di Manuela Fragale

Le prospettive di sviluppo per la Calabria dovrebbero essere rintracciate nella volontà di recuperare le tradizioni, tramite l’individuazione e la realizzazione di percorsi turistici storico-culturali a valorizzare vecchie realtà produttive quali gli antichi conci di liquirizia. Dagli interventi di archeologia industriale volti al ripristino delle strutture alla creazione di un Museo della Liquirizia capace di custodire vecchi strumenti di lavoro, attrezzature, immagini d’epoca e tutti i documenti degli archivi privati (Compagna e Saluzzo) a tutt’oggi conservati presso l’Archivio del Comune. Un tentativo di preservare il passato da quel rischio di oblio, già avvertito, purtroppo, sia dalle istituzioni sia dalla popolazione. Occorre volgere lo sguardo al passato, fino al 1700, per scoprire i documenti del Settecento e cogliere appieno l’importanza che l’oro nero calabrese ha rivestito nella zona di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza. L’epoca dorata dei baroni Compagna segna lo sviluppo dell’economia coriglianese fondata sulla trasformazione della liquirizia in nove conci. La gestione dei Compagna assicura lavoro ad oltre duecento operai, coriglianesi non; inoltre, apportando le adeguate innovazioni tecnologiche, ottiene una rilevante riduzione dei costi di produzione che consente di incrementare la competitività della propria liquirizia sui mercati internazionali. È in quel periodo che i prodotti, in differenti pezzature, vengono inviati a Napoli per poi essere trasportati fino alle principali città portuali dei mercati di riferimento localizzati in Gran Bretagna (i principali acquirenti erano le tre case inglesi Holme, Maingway & Robin, Dennis di Luggo), Stati Uniti d’America, Mar Nero, Australia. La liquirizia coriglianese conquista gli intenditori, proponendo la commercializzazione delle migliori qualità sotto dodici marche: Antonelli, Barone Compagna, Cassano, Cedonia, Cesarello, Duca di Corigliano, Fratelli Massoni, Patarello, Schiavonea, Tavolette Italy dette Sistema Spada, Venetta, Zanetta. La notorietà della liquirizia locale non risulta sminuita dallo scorrere del tempo. Ne è la prova la creazione, nella primavera di venti anni fa, di un Centro sperimentale dedicato agli studi sulla liquirizia ubicato nella Masseria Capo di Crati e messo a disposizione dell’Istituto di Agronomia dell’Università di Bari per lo svolgimento di ricerche finanziate dal Ministero dell’Agricoltura e Foreste. E oggi? La liquirizia calabrese più celebre non è prodotta nell’antico feudo ma nella vicina città di Rossano e non porta il marchio Compagna: Corigliano ha deciso di dimenticare, perdendo tutte le opportunità di fare tesoro delle antiche ricchezze.

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