di Pietro Schirru

Servergnini a Sydney

Lo scorso mese il giornalista-scrittore Beppe Severgnini è stato in Australia. Sono stato fortunato ad essere presente, qui a Sydney, ad un simpatico confronto tra lo stesso Severgnini e il giornalista-scrittore australiano George Negus. Tanti i punti in comune tra i due personaggi anche se in una naturale contrapposizione: Severgnini attento osservatore del mondo anglosassone e Negus appassionatamente curioso dell’Italia e degli italiani.
L’occasione di quell’incontro costituiva anche la presentazione in Australia del libro di Severgnini “La Bella Figura, An insider’s guide to the italian mind”. Quasi una sfida tra i due giornalisti nell’interpretare da rive opposte quelle esperienze che la loro professione ha incoraggiato fino a farle divenire un modo di essere.
Adesso, tornato in Italia, Severgnini autore settimanalmente di una colonna “Italians” su un quotidiano a grande tiratura ha intitolato la sua “ultima”: “Dimentichiamo l’autunno. Ecco 20 ragioni per sognare l’Australia”.
Sarebbe troppo lungo per lo spazio che mi è concesso elencare tutti i 20 punti riportati dal giornalista. Ma qualche piccola, modesta osservazione contradditoria mi può essere consentita se non altro perché in Australia ci vivo ormai da 35 anni. Mi ha sorpreso che Severgnini non abbia sottolineato l’Australia che, giovane cronista, vide per la prima volta oltre 30 anni fa e quella che ha potuto osservare lo scorso mese. Sarebbe stato interessante rileggere la grande trasformazione che ha vissuto questa grande (in tutti i sensi) nazione. Peccato, magari sarà per un’altra volta.
Tra i 20 punti ce ne sono alcuni che vale la pena “ritoccare”. Ad esempio il numero due, Il porto di Sydney dalla camera di albergo come una cartolina che come in una pellicola fissa un’immagine senz’altro attraente. Purtroppo Sydney non è solo il porto con la sua bellissima baia. Sydney, immensa città che si stende da nord a Sud lungo quasi una novantina di chilometri e poco meno da est ad ovest, è anche una distesa enorme di sconfortanti sobborghi ignorati e sconosciuti di chi di Sydney ha visto solo la irrilevante porzione (sotto il profilo quantitativo) che va dalla City ai quartieri della parte orientale che si affacciano sull’oceano. C’è poi il punto 7 “La Capitale Canberra”.
Dice Severgnini che gli australiani la deridono ed è vero ed è difficile accettare che egli vi abbia resistito per tre giorni: un atto di masochismo? E finisco qui con il punto 9, “Gli italiani d’Australia”. Schive il giornalista: “Sono arrivati 50 anni fa, hanno stretto i denti, si sono fatti rispettare. Molti minatori da Val Seriana e Val Brembana. Pare che una comunità aborigena, nell’outback del Western Australia, parli un po’ di bergamasco”. Beh, un quadretto in cui non sai se apprezzare l’estemporaneità dell’osservazione e lamentare quanto sia riduttivo per gli italiani.
Ci sarebbe da dire molto di più e non è detto che non lo riprenda questo argomento. Comunque a Severgnini piace il vegemite e vedo positivamente lo scontro plitico Howard/Rudd in vista delle elezioni. Personalmente non sono d’accordo. Però un bel grazie a Beppe Severgnini lo mando ugualmente. E’ probabile che quello che ha scritto invogli tanti altri a farci visita.(ADL)

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