di Mario Verdone

Da Magazine (DsOnline)
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“Abstracta” è la Mostra internazionale del cinema astratto. L'edizione del 2007 si è tenuta presso la Casa del cinema di Roma, e ha raccolto pellicole provenienti da diversi Paesi.

Con l’occasione è stato ripreso il cortometraggio italiano “Tre tempi di cinema astratto” di Elio Piccon, realizzato nel 1950 e registrato nel 1951. Era ritenuto perduto ed è stato recuperato. Piccon si valse di un processo tecnico, mai usato in Italia, per ottenere le immagini che dovevano comporre un breve poema visivo. Non si vedono nel film né uomini né paesaggi, né oggetti né colori. Era un poema visuale fondato sulla fusione analogica di ritmi plastici e musicali proiettati su un unico piano: lo schermo. Io stesso avevo collaborato alla realizzazione. Di poi, fu tentata la colorazione col metodo della inibizione, ma sopravvive soltanto il film in bianco e nero.
Il cinema astratto era già apparso sugli schermi dei cinefili negli anni Venti. Basti ricordare la “Sinfonia diagonale” dello svedese Viking Eggeling o i film “Anémic cinéma” di Duchamp e Inflation di Hans Richter, i “corti” di Moholy Nagy, Len Lye, Norman McLaren. I fratelli Arnaldo Ginna e Bruno Corra realizzarono cortometraggi astratti intitolati “L’arcobaleno”, “La danza”, dipinti su pellicola. Il vero nome dei realizzatori era Arnaldo Ginanni Corradini e Bruno Ginanni Corradini. Ma fu Balla che da buon futurista li volle chiamare A. Ginna (da ginnastica) e B. Corra (da correre). Un documento su questi “corti”, andati perduti a Milano nel 1944 per un bombardamento aereo, si legge sul quaderno “Il pastore, il gregge, la zampogna” (1912) nel saggio “Musica cromatica”.
Dice Corra: «Ora questi film stanno nel mio cassetto, chiusi nelle loro scatole, etichettati, pronti per il museo del futuro». Si chiamavano “L’arcobaleno”, “La danza”, quest’ultimo affine al quadro “Musica della danza”. Possiedo io stesso un piccola quadro di Ginna, che era anche pittore: “Musica della danza”, del 1912, che si ricollega al film già realizzato. Debbo aggiungere che a mio parere l’astrattismo in pittura in Italia fu iniziato tra i primi, se non il primo, da Ginna, il quale dipinse nel 1907-08 “Nevrastenia” e “Passeggiata romantica”, quadri astratti che precedono quelli di Kandinsky (il cui primo acquarello astratto è del 1910), come il libro di Ginna “Arte dell’avvenire” (1910) precede quello di Kandisky “Della spiritualità dell’arte particolarmente nella pittura” (1912).
Una conferma che l’idea del film astratto fu principalmente italiana si ha nel manifesto della cinematografia futurista del 1916 (firmato anche da Ginna e Corra) dove un punto suggerisce film con macchie, colori, sinfonie di linee geometriche, né più né meno che la “Sinfonia diagonale” di Eggeling (che aveva studiato a Milano). Mi disse Ginna: «Pensai di dipingere direttamente sulla pellicola. Avevo capito le possibilità cinepittoriche della pellicola, ma nel 1908-09 non esisteva una macchina per fare le riprese a tempo, un fotogramma per volta. Allora pensai di dipingere direttamente sulla pellicola».(ADL)

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