La bizzarra abitudine, per certi versi comoda, di mascherare le peggiori offese alle persone con una scusa, uno stratagemma è francamente, poco onorevole. Intendendo fare qualche apprezzamento negativo su qualcuno, per invidia, interesse o cattiveria, si giustifica anche la volgarità con il dire che si tratta di un discorso politico.
Il discorso politico, insomma, fa da setaccio da un lato perché sembrerebbe inibire il passaggio di “grossolane” espressioni distillando un solo concetto, dall’altro, autorizzerebbe, seriosamente, la presa di posizione offensiva. In poche parole, l’offesa transitante a mezzo uno scopo che suol definirsi “politico”, sarebbe esente da censure. E’ quanto avvenuto al Senatore Polledri che, durante l’intervista concessaci, ha voluto negare l’offesa personale, pur provata dal resoconto stenografico, con la giustificazione “politica” del contesto. Gli attacchi politici, tale si possono definire le affermazioni del Senatore Polledri non erano riferiti solo ai cinque senatori del centrosinistra, Pallaro, Pollastri, Turano, Randazzo e Micheloni, ma anche a tutti i deputati eletti all’estro i quali non sarebbero mai presenti alla Camera perché il loro voto non sarebbe determinante come al Senato. Incalliti assenteisti dunque. Premesso che, a questo punto, si rende necessaria una inchiesta attraverso la quale verificare tutte le presenze, ma, a prima vista con i deputati dell’Unione, sembra evidente il granchio preso dal Senatore leghista. Senza aspettare l’esito della verifica, i deputati dell’Unione sfiorerebbero il 95% delle presenza in aula.
L’intervista è stata faticosa. Al cospetto del resoconto stenografico, l’esponente leghista, rampante giovanotto verde bandiera, ha mostrato fastidio ed insofferenza. Non è stato facile dal momento in cui pretendeva domande da giornalista ritenendo pretestuosa quella: “lo sa che questi senatori non hanno bisogno dello stipendio di parlamentari”?
L’incontro stava per chiudersi in un epilogo che non ha avuto precedenti nelle numerosissime interviste da noi ottenute sino ad oggi. Morale della favoletta è lo sconcerto, e lo diciamo senza rancori, provato al cospetto di una inadeguata attitudine alla diplomazia a livello parlamentare e al cinismo tutto “politico” della giustificazione politica delle affermazioni non ortodosse. Non tutti i parlamentari leghisti sono imprudenti nelle loro affermazioni. Il Vice Presidente Calderoli, per esempio, riesce ad essere più misurato nell’esprimersi.
Poi, la consapevolezza che, da questi atteggiamenti poco prudenti da parte di alcuni esponenti della Lega più intemperanti, l’unico obiettivo sia quello, nell’interesse della Padania, di cambiare per questo motivo le istituzioni. Ed il resto dell’Italia?

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