Cari amici del “Punto”…

Caro Cavaliere,

mi permetta: lei è un genio.
Lo dico sul serio e credendoci, non per sfottò. Otto giorni fa lei era nei guai: aveva promesso che Prodi sarebbe stato sconfitto sulla legge finanziaria ed invece quei senatori che le avevano garantito l’appoggio l’hanno presa in giro; aveva costretto la CDL ad una posizione “soft” per non dare la scusa a Prodi per chiedere la fiducia ma la sinistra non si era spaccata, Fini era sulla cresta dell’onda convincendo più di lei sul tema della sicurezza. Ma ecco il colpo di genio di Piazza San Babila: “Cucù, Forza Italia non c’è più, si cambia la scena, chi vuole stare con me bene, altrimenti si arrangi.” Lei ha un grande merito: “fiuta” la gente, vende il prodotto, raccoglie gli applausi, incassa i voti. Sul breve termine è geniale, imbattibile, unico. Sul medio termine non è la stessa cosa perché bisogna riempire di contenuti gli slogan, bisogna concretizzare le mosse contro “gli illiberali”, bisogna pur spiegare cosa in concreto si voglia realizzare. Così come non è sempre corretto prendersela con gli alleati “che fanno perder tempo”. Diciamocelo tra di noi: quanto tempo si è perso la scorsa legislatura per dibattere le leggi sul conflitto di interesse, la ex Cirielli, i problemi con la Magistratura, certe modifiche del Codice? Forse il governo sarebbe andato più spedito se lei non fosse quello che è ovvero l’uomo più ricco d’Italia e con mille interessi in ogni campo. Ma la genialità sta appunto nel cambiare improvvisamente scenario: la gente dimentica i problemi di prima e lei è simpatico, immediato, trascinatore, convincente. Fini all’opposto qualche volta è un po’ troppo “freddo”: riesce bene nei dibattiti e con la battuta, ma ha bisogno del tempo per esporre i suoi ragionamenti (giusti) e qualche volta dimentica che (purtroppo o per fortuna) c’è anche sul lato destro una gran massa di Grillo-boy’s potenziali che vogliono qualcosa da urlare più che da ragionare. E’ il rombo della curva sud che allo stadio vuole sempre ammazzare l’arbitro (se poi si chiama Prodi è meglio) che è comunque sempre “un venduto”. Quindi, Cavaliere, complimenti vivissimi… ma adesso cerchiamo di ragionare: che si fa? Lei crede veramente che Veltroni e compagnia vogliano andare al voto con il rischio di lasciarci la pelle? Crede veramente che si accontenterebbero di una riforma elettorale da utilizzare subito “usa e getta”? Cavaliere, questi sono imbullonati alla poltrona che manco si immagina: hanno pianificato e lottizzato tutto, il loro imperativo è “restare”. Protestano, si azzuffano, minacciano sfracelli ma un minuto prima della fine tornano sempre compagni come prima e ci fanno fessi.
15 anni fa io ero nel MSI-DN e ci stavo bene: facevamo opposizione senza sconti ma anche con poche responsabilità, eravamo liberi da condizionamenti e felici nel poter fare cagnara, poi lei ci ha “sdoganati” e adesso siamo diventati qualche volta fin troppo moderati, seri, responsabilmente preoccupati. Grazie per quanto fatto, ma torna il problema di prima: “Adesso che facciamo”? Perché è difficile dire che la Destra del 2007 sia ancora “fascista” e quindi automaticamente fuori dal gioco (anche perché i più “fascisti” da tre mesi sono i suoi più fedeli alleati) e pensare di arrivare al 51% emarginandoci è difficile non tanto nei numeri quanto per il fatto che in questi anni la Casa delle Libertà è cresciuta ed è viva nei fatti. Per carità: magari si litiga per posti ed assessori, ma si è comunque molto più coesi di prima perché si ragiona con gli stessi parametri. Migliaia di giunte fatte insieme, le regioni, i “miei” Italiani sparsi nel mondo che in questi giorni non capiscono più nulla. La CDL c’è, Cavaliere, ed è un delitto distruggerla anche perché senza di lei non ci sarebbe stata, e rischia adesso di perdere l’anima. Una CDL dove servono tutti gli ingredienti del menu, da Casini a Bossi, mentre altri nuovi arrivi rischiano di essere incompresi ed indigesti. Insomma: forse fa bene Forza Italia a cambiare la giacca, occorre un po’ di tempo perchè cali la tensione tra i due protagonisti – lei e Fini – dettata soprattuto da situazioni contingenti e da caratteri diversi, ma poi occorre ritrovarsi, discutere, imparare da errori passati per non cascarci più. Non è solo “il teatrino della politica”, è che solo dal confronto (leale) si cresce. Troviamo pure nomi e formule nuove, ma stiamo insieme per vincere perché non si torna indietro e gli avversari stanno pur sempre “di là”, non “di qua”. Ci guardano e adesso se la ridono, quasi per uno scampato pericolo. Cavaliere, cerchiamo di non farli ridere più…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui