Comunico che giovedì 8 novembre 2007, alle ore 20.45, presso il Teatro Accademico della città di Castelfranco Veneto, si svolgerà la presentazione del libro di don Olivo BOLZON intitolato

DIARIO
Un prete della diocesi di Treviso
racconta la propria esperienza lavorativa
come spazzino nella città di Colonia nel 1964

Pubblicato da Ogm editore (volume n. 2 della Collana “Questioni di identità”, pp. 80, euro 8.00, isbn 978-88-95500-01-0)

intervengono:

Maria Gomierato, sindaco di Castelfranco Veneto

Giacinto Cecchetto, direttore della Biblioteca comunale di Castelfranco V.to

Carlo Silvano, direttore della collana “Questioni di identità” – Ogm editore

Sarà presente l'Autore

per informazioni
tel. 0423 735673
fax 0423 735689

Qui di seguito si trasmette anche una Nota sul libro a firma di don Silvio Favrin

Cordialità
Giuseppe Mazza
Edizioni Ogm

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Per una Chiesa povera di potere e di ricchezza
di don Silvio Favrin

Il “Diario. Un prete della diocesi di Treviso racconta la propria esperienza lavorativa come spazzino nella città di Colonia” di don Olivo Bolzon offre, a mio avviso, tre risposte per non separare la fede dalla vita, la Chiesa dal mondo, il prete dal laico. E' un racconto di un'esperienza in “terra straniera”: un breve e intenso periodo di “deserto”. “Condotto dallo Spirito” sulle strade di Colonia don Olivo ha dovuto interrogarsi per dare risposte a una triplice “tentazione”: come saper vivere da “vero discepolo di Gesù Cristo” nella tragica realtà dell'emigrazione condividendo la condizione degli spazzini italiani, tra gente emarginata, sradicata dalla propria terra, lontana dalla famiglia, costretta a un lavoro “sporco”, in un ambiente ostile diverso dalla propria lingua e cultura dove spesso si perde la libertà e la dignità.
Noi italiani abbiamo vissuto nei nostri paesi la sofferenza di dover lasciare la casa e partire senza sicurezze per guadagnare un boccone di pane e per arricchire l'Italia. Il nostro attuale benessere è anche frutto di quei sacrifici. Dopo le grandi migrazioni verso l'Australia e le Americhe, il flusso di uomini e donne si è spostato negli anni '50 e '60 in Europa: nelle miniere di carbone (come in Belgio a Marcinelle) o a dissodare terreni incolti in Francia o, ancora, ad occupare lavori rifiutati dagli abitanti indigeni.
Ed è stato “un segno dei tempi” vissuto dai poveri l'inizio dell'Unione europea, sognata da grandi politici, ma costruita col sudore, il coraggio e i sacrifici di tanti operai e contadini stranieri. Adesso, proprio noi, stirpe di emigranti, non sappiamo ricordare, per accogliere in spirito di fraternità, la presenza di immigrati spinti dalle stesse motivazione dei nostri e li giudichiamo “brutti, sporchi, cattivi”: una invasione barbarica che distrugge i valori occidentali.
Come il cristiano e il prete devono essere mediatori evangelici per un incontro tra persone, nel rispetto della diversità e dei diritti e doveri di tutti? Un altro interrogativo interessa don Olivo e a noi. Quale deve essere la presenza della Chiesa nel mondo di oggi? L'Incarnazione è il dono di Dio che si fa uomo tra gli uomini per la salvezza dell'umanità. La Chiesa deve continuare il mistero dell'Incarnazione seguendo Gesù umile e povero: per evangelizzare deve “incarnarsi” dove è e vive la gente. Una Chiesa povera di potere e di ricchezza, testimone dell'amore di Cristo che si fa povero per arricchirci. Tra il proletariato, il mondo operaio e la Chiesa esiste un gravissimo distacco ed è necessaria una presenza che sappia condividere le gioie e le speranze, le gioie e le sofferenze e lottare insieme per la sofferenza e la pace.
Un'altra “tentazione” infine interroga la persona: tu cosa pensi, tu come vivi, tu quale testimonianza dai? La risposta deve essere personale.
Per molti anni nella Chiesa, tanti sacerdoti hanno scelto di essere “preti operai”. Perché un prete rinuncia a un ambiente di preghiera e sacrifica il nobile compito di salvare le anime per stare tra intercalari volgari e bestemmie, per scegliere l'anonimato di una fatica dura, ripetitiva, triste? Assieme a gente analfabeta don Olivo deve nascondere la sua identità di prete e di intellettuale per non dover sopportare una… “umiliazione a rovescio” (pp. 16-17). E' la volontà di vivere “come loro” per un autentico dialogo con il mondo del lavoro; è il desiderio di camminare insieme, essere compagni di viaggio per una vera evangelizzazione e promozione umana, per una maggiore giustizia e solidarietà e per verificare che è possibile credere, pregare e seguire Cristo nel suo Vangelo anche in situazioni “di confine” tra dubbi, sofferenze e povertà. E scoprire che “i lontani” sono anch'essi amati da Dio e capaci di bontà, generosità e amore. (don Silvio Favrin)

OLIVO BOLZON, “Diario. Un prete della diocesi di Treviso racconta la propria esperienza lavorativa come spazzino nella città di Colonia”, Ogm editore 2007, pp. 80 euro 8,00, isbn 978-8895500-01-0. Collana “Questioni di identità”, diretta da Carlo Silvano.

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