassiona gli spettatori, e’ auspicabile frequentare lo stadio non solo per gli sportivi, ma creare le condizioni con nuove iniziative, affinche’ ci vadano molte piu’ famiglie e figli inclusi, come se fosse una giornata di festa e di divertimento meritevole di maggiore attenzioni, allo stesso tempo assicurando tranquillita’ e maggiore sicurezza agli spettatori, che si recano allo stadio. La condizione ideale, quella di promuovere una mentalita’ per una autodisciplina sostenuta dagli spettatori all’interno della struttura sportiva.

Ma ci sono altre considerazioni che turbano il mondo del calcio e molto piu’ pesanti conseguenze quelle che si verificano all’esterno della struttura sportiva, dovuti ai comportamenti irresponsabili delle tifoserie piu’ accese e violente che generano scontri provocando danni materiali ed alle persone, i presidenti delle squadre ospitanti, i primi ad essere penalizzati con severe squalifiche costretti in alcuni casi, a dovere giuocare a porte chiuse. Queste circostanze producono danni di un’entita’ difficilmente colmabili e le malcapitate societa’ sportive rischiano seriamente il fallimento. Se ci sono queste conclusioni estreme, vuol dire che qualcosa non va, l’acquisto di un buon giocatore all’estero e’ tollerabile, ma il proliferare acquisti di atleti all’estero, non sempre azzeccati, sono svantaggiosi e come se si affermasse che in Italia non ci fossero calciatori di eccellenza dotati di talento, ed e’ chiara la percezione che simili operazioni sono uscite dai limiti di un buon ragionamento economico.

Le tifoserie sono necessarie, di fatto questi gruppi hanno la vera funzione di vivacizzare il tono della sportivita’, ma e’ altrettanto vero che hanno la vocazione di condizionare scelte di mercato relativi agli acquisti di giuocatori a costi elevatissimi ed in questi casi specifici, la societa’ sportiva ha il dovere d’im- porre decisioni ed i suoi limiti. Ho la percezione che i responsabili delle societa’ sportive non sufficiente- mente tutelati o protette, soprattutto a coloro che dedicano tempo, denaro ed entusiasmo e poi la squadra posizionata in vetta la classifica e per un errore provocato dal giocatore, l’errore di un’arbitro, da alcuni tifosi irresponsabili o da un gruppo dirigente non corretto moralmente comprometta l’esito della squadra lanciata alla conquista del titolo di campione della sua categoria e col rischio della retrocessione ad una categoria inferiore. Suppongo che siano molto piu’ utili norme e regole atte a prevenire che a provvedere.
Boston, 29 ottobre 2007

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